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Bonus vacanze: solo il 50% dice sì
Piace soltanto agli hotel più grandi

Bonus vacanze: solo il 50% dice sì 
Piace soltanto agli hotel più grandi
Bonus vacanze: solo il 50% dice sì Piace soltanto agli hotel più grandi
Primo Piano del 09 luglio 2020 | 08:30

L’80% del totale non pagato dal cliente viene recuperato dall’imprenditore-albergatore attraverso il credito d’imposta. Per questo i “piccoli” sono penalizzati. 380 mila famiglie lo hanno richiesto. Macchinosa, però, l’adesione. E in Sardegna il costo del trasporto, aereo o traghetto, viene assorbito dal pacchetto.

In vigore dal 1 luglio, il Bonus vacanze ha già il fiatone. È nato sotto la stella dei buoni propositi, ma sta percorrendo una strada in salita, tanto che al momento sono soltanto la metà gli alberghi che lo accettano, a fronte di quasi 400mila richieste avanzate in appena una settimana. Ci vogliono impegno e determinazione – oltre alla spinta dettata dal bisogno – per usufruirne. Tanto per cominciare è necessario installare ed effettuare l’accesso a IO, l’app dei servizi pubblici resa disponibile da PagoPA.

Bonus vacanze: solo il 4% dice sìAderiscono le strutture più grandi
A livello nazionale l’Emilia Romagna è la regione che dà la disponibilità più ampia

Entrati nell’app, a cui si approda mediante l’identità digitale Spid o la Carta d’Identità Elettronica (Cie 3.0), dal 1 luglio al 31dicembre 2020 si può richiedere il Bonus dopo aver verificato di averne diritto: conditio sine qua non, una dichiarazione sostitutiva unica in corso di validità che evidenzi un indicatore Isee inferiore ai 40mila euro. Superato anche questo passaggio si guadagna un codice univoco dotato di QR-code per accedere al Bonus. Un percorso di guerra, tenuto conto che la popolazione italiana non è composta esclusivamente da hacker e “smanettoni”.

Il Bonus ha un valore di 500 euro per le famiglie composte da almeno tre persone e di 300 per quelle da due. Scende a 150 per i single. Va speso per l’80% sotto forma di sconto per il pagamento del servizio turistico e per il 20% come detrazione di imposta nella dichiarazione dei redditi. L’80% del totale non pagato dal cliente sarà recuperato dall’imprenditore-albergatore attraverso il credito d’imposta. Per questo tra chi aderisce al Bonus ci sono in genere gli alberghi più grandi.



Questo il quadro d’insieme. Non c’è da stupirsi che a una settimana dall’entrata in vigore, la misura, stimata in 2,4 miliardi di euro, stia navigando in cattive acque. Eppure l’intenzione era lodevole: coprire parte delle spese per le vacanze da trascorrere in Italia in alberghi, villaggi, camping, agriturismi e bed & breakfast. Intermediari come Airbnb o Booking esclusi. Un incentivo al mondo dell’accoglienza e ai cittadini, tutti stremati dalla pandemia. Da sottolineare che il turismo nel nostro Paese vale il 13% del Pil e il 14% dell’occupazione.

A oggi, però, solo il 50% delle strutture lo accetta. Sul fronte opposto lo hanno richiesto 380 mila famiglie, di cui 11mila ne hanno già usufruito. Da mettere a bilancio anche il fatto che in molti hanno dovuto già utilizzare i giorni di ferie.

Nel giorno dell’esordio il Bonus vacanze ha ottenuto quasi 150 mila richieste, per un valore di circa 70 milioni di euro. Tre giorni dopo erano 225 mila le famiglie che ne avevano fatto domanda, controvalore di 100 milioni di euro, mentre in 1.500 lo avevano già speso. Rispetto al 6 luglio, quando le richieste hanno toccato il tetto di 350 mila, il numero delle domande è aumentato di circa 10%, 30 mila unità: 380.142 voucher erogati, per un controvalore di 173 milioni di euro. Dei 380 mila voucher ne sono stati spesi 11 mila, il 3%.

«Mi auguro che il miliardo di euro di risorse che non verrà speso a causa del flop non venga poi destinato ad altri comparti – ha dichiarato il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca - In questa fase poco più del 50% degli hotel accetta il voucher, alcuni lo rifiutano per le prenotazioni relative al mese di agosto. Ma non ha senso dire no allo sconto: nelle città d’arte risulta occupato oggi il 15%delle camere». Per l’Unione nazionale consumatori una struttura ricettiva su tre, campeggi compresi, non accoglie l’incentivo.

A livello nazionale l’Emilia Romagna è la regione che dà la disponibilità più ampia con 233 strutture che accettano il bonus, ma in totale gli alberghi presenti in regione sono 4.275. In Lombardia sono 88 su 2.531 gli hotel che accettano; 56 su 1.284 in Liguria; 33 su 740 in Sardegna; 56 su 1.064 in Sicilia. In tre regioni nessun albergo è disponibile: Basilicata, Calabria e Molise.

