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di Stefano Calvi
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In Oltrepò il vino è amore e natura
Così Finigeto protegge l'ambiente

In Oltrepò il vino è amore e natura 
Così Finigeto protegge l'ambiente
In Oltrepò il vino è amore e natura Così Finigeto protegge l'ambiente
Pubblicato il 04 giugno 2020 | 08:00

La cantina di Montalto Pavese ha dato il via a Love Nature, un programma che strizza l'occhio al biologico, in grado di garantire la qualità del vino partendo dal rispetto del suo territorio.

È il progetto Love Nature, con l’obiettivo di introdurre un sistema innovativo di produzione integrata che interessi tutta la filiera, dalla vigna al vino in bottiglia, la chiave di volta anti Coronavirus per l’azienda Finigeto di Montalto Pavese, sulle colline dell’Oltrepò Pavese. L’obiettivo primario di Aldo Dellavalle, 34enne titolare della cantina, è di garantire qualità partendo dal rispetto del suo territorio, oggi più che mai in cui il consumatore valuta anche i prezzi.

Le vigne della Cantina Finigeto - In Oltrepò il vino è amore e natura Così Finigeto protegge l'ambiente
Le vigne della Cantina Finigeto

Il territorio in questione è quello affacciato magnificamente sulla valle dominata da uno dei castelli più suggestivi del nord Italia, che gli esperti considerano la culla del Riesling. Le qualità fisiche del terreno regalano al prodotto equilibrio e acidità che conferiscono al renano longevità e profumi. «La mia cantina – spiega Aldo Dellavalle – ha fatto i conti con l’emergenza Coronavirus in quanto, per scelta, il nostro mercato è quasi esclusivamente l’horeca, settore oggi in estrema difficoltà. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo aderito al portale e-commerce Oltrepoacasatua.it nato proprio in questi mesi per facilitare l’acquisto in rete dei nostri prodotti».

Aldo Dellavalle - In Oltrepò il vino è amore e natura Così Finigeto protegge l'ambiente
Aldo Dellavalle

E il futuro? «Ora alziamo la testa partendo proprio dal nostro progetto Love Nature – spiega Dellavalle - che garantisce al winelover un prodotto di qualità ed il rispetto dell’ambiente che ci circonda. Le finalità del progetto non si limitano alla tutela dell’ambiente, del territorio e della tradizione vinicola, ma evidenziano una valenza sociale molto importante: lasciare alle generazioni future un ambiente migliore, sano e pulito».

Qualche anno fa l’azienda Finigeto ha considerato l’idea di uscire dalla certificazione biologica e di creare un suo codice che preveda non solo l’utilizzo di prodotti naturali in campagna e cantina, ma che rispetti la biodiversità degli ecosistemi dei nostri vigneti.

«Ci siamo fatti una linea operativa “homemade” che punta ad alcuni principi base del rispetto della vigna che esulano dai canoni del biologico – dice ancora Dellavalle – le cui logiche, in alcuni passaggi, faccio fatica ad interpretare come, per esempio, l’utilizzo di rame in vigna. Non a caso la nostra filosofia punta sull’abolizione dei concimi di sintesi, in campagna usiamo solo concimi organici. L’azienda adotta tutti gli accorgimenti per ridurre l’erosione e per accrescere il mantenimento della fertilità dei suoli favorendo l’inerbimento multivarietale; manteniamo la biodiversità incentivando nei nostri terreni la piantumazione di arbusti e piante al fine di migliorare la proliferazione degli insetti e degli uccelli. Nella costruzione della cantina abbiamo applicato la bioarchitettura, ovvero cerchiamo di ridurre al minimo l’utilizzo di cemento a favore di legno, pietra, ferro e vetro; mentre nella vinificazione abbiamo ridotto del 35% l’aggiunta di solfiti. Tutto questo ci permette di produrre vini curati nel dettaglio, in cui vengono esaltati i profumi e i sentori, che ci permettono un posizionamento di rilievo nel mondo dell’horeca».

