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di Giampietro Comolli
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L’Italia delle bollicine
La produzione c'è, ma serve identità

L’Italia delle bollicine 
La produzione c'è, ma serve identità
L’Italia delle bollicine La produzione c'è, ma serve identità
Primo Piano del 17 settembre 2019 | 10:10

Nel nostro Paese si producono per lo più spumanti col “metodo italiano” e, pochi, col “metodo tradizionale classico”. Nel 2018 sono state prodotte 690/695 milioni di bottiglie. Significativo l’incremento rispetto all’anno precedente, anche se in calo rispetto al boom registrato tra il 2012 e il 2017.

Tra le 690 e le 695 milioni di bottiglie: sono questi i numeri della produzione dei vini spumeggianti in Italia (quelle effettivamente consumate sono 688 milioni). Di queste bottiglie, solo il 4% è prodotto con il metodo tradizionale classico, il 96% è di metodo italiano, con l’Universo (o piramide o sistema) Prosecco Docg-Doc-Glera a farla da padrone. Un valore all’origine in produzione franco cantina globale di circa 1,7 miliardi di euro.  

In Italia si producono circa 690 milioni di bottiglie di spumante (L’Italia delle bollicine La produzione c'è, ma serve identità)
In Italia si producono circa 690 milioni di bottiglie di spumante

Il mercato italiano è tornato a crescere sfiorando le 198 milioni di bottiglie di consumi di produzione nazionale cui aggiungere circa 6 milioni di bottiglie di importazione (per il 90% Champagne), al netto del 20% re-esportato da aziende commerciali italiane. Ovvero circa 153,5 mln/bott dell’Universo Prosecco, 24,5 mln/bott di Franciacorta, Trento, Alta Langa, ecc…, cioè il metodo tradizionale italiano; 20 mln/bott di metodo italiano di vitigni e doc di territori diversi.

Il mercato italiano vale in proporzione meno del mercato estero, anche a parità di volumi: la plusvalenza è di circa 750 mln/euro, mentre il fatturato al consumo è di 1,6 mld/euro.  All’estero, nell’arco dei 12 mesi, sono state consumate 490 milioni di bottiglie, così composte: 395 milioni dell’Universo Prosecco, 50 milioni di Asti Docg, 2,5 milioni del metodo tradizionale classico, 42,5 milioni di metodo italiano (diversi Doc e VdT).

Produzione-importazione-esportazione-consumo vini spumanti 2018 confronto paesi leader

PAESI

Produzione
Nazionale nr/bott

Importazione Totale nr/bott

Spedizioni in Paesi EU-extraEU nr/bott

Consumo Totale Paese nr/bott

Consumo Paese interno Pro-capite  nr/bott

Valore Origine Totale Paese mil/euro

Valore Origine (-tasse imposte) media euro/bott

GERMANIA

540.000.000

100.000.000

150.000.000

485.000.000

5,80

1.400,00

2,35

FRANCIA

470.000.000

19.000.000

220.000.000

260.000.000

4,30

7.850,00

16,70

ITALIA

695.000.000

8.000.000

500.000.000

200.000.000

3,22

3.266,00

4,70

RUSSIA

270.000.000

120.000.000

110.000.000

280.000.000

2,01

700,00

2,60

SPAGNA

250.000.000

15.000.000

170.000.000

95.000.000

2,20

1.150,00

4,60

FONTE: Ovse.org - Osservatorio Economico Vini Effervescenti


Queste le principali destinazioni: Regno Unito (124mln/bott), Stati Uniti (95mln/bott), Germania (34mln/bott), Russia (22 mln/bott), Francia (11 mln/bott) sono i primi acquirenti. Un fatturato di cantina della solo esportazione vicino a 1,8 miliardi di euro per un costo marginale a bottiglia da 750cl (netto escluso tasse e imposte e costi trasporti e distribuzione) di 3,95 euro che si trasforma nei 120 Paesi di destinazione in un fatturato al consumo di circa 5 miliardi, cioè con un valore aggiunto al consumo molto alto, quasi triplicato.

Questo è un primo grande successo del meccanismo identità/valore rispetto a qualità/prezzo. Nel 2004, Giampietro Comolli, attuale presidente dell’unico Osservatorio Economico Culturale Consumo dei Vini speciali Spumanti fondato nel 1991 alla Università Cattolica di Piacenza, presentò la prima edizione del Forum Spumanti d’Italia dichiarando due obiettivi chiari: valorizzare ed elevare la produzione di Prosecco con ampia qualità  e creare una forte identità-notorietà percepita delle bollicine italiane in termini di valore economico della bottiglia colmando l’enorme gap con i competitors stranieri.

«Le bolle - dice Comolli - salvano il mercato del vino italiano del 2018 e anche del 2019. In 10 anni si è ridotto del 50% il gap del valore marginale con altri competitors. Purtroppo esportiamo in 120 Paesi, il Cava in 135, lo Champagne in 190. I primi 4 mesi del 2019 confermano ancora un trend positivo per i vini spumeggianti tricolori, con qualche differenza da paese a paese. La Brexit al momento non ha nessun effetto, bene in Russia, piccolo freno in Usa per tutto il vino italiano. All’estero si allarga il target dei consumatori di spumanti: bene le nuove generazioni, la ristorazione non italiana. Il Prosecco inizia ad essere consumato a tavola. È aumentata la destagionalizzazione, sono aumentati i volumi.  La tipologia più richiesta è ancora dry o extradry, c’è un interesse per il Rosé. All’estero siamo deboli (e ancor più in Italia) nel canale online: l’e-commerce è in mano a importatori e distributori, non a imprese italiane e a piattaforme multinazionali che garantiscono una “internazionalizzazione” del brand».

