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di Mariella Morosi
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Blockchain, mondo del vino apripista
Etichette tra trasparenza e storytelling

Blockchain, mondo del vino apripista 
Etichette tra trasparenza e storytelling
Blockchain, mondo del vino apripista Etichette tra trasparenza e storytelling
Pubblicato il 14 gennaio 2019 | 11:50

Arriva in Italia, partendo dal vino, la “Blockchain”, tecnologia che consente al consumatore di accedere alle informazioni su un prodotto con un grado di accuratezza, trasparenza e immediatezza mai raggiunto prima.

È stato il mondo del vino a fare da apripista con il sistema messo a punto dall'ente di certificazione internazionale Dnv Gl Business Assurance, applicabile anche ad altri prodotti. Sono stati tre vini di altrettante cantine di eccellenza del Nord, Centro e Sud Italia, ad adottare per prime l'innovativa tecnologia: Il Santella del Gröm Curtefranca Rosso Doc 2013 dell'azienda Ricci Curbastro in Franciacorta, Il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione Docg 2014 della cantina toscana Ruffino, il Vertas Castel del Monte Bombino Nero Rosato Docg 2017 della pugliese Torrevento.

(Blockchain, mondo del vino apripista Etichette tra trasparenza e storytelling)

Uno speciale contrassegno con la scritta "My story" - applicato sulla bottiglia - sta infatti a indicare una storia, un racconto in cui risultano tutte le informazioni di prodotto e di filiera a cui i consumatori possono facilmente accedere attraverso un QR-code. La garanzia “Blockchain” si aggiunge ai controlli già in essere di Valoritalia, società leader nella produzione Docg, Doc e Igt e Bio. In pratica, scannerizzando con il cellulare il bollino sulla bottiglia si conoscono le varietà delle uve, l'attività agronomica, la superficie e l'anno del vigneto, densità di impianto, le fasi della vinificazione: macerazione, fermentazione, affinamento, numero di bottiglie prodotte, riconoscimenti ottenuti e persino se l'energia usata in azienda proviene da pannelli fotovoltaici.

«Con la “Blockchain” stiamo rivoluzionando il mondo della certificazione», ha detto Luca Crisciotti ceo di Dnv Gl, presentando queste prime applicazioni di “My story” a Roma, al Palazzetto di Vicolo del Bottino, alla presenza dei respondabili delle tre cantine, Sandro Sartor, Riccardo Ricci Curbastro e Francesco Liantonio. Per Valoritalia era presente Giuseppe Liberatore mentre la giornalista Barbara Carfagna ha moderato il dibattito.

«Abbiamo scelto di partire in Italia, terra di diversità, dal mondo del vino - ha detto Renato Grottola, M&A and digital transformation diretctor di Dnv Gl - perché è un prodotto iconico, non industriale. Ci sono tante motivazioni particolari alla base della scelta e chi lo acquista non deve essere ingannato. Specialmente i millennials, i nuovi consumatori, vanno oltre la marca, vogliono sapere se il prodotto corrisponde al loro sistema di valori».

L'applicazione della nuova tecnologia digitale avrebbe anche l'effetto di strutturare il rapporto di fiducia tra il prodotto e chi lo acquista, garantendo la trasparenza del processo produttivo e della sostenibilità. «Il sistema - ha aggiunto Renato Grottola - è una rivoluzione per noi che facciamo i controlli ma anche per i produttori che hanno modo di comunicare in modo dettagliato, ma soprattutto verificato, quello che è il loro impegno per la qualità, la ricerca delle materie prime, la tracciabilità, ma anche l'attenzione all'ambiente e al sociale. È anche un modo di fare chiarezza - è stato sostenuto - per valorizzare il vero made in Italy contro la contraffazione».

(Blockchain, mondo del vino apripista Etichette tra trasparenza e storytelling)

«Valoritalia - ha detto Giuseppe Liberatore - è l'ente di certificazione privato più importante soprattutto nel settore enologico. Il nostro lavoro è verificare che le regole che i produttori si sono date attraverso i disciplinari di produzione vengano rispettate. È una verifica sistematica di ogni partita di prodotto e, in questo contesto, rispetto al "My Story", in una sorta di partnership siamo in grado di fornire il nostro patrimonio di dati».

Per Sandro Sartor della Ruffino sono i consumatori a chiedere chiarezza. «Noi viticoltori - ha detto - lavoriamo da sempre sul rapporto territorio-prodotto-uomo, mettendo insieme queste tre variabili. Oggi in era digitale vogliamo coordinare questo rapporto con un valido strumento di comunicazione che sappia raccontarlo con dati certi. Il vino italiano è già il prodotto più controllato dell'agroalimentare, ma poterlo raccontare con questo nuovo strumento ci facilita».

Sulla stessa linea l'intervento di Francesco Liantonio della cantina Torrevento. «Un rapporto di fiducia più stretto tra noi e il consumatore, grazie ad una maggiore garanzia di chiarezza - ha detto - attribuisce un valore aggiunto alle nostre produzioni».

Per Riccardo Ricci Curbastro il vino italiano, per le regole e i tanti controlli, è già quello promesso al consumatore. «Ma a completamento di questo sistema performante, unito ai nostri racconti - ha sottolineato - è importante la comunicazione attraverso qualcosa che sia moderno, abbia quella tecnologia, quell'appeal che ha anche una ricaduta economica. Se il consumatore conosce il lavoro che ho fatto dalla vigna alla bottiglia passando per la cantina ne sarà partecipe e disposto anche a pagarlo un centesimo in più».

Dnv Gl Business Assurance opera a livello mondiale ed è già presente in 100 Paesi. Aiuta le aziende a garantire l'efficienza delle proprie organizzazioni, nonché di prodotti, personale, strutture e forniture attraverso certificazioni, verifiche valutazioni e formazione, alimentando la fiducia degli stakeholder.

vino wine etichetta blockchain Ruffino Ricci Curbastro Torrevento Roma

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