Il Vermouth di Torino ha ufficialmente il suo Consorzio di tutela riconosciuto dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. È il primo vino aromatizzato a ottenere una tutela di questo livello, un passo importante che consolida la reputazione internazionale di un prodotto simbolo del Piemonte e dell’Italia nel mondo da fine Settecento. Con questo riconoscimento, i consorzi ufficialmente riconosciuti in Italia salgono a 327, confermando la centralità del sistema delle Ig nel panorama agroalimentare nazionale. «Siamo molto soddisfatti del riconoscimento, che conclude un iter certamente non semplice e durato anni. Il Consorzio ha finito la sua fase di giovinezza ed è diventato adulto. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare» ha commentato a Italia a Tavola il direttore del Consorzio, Pierstefano Berta.

Il Vermouth di Torino ha ufficialmente il suo Consorzio di tutela riconosciuto dal Masaf
Il commento del ministro Lollobrigida
«Un risultato che testimonia l’impegno dei nostri imprenditori nel valorizzare le eccellenze del territorio. Diamo il benvenuto a questo nuovo consorzio e continuiamo a muoverci in questa direzione per rafforzare la tutela delle nostre produzioni di qualità e valorizzarle sui mercati» ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida.

Il ministro Francesco Lollobrigida
Il Ministero riconosce così un comparto che affonda le proprie radici nel cuore del Piemonte sin dall’Ottocento, e che ha saputo diventare un simbolo di stile e artigianalità in tutto il mondo. Il sistema delle indicazioni geografiche, di cui il Vermouth di Torino entra ora ufficialmente a far parte, vale oltre 20 miliardi di euro alla produzione e rappresenta il 16% dell’export agroalimentare italiano, per un controvalore complessivo superiore a 11,8 miliardi di euro.
Il riconoscimento a pochi giorni dall’annuncio del nuovo presidente
Ricordiamo, per l'occasione, che solo pochi giorni fa il Consorzio ha annunciato un cambio ai vertici. Il nuovo Consiglio di amministrazione ha infatti eletto presidente Bruno Malavasi, figura di rilievo del Gruppo Campari e oggi master of botanicals di “Davide Campari Milano”. Malavasi raccoglie il testimone da Roberto Bava, di “Giulio Cocchi”, che ha guidato il Consorzio dal 2019 al 2025, dopo essere stato tra i fondatori e primo presidente del precedente Istituto del Vermouth di Torino. Un passaggio di testimone che arriva nel momento forse più simbolico per la storia recente del Vermouth di Torino: quello del riconoscimento ufficiale da parte del Ministero, che segna la maturità definitiva di un prodotto capace di parlare al mondo mantenendo il cuore ben piantato in Piemonte.

L'ex presidente Roberto Bava con Bruno Malvasi
«Salutiamo con grande soddisfazione il riconoscimento del nostro Consorzio che, come giustamente evidenziato nel comunicato del Masaf, è il primo vino aromatizzato ad ottenere una tutela di questo livello. Credo sia doveroso riconoscere gran parte del merito di questo fondamentale risultato al grande lavoro fatto negli scorsi anni dal Consorzio con i suoi associati e, in particolare, al presidente Roberto Bava e al direttore Pierstefano Berta, che in questi giorni stanno passando il testimone a me e al nuovo Cda. Uno sprone in più per tutti noi ad andare avanti con passione» ha commentato il neo presidente Bruno Malavasi. Parole che riassumono bene lo spirito del momento: un cambio di guida che non interrompe un percorso, ma lo rilancia. Perché il Vermouth di Torino, oggi più che mai, sembra pronto a difendere le proprie radici guardando dritto al futuro.
La lunga vita del Vermouth e la leggenda di Carpano
Il Vermouth di Torino, come ricordato in apertura, vanta oltre due secoli di storia e una leggenda affascinante che, vera o meno, ha contribuito a costruirne il mito. Le sue origini risalgono al 1786, quando Antonio Carpano, giovane erborista torinese, ebbe l’intuizione di aromatizzare un vino bianco con erbe e radici per renderlo più piacevole e complesso. Il nome “Vermouth” (o “Vermut”) deriva dal tedesco Wermut, cioè l’artemisia maggiore, pianta dal potere digestivo che ancora oggi resta protagonista nella ricetta tradizionale. La leggenda racconta che Carpano, per far conoscere la sua creazione, inviò una cassa del suo vino aromatizzato alla corte di Re Vittorio Amedeo III: l’esperimento piacque così tanto da decretarne il successo immediato e trasformare il Vermouth in un’icona torinese destinata a conquistare il mondo.

L‘insegna di Carpano a Torino
In Piazza Castello, una lapide ricorda ancora quel gesto come atto di nascita ufficiale del Vermouth di Torino. Da allora, il Vermouth ha attraversato epoche e tendenze, trasformandosi ma restando fedele alle sue radici. “Bianco, rosso o dry”, per dirla con un vecchio slogan, è oggi un ingrediente chiave di cocktail internazionali come il Martini, il Negroni e l’Americano. È tornato protagonista anche grazie al lavoro dello stesso Consorzio, che tutela il marchio e ne promuove la cultura attraverso iniziative come il Salone del Vermouth, giunto alla sua seconda edizione, e la ricorrenza del World Vermouth Day il 21 marzo, segno del rinascimento globale di questo simbolo di piemontesità e della rinascita dei vermouth di alta gamma.