Un andamento al ribasso ben sintetizzato da Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia e Bari-Bat, che sottolinea il fatto che le strutture ricettive, per funzionare, hanno bisogno di personale, senza troppe riduzioni. «Come facciamo, paghiamo i dipendenti col Bonus vacanze? – ha dichiarato - Oppure puntiamo sulla cessione del credito alle banche con i risultati già visti per disoccupazione, prestiti alle imprese e agevolazione sui mutui? Sarà un successo se il Bonus verrà utilizzato dal 30% delle strutture. Parlo di quelle aperte. Perché qui i problemi sono altri. Ci sono difficoltà operative e quindi ripartirà chi è nelle località balneari, ma gli altri in molti casi resteranno chiusi. Dei 70 alberghi attivi su 100, in una stagione corta come questa, non si supera mediamente il 50% della capienza. Dopo l’enorme lavoro fatto negli ultimi tre lustri, purtroppo siamo tornati agli anni ‘70. Soprattutto il mercato estero ha bisogno di voli che non ci sono. Venire al sud dall’autostrada Adriatica è un percorso a ostacoli, l’Alta velocità ferroviaria è nel libro dei sogni. Spero che questa pandemia diventi un’opportunità per dare infrastrutture al Mezzogiorno».

Gli fa eco Cosimo Ranieri di Confindustria Turismo Bari Bat. «Ritengo che l’idea del Bonus vacanze sia buona nella teoria, meno nella pratica, in quanto necessiterebbe di procedure più agevoli ed efficienti, di una platea di beneficiari più ampia e di un’anticipazione inferiore all’80% da parte delle aziende, che sono già in forte difficoltà a livello finanziario. Restiamo comunque in attesa dei dati relativi almeno alle prime due settimane per confermare o smentire questa valutazione. Attualmente mi risulta che meno del 5% degli esercenti siano disponibili all’accettazione del Bonus. Molti però hanno riaperto da poco e hanno bisogno di tempo per cambiare eventualmente idea al riguardo, in particolare le strutture più economiche».

Bonus vacanze: solo il 4% dice sìAderiscono le strutture più grandi
A causa del costo del trasporto, in Sardegna il Bouns arriva a coprire il 30 del costo della vacanza

In Sardegna, altra regione benchmark per valutare l’andamento dei flussi turistici, un’altra dinamica svantaggiosa in questo contesto è rappresentata dal trasporto. Qui l’incentivo vale meno, in quanto il costo del biglietto dell’aereo o del traghetto per raggiungere l’isola viene assorbito dal Bonus. «Sulla Sardegna – ha fatto notare Paolo Manca, presidente di Federalberghi regionale – incide molto il costo del trasporto. Se per le famiglie italiane che scelgono altre destinazioni sulla penisola il Bonus riesce a coprire sino all’80% del costo dell’intera vacanza, in Sardegna arriva al massimo al 30% di risparmio».

Nel mese di giugno l’isola ha fatto segnare -95% di presenze con un terzo degli alberghi aperti. In merito alle prenotazioni per luglio ci si attesta al 20% con la metà delle strutture aperte. C’è ancora un margine del 25% rappresentato da chi deve decidere se riaprire o meno. Il restante 25% passa direttamente al 2021.

In Abruzzo gli albergatori che recupereranno lo sconto applicato sotto forma di credito d’imposta definiscono il provvedimento un vantaggio solo per il cliente, in quanto non costituisce quella iniezione di liquidità di cui avrebbero bisogno. Si preferisce quindi proporre offerte e pacchetti convenienti saltando a piè pari il Bonus. Per le piccole strutture, provate dal lockdown, dai costi per la riapertura e la messa in sicurezza, non rappresenta proprio un’opportunità.

In generale, secondo i dati emersi da un’indagine dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori che ha intervistato 370 strutture nelle principali località turistiche italiane, il 46% accetta il Bonus, il 35% lo rifiuta e il 19% sta facendo mente locale. In linea di massima il Bonus viene accettato per soggiorni dai 7 ai 14 giorni o in pacchetti con costi e periodo prestabiliti. Un blindatura dovuta al bisogno impellente di fare cassa. Anche se l’Agenzia delle Entrate stabilisce che non esistono tetti minimi di durata e importo della vacanza: ogni famiglia è sovrana, libera di decidere in base alle proprie possibilità.

«Il bonus – fa sapere Federalberghi - sta ricevendo anche l’interesse crescente delle aziende, specie dopo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, che ne rendono più facile la gestione». In caso di prepagamento dei servizi prenotati, l’albergo può verificare la validità del Bonus e confermarne l’utilizzo prima dell’arrivo del cliente. Più in generale, l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che non sono stati posti vincoli tra il momento di emissione della fattura e il momento di verifica e conferma del Bonus. Le operazioni di verifica e conferma non devono  quindi essere necessariamente fatte alla reception alla partenza del cliente, ma possono essere svolte in anticipo rispetto alla conclusione del soggiorno o anche prima che il cliente arrivi. Possono quindi essere delegate ad altri, per esempio all'amministrazione o al consulente esterno.

Per informazioni: www.federturismo.itwww.federalberghi.it


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Alberto Lupini


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