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Champagne: vendemmia 2025 eccellente, ma il mercato preoccupa

La raccolta 2025 ha consegnato uve sane e mature come raramente accade, ma tra dazi americani, concorrenza degli spumanti e consumi in calo in Francia, la Champagne guarda al futuro con cautela

 
03 ottobre 2025 | 11:05

Champagne: vendemmia 2025 eccellente, ma il mercato preoccupa

La raccolta 2025 ha consegnato uve sane e mature come raramente accade, ma tra dazi americani, concorrenza degli spumanti e consumi in calo in Francia, la Champagne guarda al futuro con cautela

03 ottobre 2025 | 11:05
 

La Champagne archivia una vendemmia 2025 che fa ben sperare: uve sane, maturità aromatica di prim’ordine e condizioni meteo ideali hanno consegnato al vigneto francese un raccolto che, secondo l’Unione generale dei viticoltori di champagne (Sgv), promette «vini di altissima qualità». Ma all’entusiasmo dei campi si affianca la preoccupazione per mercati in flessione, con l’Unione che chiede «una maggiore mobilitazione da parte delle autorità pubbliche» per garantire accesso e competitività all’estero.

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Uve di qualità e raccolta tra le più precoci

«È stata una vendemmia splendida, con condizioni meteorologiche straordinarie, quindi siamo molto soddisfatti - ha dichiarato il presidente della Sgv, Maxime Toubart. Questo ci ha permesso di avere un eccellente stato delle uve e una splendida maturità aromatica. È ancora troppo presto per dire se sarà un’annata eccezionale, ma alcuni enologi affermano che uve eccezionali produrranno senza dubbio vini eccezionali». Un entusiasmo motivato anche dal calendario: la raccolta, iniziata il 20 agosto nella regione dell’Aube e conclusa intorno al 10 settembre, è stata una delle più precoci degli ultimi decenni.

Il tema del cambiamento climatico è inevitabile. «Dal 2000, abbiamo vendemmiato ad agosto sette volte, il che dimostra il cambiamento climatico» ha osservato ancora Toubart, ricordando come la precocità delle raccolte sia ormai un segno distintivo degli ultimi anni. Sul fronte delle quantità, la resa 2025 dovrebbe attestarsi tra i 9mila e i 10mila kg per ettaro, centrando così l’obiettivo di 9mila kg/ha che il settore aveva fissato lo scorso luglio. In Champagne, infatti, ogni anno viene stabilito un volume produttivo di riferimento sulla base delle previsioni di vendita: un modello unico in Francia, che dal 2022 ha visto ridurre progressivamente la quota disponibile, in una logica di «dimensione quantitativa controllata», come ha sottolineato lo stesso Toubart.

L’incognita dei mercati e il nodo dei dazi

Se dal punto di vista agricolo la soddisfazione è palpabile, quello commerciale continua invece a rappresentare la vera sfida. Il comparto punta a una stabilizzazione delle spedizioni dopo il calo del 2024, che con 271,4 milioni di bottiglie segnava un arretramento rispetto ai tre anni precedenti intorno ai 300 milioni. A pesare è soprattutto il mercato interno, che con il 44% dei volumi risente «della persistente crisi e del calo del potere d’acquisto», come ha evidenziato Estelle Thibault, direttore generale della Sgv. Sul fronte export, che vale il 56% delle bottiglie e il 64% del valore complessivo, lo champagne resta esposto a «politiche protezionistiche, nonché a una maggiore concorrenza» da parte di altri spumanti.

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È in questo scenario che l’Unione dei viticoltori rilancia il pressing politico. La priorità riguarda gli Stati Uniti, dove dallo scorso 7 agosto è entrato in vigore un dazio doganale del 15% sui vini Ue. Una misura che rischia di pesare su un mercato strategico e che spinge la Sgv a chiedere la prosecuzione dei negoziati. «La questione non è chiusa, abbiamo ancora speranza» ha concluso Toubart, affidando alla diplomazia il compito di affiancare al potenziale delle vigne la possibilità concreta di restare competitivi sui mercati globali.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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