E zuccheraggio sia! Di anime profondamente radicate nella gente di Francia (abbiamo mica detto… Gallia!) ne scopriremo due. Qui la prima: l’anima razionale del loro grande filosofo e matematico René Cartesio. Sua sintesi estrema: y = f(x). L’una cosa è funzione di un’altra cosa.
Zuccheraggio: perché il via libera della Francia?
Perché i francesi hanno dato il via libera allo zuccheraggio dei vini fermi Aoc (Appellation d’origine protégée)? Semplicemente perché vi è concomitanza forte di due fenomeni al cospetto dei quali, come invece sta facendo quel popolo variegato vicino di casa (che poi saremmo noi italiani), non si può fare finta di niente e continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto.

In Francia via libera allo zuccheraggio dei vini fermi Aoc
I due fenomeni concomitanti sono la crisi del settore vinicolo, con una vistosa (e non recentissima) caduta tendenziale dei consumi, e le emergenti tendenze di consumo, soprattutto da parte delle nuove generazioni, che preferiscono vini più morbidi. Quindi, la decisione di dare il via libera allo zuccheraggio dei vini fermi Aoc (y) è in funzione (f) della concomitanza dei due suddetti fenomeni (x). Tutto razionale, senza dubbio alcuno. Aoc sarebbe la nostra Dop e da adesso useremo Dop.
Le aree coinvolte e i limiti tecnici
Le zone vinicole più interessate sono Bordeaux e Côtes-du-Rhône. L’aggiunta di zucchero ottenuto dal mosto d’uva era fino ad oggi consentita per i vini Igp e per lo Champagne. Per i vini fermi Dop ci sono tuttavia limiti precisi: l’edulcorazione sarà possibile se il prodotto finale non conterrà zuccheri residui fermentescibili (fruttosio e glucosio) in quantità superiore ai 9 grammi per litro.

Finora l'aggiunta di zucchero era consentita per i vini Igp e per lo Champagne
L’anima barricadera dei francesi
Ed eccoci all’anima barricadera della gente di Francia. Se di vicende probanti avessimo bisogno per testimoniarne l’esistenza, ci sarebbero sufficienti due eventi storici: la Presa della Bastiglia (14 luglio 1789) e il Maggio Francese del 1968. Il 15 novembre dello scorso anno, circa quattromila viticoltori manifestarono nella città di Béziers, a sud di Tolosa. Richiedevano estirpi, remunerazioni adeguate per le uve, semplificazioni burocratiche e un sostegno finanziario di emergenza. Esemplarmente chiara la dichiarazione del sindacato: «Non siamo di fronte a una crisi passeggera ma a un allarme rosso». La ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard, promise che avrebbe preso provvedimenti, e la parola è stata mantenuta.
Estirpi, distillazione e sostegni
Soffermiamoci sul tema degli estirpi. La stima dei vigneti da estirpare (tecnicamente si parla di eradicazione definitiva dei vigneti) è di 35mila ettari. L’obiettivo dichiarato dal governo francese è «riequilibrare l’offerta e ripristinare la redditività delle aziende agricole», soprattutto nelle aree centrali e meridionali dell’Esagono e in particolare per la tipologia di vino rosso.

La stima dei vigneti da estirpare è di 35mila ettari
Inoltre, la ministra Genevard ha chiesto al commissario europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Christophe Hansen, di mobilitare la riserva di crisi europea per finanziare la distillazione di crisi delle eccedenze, in particolare gli stock delle cantine cooperative. A ciò si aggiungono: proroga dei prestiti alle imprese del vino e sgravi contributivi previdenziali
Italia e Francia: primi e secondi
Italia e Francia sono prima e seconda e seconda e prima.
Sì, spieghiamoci meglio.
Dall’ultima vendemmia:
- Italia prima per produzione
- Francia seconda
Ma:
- Francia prima per valore all’export
- Italia seconda
Una meditazione la facciamo?!
Zuccheraggio sì, zuccheraggio no
Come sono messi i cugini cisalpini dei francesi? Oddio, ma i cugini cisalpini dei francesi siamo noi! Le pratiche di zuccheraggio e concentrazione, pur avendo lo stesso scopo (aumentare il grado alcolico), differiscono profondamente. Lo zuccheraggio (aggiunta di saccarosio) è vietato in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Vino italiano e francese: il confronto
In Italia è consentita la concentrazione tramite MCR (Mosto Concentrato Rettificato), derivato naturale dell’uva, percepito come più coerente con l’identità territoriale. Il grado alcolico può essere aumentato al massimo del 2% vol., salvo deroghe eccezionali. Non seguire l’esempio francese è una scelta chiara: preservare identità e terroir.
Il nodo dell’etichetta
Qui però la partita diventa impari. Non tanto per la pratica in sé, quanto per l’assenza di obbligo di dichiarazione in etichetta. Questo opacizza il confronto tra un vino ottenuto da uve naturalmente ricche e uno corretto con zuccheraggio. Siamo al cospetto di una concorrenza sleale, laddove non si ritenga doveroso informare correttamente il consumatore.
Biodiversità italiana: sappiamo raccontarla?
La crisi e il calo dei consumi valgono anche per l’Italia. Quindi: che fare? Seguire i cugini transalpini o enfatizzare la nostra biodiversità? Ma chiediamocelo impietosamente: sappiamo farlo? Otto vitigni a caso: Cannonau, Glera, Grillo, Nebbiolo, Nero d’Avola, Primitivo, Sangiovese, Vermentino. Chi li conosce davvero nel mondo? E in Italia? La Francia ha pochi vitigni, ma li sa raccontare benissimo. Noi abbiamo infinite storie, ma manca la voce narrante.

La Francia ha pochi vitigni, ma li sa raccontare benissimo
La Francia ha tre brand territoriali forti: Bordeaux, Borgogna, Champagne. Noi ne abbiamo cinque: Etna, Franciacorta, Langhe, Montalcino, Valdobbiadene. Abbiamo qualità, paesaggi, storia. Non abbiamo l’anima razionale, non abbiamo l’anima barricadera. Ma abbiamo l’anima creativa. E al mosto non aggiungiamo saccarosio.
Una simpatia antica
Cari cugini transalpini, condividiamo secoli di storia. L’Unità d’Italia iniziò con voi (1859) e si concluse contro di voi (1870). Tra noi ci sono baruffe, ma anche stima e simpatia. Voi avete avuto Brigitte Bardot. Noi Anna Magnani. Voi vi tenete la vostra B.B., noi la nostra Nannarella. Contenti entrambi.