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proposta

AssoBirra: due centesimi in meno di accisa possono rilanciare il comparto

AssoBirra chiede al Governo una riduzione delle accise nella Legge di Bilancio 2026 per sostenere il comparto della birra che vale 10,4 miliardi. Una misura ritenuta decisiva per consumi, investimenti e competitività

 
17 novembre 2025 | 16:59

AssoBirra: due centesimi in meno di accisa possono rilanciare il comparto

AssoBirra chiede al Governo una riduzione delle accise nella Legge di Bilancio 2026 per sostenere il comparto della birra che vale 10,4 miliardi. Una misura ritenuta decisiva per consumi, investimenti e competitività

17 novembre 2025 | 16:59
 

In vista della Legge di Bilancio 2026, AssoBirra torna a porre l’attenzione su un tema considerato centrale per la tenuta del comparto: la necessità di una riduzione strutturale delle accise sulla birra. Una richiesta che nasce da una combinazione di elementi critici: il rallentamento di produzione, consumi ed export registrato negli ultimi due anni; l’aumento del peso fiscale sul prezzo finale; la pressione inflattiva che riduce il potere d’acquisto e mette in difficoltà sia le imprese sia i consumatori; la necessità di sostenere la filiera agricola - dall’orzo distico al luppolo - proprio in un momento di transizione verso modelli produttivi più sostenibili. L’associazione ricorda inoltre che gli impatti positivi delle precedenti riduzioni dell’aliquota, unite al contributo economico complessivo del settore, dimostrano come un intervento mirato possa generare valore diffuso. Per questo la proposta di AssoBirra per il 2026 mira a correggere al ribasso l’accisa di due centesimi, un costo stimato di 4,7 milioni ma considerato essenziale per ridare slancio a un comparto che genera oltre 10,4 miliardi di euro di valore condiviso e 112.000 posti di lavoro.

AssoBirra: due centesimi in meno di accisa possono rilanciare il comparto

Il comparto della birra vale 10,4 miliardi

Un comparto che genera valore ma mostra segnali di rallentamento

Il settore birrario italiano ha consolidato negli anni un ruolo di primo piano nell’agroalimentare, creando 92 miliardi di ricchezza nell’ultimo decennio e contribuendo alla fiscalità generale per circa 4 miliardi di euro l’anno. L’occupazione diretta e indiretta supera le 112.000 unità, con un rapporto significativo: ogni lavoratore impegnato nella produzione genera ulteriori 31 posti lungo la filiera.

Nonostante questa solidità strutturale, negli ultimi due anni il comparto ha iniziato a registrare un peggioramento dei principali indicatori. La produzione ha rallentato e i consumi interni sono diminuiti dell’1,5%, mentre l’export ha segnato un calo del 7,8%, un dato particolarmente rilevante se si considera la crescente vocazione internazionale dei birrifici italiani. Parallelamente, l’aumento delle accise nel 2024 ha comportato un aggravio pari a 20 milioni di euro, incidendo ulteriormente sui costi in un momento in cui l’inflazione e la perdita di potere d’acquisto stanno già limitando la capacità di spesa delle famiglie.

Accise e prezzo finale: un peso che condiziona consumi e competitività

L’accisa è parte integrante del prezzo di vendita e, secondo AssoBirra, rappresenta oggi uno dei fattori che condizionano maggiormente la competitività del settore. Nei formati più diffusi, come la bottiglia da 66 cl, può arrivare a incidere fino al 40% del prezzo al consumo, mentre su una birra media alla spina il prelievo fiscale equivale a circa 80 centesimi. Un peso che si ripercuote direttamente sul mercato: prezzi più alti frenano i consumi interni, alimentano la contrazione della domanda e rendono più complessa la concorrenza con i produttori esteri, soprattutto in un periodo di incertezza economica.

AssoBirra: due centesimi in meno di accisa possono rilanciare il comparto

Federico Sannella, presidente di AssoBirra

«La birra è una filiera viva che coinvolge agricoltura, industria e distribuzione», osserva il presidente Federico Sannella, ricordando come la riduzione dell’accisa non sia solo un intervento fiscale, ma una scelta in grado di incidere su investimenti, occupazione e innovazione.

I risultati delle riduzioni del passato e i limiti delle misure attuali

AssoBirra sottolinea come le riduzioni applicate tra il 2017 e il 2022 abbiano prodotto effetti tangibili: un aumento dei consumi nazionali del 10%, una crescita della produzione dell’11%, una spinta del 5% alla coltivazione di orzo distico e l’avvio dei primi progetti dedicati al luppolo italiano. Elementi che, insieme, dimostrano la capacità del comparto di trasformare benefici fiscali in investimenti, ampliamento della filiera agricola e maggiore competitività.

Restano invece limitati i vantaggi introdotti con la Legge di Bilancio 2025, che ha applicato una riduzione pluriennale dell’accisa solo ai piccoli birrifici fino a 60.000 ettolitri. Una misura considerata utile ma circoscritta, perché riguarda appena il 3% della produzione complessiva.

AssoBirra: una riduzione strutturale per la Legge di Bilancio 2026

«Ridurre le accise non è solo una scelta fiscale», afferma il vicepresidente Paolo Merlin, che segue per l’associazione i temi fiscali. «È una leva che incide direttamente sul mercato: quando l’accisa cala, consumi e produzione crescono; quando aumenta, si riduce il potere d’acquisto e si alimenta l’inflazione, perché entra pienamente nella formazione del prezzo finale». Per queste ragioni AssoBirra propone una modifica mirata all’aliquota per il 2026, riducendola da 2,99 a 2,97 euro per ettolitro e grado Plato. Il costo stimato per lo Stato è di 4,7 milioni di euro, un onere che l’associazione considera minimo se rapportato al valore complessivo della filiera e agli effetti positivi attesi su produzione, consumi, export e investimenti agricoli.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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