Mercato italiano e internazionale (anno 2018)
Spumanti italiani consumati (in milioni di bottiglie - arrotondato)

METODO MARTINOTTI ITALIA  EXPORT TOTALE
Doc Prosecco  104.000.000 353.000.000 457.000.000
Docg Valdobbiadene Conegliano Asolo Cartizze Prosecco Superiore  53.000.000 40.000.000 93.000.000
Asti Docg  5.000.000 47.000.000 52.000.000
Quality Sparkling Wines-Docg-Doc-Igp dry(**)+sweet  6.000.000 29.000.000 35.000.000
Varietal Quality and Common Sparkling Wines dry+sweet(*)   5.000.000 21.000.000 26.000.000
TOTALE 173.000.000 490.000.000 663.000.000
Fonte: Bubble's Wine House, Protection Consortiums and Associations, Federdoc, Public Regions, Istat, Ismea, Oiv
dry (**): 69% - sweet(*): 48%

METODO CLASSICO ITALIA  EXPORT TOTALE
Trentodoc 7,350 0,750 8,100
Quality Sparkling Wines Docg/Doc/Igp
1,960 0,090 2,050
Varietal Quality and Common Sparkling Wines
0,910 0,040 0,950
Franciacorta
15,340 1,910 17,250
TOTALE ITALIA 25,560 2,790 28,350
Import Countries in Italy & Export of Imported  6,570 1,080 7,250
TOTALE 32,130 3,870  
Fonte: Bubble's wine House, Large Trade Big Retail Channel, Importers, Drug, Discount, Mass Market Retails, Faostat, It ExportTrade, Justdrinks, Istat, Ismea, Ice, Iwf, AcNielsen, Iwei, Iwsr, Justdrinks, Oemv, Customs

«I mercati su cui puntare per consolidamento, ma con strategie diverse - aggiunge Comolli - sono Germania, Russia, paesi del nord-est Europa. Tutto diversi, e di solo “sistema” deve essere l’approccio ai nuovi mercati: ci mancano 60 Paesi di contattare. Bisogna portare il vino tricolore in quei Paesi, occorre cambiare approccio: più cura della domanda. La globalizzazione si sta segmentando nelle bevande.  La Francia beve il doppio di Prosecco rispetto le bottiglie di Champagne in Italia, ma questo non vuol dire nulla. L’Italia non deve vivere di solo export: è un errore che può essere fatale esportare il 70-80% del vino e concentrare il 70% delle vendite in 5-6 Paesi. La Francia non fa così e dopo un triennio di rilassatezze (2013-2016) in cui l’Italia ha avuto buon gioco, già alla fine del 2018 abbiamo notato una forte ripresa degli acquisti di vini francesi grazie ana nuova politica di sistema, di affondi, di dettagli formativi e informativi. L’Italia non deve stare a guardare. Il centro-sud Italia al momento è il territorio più dinamico e attivo che dopo sperimentazioni sta uscendo con circa 50-60 nuove etichette per la maggior parte metodo tradizionale ottenuto con lunga lavorazione da vitigni e uve tipiche dei vari territori o autoctone che danno una impronta interessante e colmano un mercato aperto-libero “prossimale” della ristorazione alla ricerca di etichette locali di pregio. Prova lampante dell’effetto biodiversità sul mercato».  
 
Nel 2018 l’Italia conferma e consolida la posizione di leader nella produzione, nella commercializzazione e nell’esportazione il suo primato mondiale in termini di volumi, qualità, biodiversità, tipologie dei vini spumanti, o meglio dei vini con spuma, o spumeggianti. Il termine bollicine è sicuramente un diminutivo del valore del vino, come ha un significato al ribasso sempre parlare e scrivere di “ottimo qualità/prezzo” dei vini italiani: facciamo un autogoal. Meglio parlare di rapporto “identità/valore”, perché esprime un parametro più ampio, completo e complesso che è la fotografia esatta del lavoro, impegno, territorio, vitigni che i produttori di vino fanno, compreso i vini spumeggianti.

Lo stesso discorso vale per chiamare con il loro nome vero le tipologie di vini spumeggianti ottenuti: basta Charmat o Martinotti che sono cognomi di persone e oggi non identificano neanche più le loro scoperte di 150 anni fa. La Germania resta il primo paese consumatore al mondo e un ottimo importatore di bollicine essendo un mercato che tuttora sta sviluppando la tipologia Sekt (una Doc di qualità solo con uve tedesche); tutti i Paesi produttori ad eccezione dell’Italia hanno un mercato/consumi interno in calo o stazionario sia per Cava, che per Champagne; il consumo interno fra Francia e Italia è molto simile all’incirca su 200 milioni di bottiglie a testa, ma con una forte inversione di tendenza: in Francia l’ 85% del consumo nazionale è di méthode champenoise; mentre in Italia l’88% è di metodo italiano. Purtroppo il gap economico fra Italia e Francia è ancora molto elevato: abbiamo recuperato ma indicativamente il prezzo all’origine di una bottiglia di vini spumeggianti senza fare tante differenze e semplificando brutalmente: la Francia esporta per 4,1 miliardi di euro e l’Italia per 1,8 miliardi, a fronte rispettivamente di 270 milioni di bottiglie francesi e 490 mln di bottiglie italiane. La Francia ha un prezzo medio export lordo sdoganato di 25 euro a bottiglia, l’Italia ha un prezzo di 6,5 euro.

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Alberto Lupini


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