Un’unica indicazione geografica per rafforzare l’identità del vino piemontese sui mercati internazionali. Il progetto “Piemonte”, promosso da Piemonte Land of Wine, punta a fare sistema tra denominazioni, promozione coordinata e riconoscibilità all’estero, valorizzando paesaggio Unesco, turismo del vino e strategie condivise, con il confronto aperto a Grandi Langhe.

Vino piemontese, nasce il progetto dell’indicazione geografica “Piemonte”
Un’indicazione geografica per fare sistema
Nasce da un’idea del Consorzio Piemonte Land of Wine, che riunisce i Consorzi vitivinicoli piemontesi presieduti da Francesco Monchiero, il progetto dell’indicazione geografica “Piemonte”, destinata a comparire in etichetta accanto alle grandi denominazioni regionali. Un’iniziativa che si propone come uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni nella strategia di promozione del vino piemontese, con l’obiettivo di rafforzarne il riconoscimento sui mercati.

Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Piemonte Land of Wine
Il tema sarà al centro anche di "Grandi Langhe e il Piemonte del vino", in programma dal 26 al 27 gennaio negli spazi delle OGR di Torino. La manifestazione, ormai punto di riferimento per il comparto, richiama ogni anno migliaia di operatori, buyer e rappresentanti della stampa specializzata da tutto il mondo, offrendo un contesto ideale per discutere di strategie comuni e prospettive future. L’idea alla base del progetto è promuovere le principali denominazioni piemontesi - Langhe, Monferrato, Astigiano, Roero e Alto Piemonte - valorizzandone le specificità, ma anche inserendole sotto un’unica indicazione geografica “ombrello”, capace di comunicare in modo immediato il valore complessivo di una regione che rappresenta una delle eccellenze del vino italiano.
Il riconoscimento internazionale
A rafforzare questa visione contribuisce anche il Golden Vines Report 2025, che ha indicato il Piemonte come regione vitivinicola più promettente e attrattiva al mondo per il 2026, davanti a Champagne, Borgogna e Toscana. Un risultato ottenuto sulla base di sondaggi condotti in 110 Paesi, con il contributo di oltre 830 professionisti del settore. L’esigenza di un’indicazione geografica condivisa è legata anche all’evoluzione dei mercati internazionali, sempre più competitivi. «Spesso, all’estero, si riconosce prima la regione della singola Doc o Docg - spiega Monchiero -. Piemonte è già sinonimo di grandi vini: strutturare questa percezione significa dare più forza a tutti».
La visione di Piemonte Land of Wine
«Il Piemonte del vino è un sistema straordinario per qualità, storia e diversità - osserva Monchiero - ma oggi più che mai dobbiamo essere in grado di presentarci in modo coordinato». L’indicazione geografica “Piemonte”, sottolinea il presidente, «nasce per affiancare, non per sostituire, le singole denominazioni, offrendo loro una piattaforma comune di visibilità e promozione».

Monchiero richiama anche l’esperienza di Grandi Langhe, nata dall’iniziativa dei Consorzi di Barolo, Barbaresco e Roero e successivamente estesa a tutti i territori vitivinicoli piemontesi: «Fare squadra paga in termini di visibilità, massa critica e forza contrattuale nella comunicazione». Un modello ispirato anche a rassegne internazionali come il Grands Jours de Bourgogne, che dimostra come la presentazione unitaria rafforzi l’intero sistema.
Promozione, paesaggio e turismo
Il progetto prevede azioni di promozione integrate, dalla partecipazione coordinata a fiere ed eventi internazionali alle iniziative di comunicazione e incoming, con l’obiettivo di raccontare il Piemonte come un mosaico di territori uniti da valori comuni: qualità, identità, sostenibilità e legame con il paesaggio. Un paesaggio che, in gran parte delle aree vitivinicole, è riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2014, elemento che contribuisce anche allo sviluppo dei flussi turistici legati al vino e alla ristorazione. «Non si tratta solo di marketing, ma di una visione strategica», precisa Monchiero. L’inserimento dell’indicazione geografica “Piemonte” nei disciplinari, già approvato dalla maggior parte dei Consorzi di tutela, rappresenta un passaggio chiave per costruire un percorso condiviso con produttori e operatori. «Vogliamo che Piemonte sia una casa comune, un progetto aperto e capace di crescere nel tempo», conclude il presidente.
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