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di Sergio Cotti
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Il vino traina la Valpolicella
Ma il Consorzio: Mancano strutture

Il vino traina la Valpolicella 
Ma il Consorzio: Mancano strutture
Il vino traina la Valpolicella Ma il Consorzio: Mancano strutture
Primo Piano del 27 agosto 2019 | 15:43

Dopo la modifica dei disciplinari di produzione, l’associazione che raccoglie 2.300 produttori guarda sempre più al mercato italiano e cerca partner tra gli operatori per rilanciare l’enoturismo. Il direttore Bussinello: «Necessaria una riflessione per consolidare il successo dei nostri prodotti, puntando tutto sulla qualità».

Il Consorzio di Tutela della Valpolicella guarda avanti e la sfida, quella vera, è rivolta al mercato italiano. La modifica dei 4 disciplinari di produzione, finalmente esecutivi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, nasconde una decisa volontà del Consorzio di mantenere la barra dritta, soprattutto riguardo la qualità della produzione, che è aumentata in maniera importante (in alcuni casi anche del 30%) negli ultimi 10 anni.

Oltre la metà della produzione di Valpolicella è venduta all'estero (Il vino traina la Valpolicella Ma il Consorzio: Mancano strutture)
Oltre la metà della produzione di Valpolicella è venduta all'estero

Da qui la necessità di una maggiore rigidità nella produzione. Segnali che fanno parte di un percorso più ampio, che non dimentica, d’altro canto, la necessità di affermarsi su un mercato, quello interno, che oggi ancora rappresenta lo spicchio più sottile del giro d’affari dell’intero comparto. I dati, del resto, parlano chiaro: all’estero vengono vendute 6 bottiglie di Amarone su 10, 8 su 10 di Ripasso e 7 su 10 di Valpolicella, per un giro d’affari complessivo che supera i 600 milioni di euro.

Il direttore olga Bussinello insieme al presidente Andrea Sartori e al ministro Gian Marco Centinaio  (Il vino traina la Valpolicella Ma il Consorzio: Mancano strutture)
Il direttore Olga Bussinello insieme al presidente Andrea Sartori e al ministro Gian Marco Centinaio

«Questo è un territorio che è cresciuto rapidamente - spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella - Parliamo di vini che negli ultimi 10 anni hanno cavalcato un buon successo, in parte dovuto sicuramente alla loro qualità, in parte al fatto che hanno incontrato anche il gusto dei consumatori. Era dunque arrivato il momento di fare una riflessione per consolidare questo successo anche attraverso una crescita della filiera e un orientamento ancore più marcato verso la qualità».

Il vino come traino del territorio, dunque, che rimane però ancora fortemente deficitario a livello di strutture: «Io credo che il mercato nazionale andrebbe maggiormente coltivato - dice ancora Bussinello - sia perché sta dando dei segnali positivi, sia perché, come indicato anche dal ministro Gian Marco Centinaio, sta crescendo l’interesse intorno all’enoturismo». Un interesse che però rischia di scontrarsi con una povertà del territorio che finora non ha dimostrato di saper tenere il passo di alcune sue eccellenze: «L’enoturismo va pensato in maniera che il turista trovi le bottiglie di vino nella ristorazione, nell’enoteca, nel bar - sostiene Bussinello - e quindi è importante lavorare non soltanto in cantina, ma anche sulla diffusione e sull’interazione con gli operatori turistici. Ci vogliono strutture, ci vuole un territorio preparato ad accogliere, non soltanto che abbia del vino buono. Purtroppo su questo fronte, pur essendo, la Valpolicella, chiusa fra grandi opportunità, come il Lago di Garda, Venezia, Milano e le Dolomiti, dobbiamo ancora crescere.

Intanto si lavora sul vino e sui gioielli che stanno facendo conoscere la Valpolicella nel mondo: i mercati raggiunti sono 88; a fare la parte del leone ci sono la Germania in Europa, e gli Stati Uniti, insieme al Canada, in America. «Ora dovremo anche pensare a gestire i mercati in maniera diversa, a seconda del prodotto - prosegue il direttore del Consorzio - Le modifiche ai disciplinari segnano l’inizio di un percorso che riguarda le scelte agronomiche e le cantine, proprio per portarci a consolidare una piramide di qualità che sta prendendo sempre più forma». Tradotto, l’Amarone dovrà rimanere contenuto in termini di quantità, il Ripasso (che è il più presente nei mercati), dovrà continuare a garantire un’elevata qualità nella percezione del consumatore, mentre il Valpolicella dovrà trovare una sua maggiore identità, «nel rispetto dello stile e della varietà che ogni azienda vorrà dargli», conclude Bussinello.

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