Un particolare dell'interno della cantina - In Oltrepò il vino è amore e natura Così Finigeto protegge l'ambiente
Un particolare dell'interno della cantina

Ma l’interesse di Aldo per le vocate colline dell’Oltrepò Pavese arriva da tempi ben più lontani: aveva solo 10 anni, infatti, quando con lo zio cominciò ad avvicinarsi alla viticoltura e ad apprezzare la bellezza di un lavoro artigianale senza età. Fu così che, unendo lo studio della materia a una smodata dedizione per queste terre, Aldo cominciò a produrre i suoi primi vini, facendosi filo conduttore fra la materia prima e il bicchiere, nel pieno rispetto del territorio. Questi sono i valori che l’azienda Finigeto, grazie allo spirito intraprendente e alla passione di Aldo, trasmette fin dalla sua nascita, nel 2005.

«Un progetto fortemente desiderato – ci dice accogliendoci nella sua cantina, una struttura moderna che si inserisce nel contesto naturale della collina coltivata a vite - iniziato dapprima con un’attenta coltivazione della vite e culminato nel 2012 con la realizzazione della cantina di vinificazione. Con i nostri 42 ettari di estensione, abbiamo scelto di portare avanti la coltivazione dei vitigni tipici dell’Oltrepò: pinot nero, chardonnay, riesling renano, moscato, barbera e croatina. Nell’ambito di una ricerca che nulla lascia al caso a partire dal sodalizio terreno e vitigno; dall’esposizione fino al sesto di impianto».

Appena entri in cantina e ti guardi intorno ti rendi subito conto che la struttura regge su principi di architettura ecocompatibile e nel pieno rispetto dell’architettura locale. È situata a nord-est dell’abitato di Cella, ed è inserita nella fascia di mezzacosta del versante collinare a sud di Montalto Pavese, lungo la valle del torrente Coppa. «Con la costruzione della nuova cantina – spiega orgogliosamente Aldo Dellavalle mentre ce la mostra nella sua interezza - l’azienda agricola Finigeto, si è trasformata da azienda principalmente viticola in azienda vitivinicola, trasformando direttamente tutta l’uva prodotta dai suoi vigneti nel comune di Montalto Pavese. Dallo scorso anno ho voluto fare un ulteriore passo in avanti in cantina, assumendo l’enologo Marco Terzoni che segue da vicino tutta l’intera produzione. Uno sforzo necessario che va incontro alle esigenze del mercato, quelle che ci spingono a curare nel dettaglio il prodotto e seguirlo nelle sue sfumature».

I vini in degustazione - In Oltrepò il vino è amore e natura Così Finigeto protegge l'ambiente
I vini in degustazione

Adotta un vigneto
Tra le idee messe sul mercato dalla cantina oltrepadana per fronteggiare l’emergenza c’è anche quella di “Adotta un vigneto”. «È un modo unico per capire di più il mondo del vino – spiega Aldo - non solo la sua storia e cultura, ma anche le difficoltà per produrlo e le tecniche sempre più perfezionate in vigna e in cantina per giungere a un risultato finale lusinghiero. Il progetto “Adotta un vigneto” ti fa diventare “proprietario” di una porzione di un filare dei nostri vigneti. In ogni momento si potrà visitare il filare, verificarne le caratteristiche, apprezzarne le evoluzioni positive nella crescita e nella fruttificazione. A questa proposta, proprio per rilanciare il mercato in questo delicato periodo, proponiamo degustazioni in cantina ma soprattutto pic-nic in vigna con l’intento di invogliare le famiglie a venire in Oltrepò, rispettando ovviamente ogni disposizione prevista per l’emergenza. Dobbiamo diversificare l’offerta perché solo così possiamo risalire la china ed avvicinare un pubblico nuovo, quello che durante le prossime settimane riscoprirà un turismo sotto casa».

