Il nome Chianti continua a essere uno dei più esposti agli abusi nel mondo digitale. Tra e-commerce, social network e siti web, l’uso improprio della denominazione resta diffuso e in continua evoluzione. Un report del Consorzio Vino Chianti fotografa numeri, canali e criticità di una pressione che va ben oltre il vino in bottiglia.

Falso Chianti, oltre 2.500 contenuti illeciti individuati online negli ultimi sei mesi
Il nome Chianti sotto pressione nel mondo digitale
Oltre 2.500 contenuti online che utilizzano in modo improprio la denominazione Chianti sono stati individuati negli ultimi sei mesi all’interno dell’ecosistema digitale. È quanto emerge dal Report di Online Brand Protection - Overview 2025, commissionato dal Consorzio Vino Chianti, che restituisce una fotografia puntuale di un fenomeno ormai strutturale e diffuso, ben oltre i confini della produzione vitivinicola.

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti
Nel periodo analizzato sono stati censiti 2.507 contenuti irregolari, distribuiti su 411 siti web differenti, presenti su piattaforme di e-commerce internazionali, social network e nomi a dominio che includono il termine Chianti. Un utilizzo che, come evidenzia il report, «si estende ben al di fuori del perimetro della denominazione di origine», coinvolgendo ambiti e settori estranei al vino certificato.
Dalle imitazioni ai wine kit, un uso che va oltre il vino
L’analisi mette in luce come una parte consistente delle violazioni riguardi prodotti potenzialmente contraffatti, ma anche prodotti trasformati non autorizzati, kit per la produzione domestica di vino e vini commercializzati in formati non consentiti. Accanto a questi casi, il nome Chianti viene spesso associato a abbigliamento, accessori, bicchieri e oggetti di uso comune, sfruttando la notorietà della denominazione come elemento attrattivo.
In alcuni casi più critici, il monitoraggio ha individuato anche siti di phishing, che utilizzano immagini, nomi e riferimenti al Chianti con finalità ingannevoli. «Un fenomeno che non danneggia solo il marchio, ma rischia di confondere il consumatore», spiegano fonti vicine al dossier.
Enforcement e rimozioni: un presidio continuo
Accanto all’attività di analisi e mappatura, nel corso del 2025 il Consorzio Vino Chianti ha intensificato le azioni di enforcement, ottenendo la rimozione di 1.091 contenuti illeciti dal web. Un risultato che conferma l’efficacia di un controllo strutturato e continuativo, ma che allo stesso tempo evidenzia come il fenomeno resti ampio e in costante trasformazione.

Il nome Chianti continua a essere uno dei più esposti agli abusi nel mondo digitale
La concentrazione maggiore delle violazioni si registra sulle grandi piattaforme internazionali di e-commerce e sui marketplace attivi sia a livello globale sia locale, dove la velocità di pubblicazione e la frammentazione dei controlli rendono più complesso l’intervento tempestivo.
Social network e domini, un’area ancora sensibile
Il monitoraggio ha interessato anche i social network, dove sono stati individuati 83 account che utilizzano la denominazione Chianti all’interno del nome o dell’identità digitale. Si tratta in prevalenza di profili legati al mondo del vino e della ristorazione, ma non sempre riconducibili a soggetti autorizzati.

Analoga attenzione è stata riservata ai nomi a dominio: l’analisi ha rilevato 105 domini contenenti il termine Chianti, molti dei quali riferibili a ristoranti, vinerie o attività commerciali. Una zona grigia che, pur non configurando automaticamente una violazione, rappresenta un punto critico per la tutela del marchio e per la corretta informazione del consumatore finale.
Tutela del valore e informazione al consumatore
Il report restituisce l’immagine di una denominazione fortemente attrattiva, ma proprio per questo esposta a utilizzi impropri. La strategia del Consorzio punta a rafforzare il presidio digitale come strumento di tutela del valore economico e culturale del Chianti, ma anche come garanzia di trasparenza per il mercato. «Difendere il nome significa difendere l’identità del vino e il lavoro dei produttori», è la linea che emerge dall’azione portata avanti negli ultimi mesi.
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