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di Giuseppe De Biasi
di Giuseppe De Biasi

Giri di Vite
Il Sagrantino di ColSanto

Pubblicato il 15 maggio 2019 | 09:30

Nel panorama enologico friulano la famiglia Livon è un’istituzione riconosciuta per il forte radicamento territoriale e per l’azione pionieristica negli anni Sessanta.

Quando le sirene delle fabbriche iniziavano ad ammaliare i giovani del luogo allontanandoli dal lavoro in vigna, il patriarca Dorino, figura di riferimento per un paio di generazioni di viticultori del Collio friulano, nelle vigne ci rimaneva. Scomparso nel 2011 all’età di 85 anni, dopo aver gestito con sagacia il passaggio generazionale nelle attente mani dei figli Valneo e Tonino, dalla natia Dolegnano in mezzo secolo di mirate e costanti acquisizioni ha saputo creare una solida azienda, “diffusa” in quattro aree geografiche per complessivi 220 ettari vitati e 1.200.000 bottiglie distribuite in 36 Paesi del mondo.

(Giri di ViteIl Sagrantino di ColSanto)

Quattro le tenute che spaziano dal nativo Collio (Ronco Alto a Ruttars) all’elegante Villa Chiopris nella zona dei Colli Orientali Friulani fino ai due più recenti investimenti fuori regione: nell’area del Chianti Classico con Borgo Salcetino e nella zona del nobile Sagrantino, con la Fattoria ColSanto a Bevagna. Ci concentriamo su quest’ultima, 24 ettari vitati di sana pianta (è il caso di dire visto che sono stati tutti impiantati dopo un’attenta zonazione dei singoli terreni), disposti a corpo unico, a mo’ di chateaux bordolese, buona parte intorno al vecchio casale settecentesco, completamente e accuratamente ristrutturato, posto sulla sommità di un colle panoramico appena fuori lo splendido borgo medievale di Bevagna.

Un lungo lavoro che ha trasformato in lussuoso b&b dotato di 6 camere con enorme terrazza panoramica con l’occhio che spazia a tutto tondo sui vigneti e su Assisi e Spello mentre il casale antico ospita la sala degustazione, l’enoteca che presenta tutte le referenze delle quattro tenute Livon e la sala colazioni con la cucina professionale a vista, utilizzata per le serate a temaUno staff affiatato è motivato guidato dall’occhio esperto di due friulani, l’agronomo-enologo Renato Cozzarolo, con la moglie Dorina impegnata nella gestione e nell’accoglienza agrituristica e dalla giovane e competente sommelier perugina Elisabetta Perri, responsabile della parte enoturistica e delle relazioni esterne.

A Bevagna, Cannara e Montefalco i vitigni coltivati sono ovviamente il Sagrantino e il Sangiovese con piccole quote dedicate a Montepulciano e Merlot utilizzate per il blend aziendale Ruris, a cui si aggiungono 2 ettari in affitto a Spoleto riservati all’autoctono Trebbiano spoletino che, in purezza, dà vita all’unico bianco aziendale, il Cantaluce.

(Giri di ViteIl Sagrantino di ColSanto)

Accompagnati nella degustazione da Elisabetta, ci avventuriamo nell’assaggio della gamma aziendale (al momento costituita dal Cantaluce Bianco Umbria Igt, da due versioni di Sagrantino di Montefalco docg più la suadente e tradizionale declinazione passita, dal Montefalco rosso e dal blend Ruris). Partiamo dalla scommessa di un bianco in terra di rossi come è la vocazione di tutta l’area intorno a Bevagna e Montefalco. Il tutto parte dalla bonaria provocazione di amici e colleghi di vedere all’opera i Livon, con la propria grande esperienza associata alla tradizione “bianchista” del Friuli in azione in una terra difficile per questa tipologia di vino.

Valneo e Tonino hanno risposto puntando sul Trebbiano spoletino, vitigno capace di fornire in vinificazione una spalla acida importante che se ben trattata regala struttura e longevità. Il Cantaluce nasce su terreni calcarei misto a tufo da viti vecchie di 25 anni. Fermentazione a temperatura controllata in botte grande (22 hl) con continui battonage per estrarne complessità aromatica e il bel colore paglierino dorato. Al naso il fruttato importante esprime note di susina gialla, ananas e mango con floreale di sambuco, ginestra e camomilla. In bocca è sapido ed elegante con un leggero retrogusto ammandorlato che, insieme alla spiccata freschezza, richiama subito il sorso successivo. 5mila bottiglie al prezzo, corretto di una ventina di euro e scommessa vinta, soprattutto senza usare effetti speciali di vitigni internazionali ma puntando su un illustre e sottovalutato protagonista come il clone autoctono spoletino del diffusissimo Trebbiano. Piuttosto versatile si può provare ad abbinarlo agli involtini di tacchino ai funghi o un risotto con asparagi selvatici e gamberi.

(Giri di ViteIl Sagrantino di ColSanto)

Venendo ai rossi, ci concentriamo sui due “Montarone”, nome del poggio dove sorge la Fattoria ColSanto, il cru di Sagrantino di Montefalco e la sua versione passita. Il primo, prodotto in circa 3500 bottiglie al prezzo di 28-30 euro, da uve sagrantino in purezza provenienti dalle zone più vocate del poggio, affina in barrique di secondo passaggio per 36 mesi cui seguono altri 6 in bottiglia, anche se i Livon lo tengono a riposo ben oltre questi tempi, come dimostra l’ultima annata meglio messa in commercio ad oltre 6 anni e mezzo dalla vendemmia.

Il millesimo 2012, di 15,5 gradi alcolici, si presenta con un granato brillante con lievi sfumature aranciate, con profumi di mora di rovo, ciliegia, ribes e arancia amara e violetta appassita che lasciano spazi ai terziari di grafite, cuoio, rabarbaro, cioccolato fondente, tabacco e e china. La trama tannica è vigorosa, pronta a sfidare gli anni in cantina ma la bevibilità è già matura con un sorso appagante e finale elegante. Con il classico stufato di cinghiale si configura un’accoppiata vincente.

Il secondo, versione originale del Sagrantino della tradizione umbra (alla cui tempistica di appassimento si deve anche il nome), è un passito di grande personalità, prodotto in pochissime bottiglie allo stesso prezzo della versione secca (ma per la classica mezza bottiglia da 375 ml). Abbiamo assaggiato il millesimo 2015, di 16 gradi alcolici, che al bicchiere si fa annunciare da un rosso rubino impenetrabile in cui i profumi di confettura di frutta rossa, ciliegia e cassis si alternano a effluvi balsamici di erbe officinali, spezie e corteccia di china.

In bocca il tannino è delicato, con una dolcezza gustativa ben equilibrata dalla componente sapida che gli conferisce un’intensità e una persistenza infinite. Perfetto con dolci a base di cioccolato fondente non disdegna la degustazione in solitario.

Per informazioni: www.colsanto.it

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