La degustazione
Seduti al tavolo di degustazione Aldo Dellavalle si sofferma sul suo top di gamma, ovvero Lo Spalvaldo, Riesling Renano 100%. Non poteva essere altrimenti nella valle più vocata per questo vitigno di tutto l’Oltrepò Pavese. «Per arrivare ad un prodotto così complesso – ci spiega - ho lavorato a lungo. In passato avevo iniziato a produrre esclusivamente Riesling Italico, poi ho proseguito facendo un prodotto al 50% tra Italico e Renano per poi arrivare alla scelta finale con il renano in purezza. Addirittura ha deciso di espiantare tutti i vitigni ad italico. Il motivo è semplice: perché amo le potenzialità del renano, vitigno che in questa valle trova tutta la sua espressività. Abbiamo terreni calcarei e gessosi che offrono al vino la classica nota minerale. Le caratteristiche dei vigneti, con un’esposizione sud ovest o sud est, influisco sul prodotto dandogli longevità. Dopo 10 anni il vino è ancora caratterizzato da un grande equilibrio e dalla giusta acidità. La lavorazione in cantina prevede invece una macerazione carbonica di una notte con il ghiaccio a secco per estrarre il più possibile le note fruttate. Poi ovviamente il passaggio in acciaio».

Lo Spavaldo impressiona per la sua complessità. Leggeri riflessi verdolini ma soprattutto un giallo intenso lo caratterizzano nel bicchiere. Portato al naso emergono i sentori ovviamente balsamici mixati ad una piacevole punta di foglia di pomodoro. Se lo si lascia per qualche istante fermo e lo si riprende le note di idrocarburo tipiche della varietà la fanno da padrone. Al palato nulla da dire, un prodotto elegante, curato, pieno ed avvolgente. Piacevolissima la persistenza caratterizzata dal classico finale minerale. Un altro prodotto degno di nota è il 2005, un elegante Metodo Classico, 30 mesi sulle fecce fini.

«Le uve pinot nero che danno origine  allo spumante – spiega Aldo – provengono da vigneti esposti a nord, i più adatti per ottenere basi spumante con le desiderate caratteristiche di freschezza, acidità e complessità». Balza agli occhi un perlage fine e persistente; al naso prevale il sentore di lievito e crosta di pane che ben si amalgama con i profumi di piccoli fiori bianchi. E’ al palato che dà il meglio di sé con un’ottima freschezza e stupisce per la sua eleganza che riempie la bocca. Un prodotto che rispecchia in pieno la tradizione spumantistica dell’Oltrepò Pavese e che può essere servito a tutto pasto. Dal Pinot Nero spumantizzato a quello vinificato in rosso. Il Nirò è la riserva della cantina: un rosso fermo affinato in legno.

«Una volta svinato - spiega Aldo - il vino viene posto in barrique di rovere francese della differente stagionatura, qui prosegue il suo affinamento per 12 mesi per poi ritornare in vasca per altri 6 mesi e, infine, terminare la sua evoluzione in bottiglia per altri 6 mesi». Apprezzabile nel bicchiere l’unghia ambrata mentre piacevolissime al naso le note spaziate e balsamiche che escono dopo l’impatto dei classici sentori di fritti a bacca rossa, in particolare la ciliegia. Lo assaggiamo e ci rendiamo conto quanto questo vino riempie armoniosamente il palato, caratteristica che ci permette di accompagnarlo a carni rosse, arrosti e stracotti. Apprezzabile, nella degustazione, anche Il Ribaldo, una Barbera caratterizzata da un corpo pieno; La Grintosa, ovvero la classica Bonarda frizzante del territorio caratterizzata dalle consuete note di frutti di bosco maturi ed infine abbiamo apprezzato le note esotiche riscontrate al naso e al palato de Il Fermo, uno chardonnay in purezza.

Per informazioni: www.finigeto.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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