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Il territorio del Moscato Bianco
Un brand da rivelare agli enoturisti

Il territorio del Moscato Bianco 
Un brand da rivelare agli enoturisti
Il territorio del Moscato Bianco Un brand da rivelare agli enoturisti
Pubblicato il 03 dicembre 2019 | 17:15

In viaggio con il Consorzio per la tutela dell’Asti Docg e del Moscato d’Asti Docg alla scoperta di un mondo enologico, oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco, che va approfondito .

Quando si dice viaggio. Il tour organizzato a fine novembre nel mondo Docg dell’Asti Dolce e Secco e del Moscato d’Asti ha vissuto un’esaustiva parentesi nel territorio. Meglio, sul territorio, sui vigneti. Due elicotteri ci hanno fatto sorvolare, in lungo e in largo, le colline di produzione di Langa-Roero Monferrato, Patrimonio dell’Umanità Unesco, per regalare un’immagine panoramica di un comprensorio che per quanto riguarda l’uva Moscato bianco si estende per circa 10.000 ettari. Un'area che comprende 52 Comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo.

Le bollicine di Asti (Il territorio del Moscato Bianco Un brand da rivelare agli enoturisti)
Le bollicine di Asti

«Oltre 1.400 ettari hanno una pendenza superiore al 40% - ha sottolineato Romano Dogliotti, presidente del Consorzio per la tutela dell’Asti Docg e del Moscato d’Asti Docg, che ha organizzato l’evento - Di questi, 330 ne hanno una che va oltre il 50%: si tratta dei vigneti storicamente soprannominati "Sorì", dove non è possibile utilizzare mezzi meccanici e il lavoro viene svolto esclusivamente a mano». La cosiddetta viticoltura eroica.

Le aziende consorziate sono 1.048, suddivise tra 53 case spumantiere, 847 aziende viticole, di cui 117 vitivinicole, 16 aziende vinificatrici, 15 cantine cooperative. La produzione annuale è di 88 milioni di bottiglie, di cui 54 milioni di Asti e 34 di Moscato d’Asti. L’85% viene esportato.

Alcuni calici in degustazione (Il territorio del Moscato Bianco Un brand da rivelare agli enoturisti)
Alcuni calici in degustazione

Per entrare nel vivo della produzione, presso il Laboratorio del Consorzio, a Isola d’Asti, si è svolta una degustazione di Asti e Moscato. «Riguardo l’Asti Secco – ha puntualizzato Stefano Ricagno, vicepresidente del Consorzio – negli ultimi due anni abbiamo registrato un incremento notevole relativo al numero di produttori. Siamo passati da 16 a 30».

L’Asti Secco Docg, ottenuto dal vitigno Moscato Bianco, con una spuma fine e persistente, sviluppa al naso aromi floreali e fruttati. Si abbina a salumi, formaggi freschi, carni bianche, pesce, crostacei e a primi come il risotto. La versione Dolce, Docg sempre da Moscato Bianco, si caratterizza per sapore muschiato e profumo intenso. È il frutto di tradizioni spumantiere piemontesi, conoscenze enologiche, tecniche di coltivazione e raccolta che permettono di mantenere intatto il patrimonio aromatico dall’uva al vino. Il Moscato d’Asti Docg è contraddistinto dall’intenso aroma muschiato dell’uva da cui è vinificato e  dal sapore delicato. Non è uno spumante, in quanto è sottoposto a una minima rifermentazione in autoclave.  

I Tajarin 40 tuorli con tartufo bianco (Il territorio del Moscato Bianco Un brand da rivelare agli enoturisti)
I Tajarin 40 tuorli con tartufo bianco

Panorama enologico protagonista anche di due cene, a cura di Mariuccia Ferrero (Ristorante San Marco di Canelli, At) e di Walter Ferretto (Il Cascinalenuovo di Isola d’Asti, 1 stella Michelin). Di rilievo, i Tajarin 40 tuorli con tartufo bianco, la Faraona rolata al cavolo verza, castagne, Moscato d’Asti, il Panettone artigianale “Albertengo” e zabajone all’Asti Spumante.

La Faraona rolata al cavolo verza, castagne, Moscato d’Asti (Il territorio del Moscato Bianco Un brand da rivelare agli enoturisti)
La Faraona rolata al cavolo verza, castagne, Moscato d’Asti

«Per sviluppare nei turisti e in chi è di passaggio la consapevolezza che ci si trova nel territorio di produzione di Asti Docg e Moscato d’Asti Docg – ha fatto notare Stefano Ricagno – abbiamo deciso di “firmarlo” con un progetto immediato di riconoscibilità. Si sviluppa con l’installazione di totem dedicati ai produttori associati lungo le strade tra le vigne e arredando le rotatorie che scandiscono i percorsi con il logo del Consorzio».  Un territorio che si fa brand da rivelare agli enoturisti. Un mondo che vale la pena di scoprire, come hanno dimostrato, nel corso del nostro tour, le visite alle cattedrali sotterranee delle Cantine Contratto e Coppo di Canelli, maestose e seducenti architetture “underground” del vino.

L’incontro a tu per tu con 28 case vinicole negli spazi di Palazzo Mazzetti ad Asti ha confermato il valore di questo mondo enologico riconosciuto dall’Unesco. Un territorio messo in primo piano anche dal Consorzio di tutela Brachetto d’Acqui Docg, che ha investito in una comunicazione che da inizio dicembre, per un mese, sarà in onda sui canali tv a carattere nazionale. Il Brachetto ha deciso di parlare ai consumatori. Un nuovo corso che ha previsto la modifica del disciplinare, aperto oggi anche alla produzione di Acqui Docg Rosé, spumante brut naturalmente rosato, e di Acqui “fermo”, sia rosso sia rosé.

Per informazioni: www.astidocg.itwww.brachettodacqui.com

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