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di Guido Gabaldi
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Il Tempranillo di Beconcini
Vitigno spagnolo in terra toscana

Il Tempranillo di Beconcini 
Vitigno spagnolo in terra toscana
Il Tempranillo di Beconcini Vitigno spagnolo in terra toscana
Pubblicato il 16 dicembre 2019 | 17:22

L'azienda toscana porta una verticale di Tempranillo al BistRo di Aimo e Nadia a Milano, perché questo vino non tipicamente italiano venga conosciuto anche dai wine lovers del Belpaese.

Cosa ci fa un vitigno tipicamente spagnolo, e quasi sconosciuto in Italia, nel bel mezzo della Toscana agricola (bassa collina)? Se ne è parlato a tavola, a Milano in zona Cenacolo leonardesco, al bistrot/ristorante di Aimo & Nadia, un marchio a cui non servono presentazioni. L’occasione l’ha fornita l’azienda vitivinicola “Pietro Beconcini” di San Miniato (Pi), che ha presentato per la prima volta a Milano il suo Tempranillo, vitigno a bacca nera che evoca anzitutto la Spagna settentrionale, pur essendo diffuso in molte altre parti del mondo.

I vigneti di Tempranillo (Il Tempranillo di Beconcini Vitigno spagnolo in terra toscana)
I vigneti di Tempranillo

«Ma non in Italia - ha sottolineato Leonardo Beconcini, anima e cuore della piccola azienda viticinicola - dove ne era sconosciuta l’esistenza, fino a quando, dopo aver rilevato le proprietà di famiglia da mio padre nel 1990, cominciai ad analizzare i vitigni per capire meglio come ottenere con maggiore consapevolezza un prodotto identitario, che esprimesse al meglio le potenzialità del territorio. E così mi accorsi che tra le varie piante di Sangiovese, Canaiolo ed altre tipiche della zona, risultavano 213 ceppi di cui non si conosceva la specie. A quel punto iniziarono gli studi in collaborazione con l’Università Agraria di Milano e con l’Istituto sperimentale di Selvicoltura di Arezzo, che portarono alla scoperta: si trattava appunto del Tempranillo, di cui non c’era traccia in altre parti d’Italia».

Dieci annate di Tempranillo (Il Tempranillo di Beconcini Vitigno spagnolo in terra toscana)
Dieci annate di Tempranillo

E cosa ci fa a San Miniato, all’insaputa di tutti, un vitigno autoctono della Spagna settentrionale?
I terreni si trovano vicinissimi ad una via di transito nota da secoli, probabilmente usata come direttrice per Roma nell’ambito della via Francigena, costituita da un fascio di percorsi destinati ad accompagnare i fedeli in tre principali mete religiose: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. È dunque ipotizzabile che dei pellegrini spagnoli possano aver portato con sé semi di vite Tempranillo e diffuso la pianta nelle vicinanze di San Miniato, seminandola, come era usanza dell’epoca. Si può supporre che ciò sia accaduto verso la metà del 700 perché all’epoca, a San Miniato, viveva un parroco agronomo, Giovanbattista Landeschi. La parrocchia era molto povera ed i pochi seminativi erano circondati da calanchi. Egli si impegnò in progetti agricoli di grande interesse e fu il precursore della coltivazione a terrazzamento delle colline circostanti.

Questa la storia, dunque, che segna una svolta quando nel 2009, con il decreto 2754, il Tempranillo nero viene iscritto all’Albo toscano.

Ma nel 2019, oggi, perché Beconcini è qui a Milano?
La nostra si può considerare una produzione medio-piccola, parliamo di circa 100mila bottiglie all’anno tutte con certificazione biologica, di cui il Tempranillo è solo una parte minoritaria: per il resto, coltiviamo Sangiovese, Malvasia Nera e Bianca, Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo, Trebbiano, Colombana, vinificati in diversi assemblaggi o anche in purezza, come Sangiovese e Tempranillo. Vendiamo prevalentemente all’estero, in Italia resta solo un 10%: pensi che non era mai stata fatta una presentazione in Lombardia, prima d’ora. Io e la mia compagna, Eva Bellagamba, abbiamo pensato che sia giunto il momento di far conoscere meglio l’azienda anche nel nostro Paese, perché il territorio di San Miniato lo merita: ha un suo carattere preciso, che in viticoltura vuol dire distinguersi dagli altri, non inseguire il mercato, non standardizzare il bouquet.

Eva Bellagamba e Leonardo Beconcini  (Il Tempranillo di Beconcini Vitigno spagnolo in terra toscana)
Eva Bellagamba e Leonardo Beconcini

Farsi conoscere attraverso il Tempranillo “Vigna Le Nicchie”, un soggetto praticamente ignoto, nella sua versione italiana, è un’idea coraggiosa: anzi, perfettamente corrispondente all’insolito coraggio insito nella visione agricolo-commerciale dei Beconcini. E così ci siamo trovati di fronte a dieci annate di questo spagnolo adottato, da assaggiare una dopo l’altra; preparati a degustare un qualcosa di marcatamente tannico, data la buccia piuttosto spessa della bacca, abbiamo incontrato invece una certa morbidezza, quella sì insolita, insieme a sentori di frutta rossa e di cuoio. Dal canto suo, il palato era diverso man mano che si procedeva nell’invecchiamento, fino ad arrivare all’abboccato delle annate iniziali. Una conseguenza del breve periodo di appassimento delle uve, probabilmente, ma anche della maturazione in botti piccole di rovere francese per 24 mesi.

Agnello con cavolfiori arrosto e cicoria ripassata (Il Tempranillo di Beconcini Vitigno spagnolo in terra toscana)
Agnello con cavolfiori arrosto e cicoria ripassata

E pertanto non è azzardato parlare di un Tempranillo a sé stante, non tanto toscano quanto Beconciniano, che si è messo con discrezione al fianco di una cucina bistellata e firmata da Negrini e Pisani, i due chef di “Aimo & Nadia”: il Risotto con porcini, fegatini di pollo e salsa di vitello, e poi pure l’Agnello con cavolfiori arrosto e cicoria ripassata meritavano dei cavalieri eleganti ma dotati di personalità, al di là delle mode, sicuri di sé e non preoccupati di dover piacere a tutti. Come chicca a piè di pagina, che la dice lunga sulla tempra e sulla personalità, non si può omettere che il formaggio erborinato di chiusura è stato sovrastato: il confronto col vinsanto Beconcini (nelle versioni “Aria” 2007 e “Caratello” 2008) era impari, troppo spiccate le espressioni aromatiche di miele, frutta secca, fiori, o anche fichi, uva passa e datteri: il tutto impreziosito da un finale molto lungo. Ci ripromettiamo di provare questi due magnifici esemplari in abbinamento ad una Sachertorte, e perché no, perfino ad una cassata siciliana: si vede che il Beconcini c’influenza, e ci spinge ad osare.

Ma si deve anche dire che più di un vino tra quelli provati in serata meritava di stare da solo, per essere apprezzato senza rumori di fondo, e ci riferiamo alle annate di Tempranillo più datate, non solo al vinsanto: dovrebbe essere questa la dimostrazione che l’azienda di San Miniato riesce a non farsi dettare le regole dal mercato, e a comunicare un’idea preziosa, ma soprattutto insolita, di Toscana vitivinicola.

Per informazioni: www.pietrobeconcini.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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