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Langhe Dolcetto: quando il design dell’etichetta trasmette emozione

L’etichetta del Langhe Dolcetto firmata da Maurizio D’Andrea trasforma il vino in esperienza emotiva, unendo arte, inconscio e design prima ancora di stappare la bottiglia

 
26 dicembre 2025 | 20:30

Langhe Dolcetto: quando il design dell’etichetta trasmette emozione

L’etichetta del Langhe Dolcetto firmata da Maurizio D’Andrea trasforma il vino in esperienza emotiva, unendo arte, inconscio e design prima ancora di stappare la bottiglia

26 dicembre 2025 | 20:30
 

Ci sono etichette che raccontano un territorio, altre che raccontano un vino. Quella firmata dall’artista Maurizio D’Andrea per il Langhe Dolcetto di Giovanni Prandi ne racconta uno in più: l’inconscio. Nasce infatti da una visione che affonda le radici negli studi di Jung, Freud e Lacan, applicati alla pittura e al teatro, e si traduce in un’immagine che è molto più di un segno grafico.

Langhe Dolcetto: quando il design dell’etichetta trasmette emozione

Il Langhe Dolcetto di Giovanni Prandi

Al centro, o meglio in sospensione, compare un calice informe, riconoscibile ma non definito, come se fosse colto nell’atto di diventare qualcos’altro. Non è un contenitore, bensì un simbolo. Attorno, un campo cromatico stratificato: colori che si accavallano, si sfiorano, si respingono, creando vortici, densità improvvise, bagliori e zone di quiete.  È un paesaggio mentale, lo specchio visivo di un attraversamento nell’inconscio, al centro della ricerca di D’Andrea.

Design ed emozione: il Dolcetto di Giovanni Prandi

È in questo gioco di colori stratificati  che il calice diventa un punto di condensazione: non contiene solo vino, ma forze emotive, tensioni, possibilità. È il momento esatto in cui un gesto quotidiano - bere un bicchiere - si trasforma in un atto quasi rivelatorio. Come accade spesso col vino, che non si limita a esprimere un vitigno, ma risveglia zone sottili dell’immaginario. L’etichetta, dunque, non vuole illustrare il Dolcetto. Vuole colpire la parte emozionale del potenziale compratore, parlargli prima che il vino arrivi al naso e al palato.

In un panorama enologico sempre più attento al design, quella di Giovanni Prandi e Maurizio D’Andrea è un’etichetta che sceglie la strada meno ovvia: non l’estetica fine a sé stessa, ma la profondità; non lo storytelling, ma il simbolo. E ricorda che il vino può essere anche questo: un ponte fra inconscio, desiderio e forma, un’esperienza che inizia ben prima di stappare.

Via Farinetti, 5 12055 (Cn)
Tel +39 338 5307015

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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