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venerdì 23 gennaio 2026  | aggiornato alle 17:09 | 116971 articoli pubblicati

Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta

La Valle d’Aosta non è solo sci e turismo invernale, ma anche una piccola e sorprendente regione del vino. Con appena un milione di bottiglie prodotte e una Doc unica, il territorio custodisce vitigni autoctoni rari, vigne d’alta quota e vini difficili da trovare fuori regione, espressione autentica di montagna, tradizione e gastronomia locale

23 gennaio 2026 | 12:18
Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta
Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta

Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta

La Valle d’Aosta non è solo sci e turismo invernale, ma anche una piccola e sorprendente regione del vino. Con appena un milione di bottiglie prodotte e una Doc unica, il territorio custodisce vitigni autoctoni rari, vigne d’alta quota e vini difficili da trovare fuori regione, espressione autentica di montagna, tradizione e gastronomia locale

23 gennaio 2026 | 12:18
 

Paradiso di tutti gli sciatori, la Valle d’Aosta, con i suoi estesi comprensori e i suoi impianti efficienti e ramificati, è frequentatissima meta di settimane bianche e di gite in giornata. Ma questa piccola regione non è solo sci: è anche terra di storia, tradizioni, gastronomia e di vini di grande valore e tutto sommato poco conosciuti. La produzione di vini valdostani è infatti molto contenuta: in Valle d’Aosta si produce circa un milione di bottiglie, pari allo 0,1% del vino italiano. Sono quindi vini non facilissimi da trovare fuori regione perché sono consumati soprattutto nelle strutture turistiche della valle. Vini rari, quindi, e questo li rende ancora più interessanti da assaggiare, soprattutto dopo una giornata trascorsa sulle nevi, abbinati ai sontuosi piatti della gastronomia locale.

Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta

La Valle d'Aosta ha un patrimonio vitivinicolo unico

Un patrimonio unico di vitigni autoctoni

I vini valdostani hanno anche un’altra sorprendente peculiarità. Pur trovandoci in una terra di confine e di passaggio tra i due maggiori produttori mondiali di vino - Italia e Francia - siamo di fronte a un patrimonio viticolo autoctono veramente fuori dal comune: sono infatti 13 i vitigni autoctoni allevati in valle, tutti a bacca rossa, tranne uno, il Prié Blanc. Questo non significa che in Val d’Aosta non si coltivino anche altre uve, anzi! Sono infatti numerosi i cultivar di origine francese e/o italiana coltivati nelle vigne valdostane, che troviamo quasi sempre assemblati tra loro e soprattutto alla componente locale, per dare vita a vini complessi ma, al tempo stesso, facili da bere e da apprezzare. Generalizzando, possiamo dire che la Valle d’Aosta è più terra di blend che di monovitigni. Ma come orientarsi nella scelta? Ci troviamo davanti a una sola Doc - "Valle d'Aosta" o "Vallée d'Aoste" - che comprende tutti i vini di qualità della regione, caratterizzati da sette sotto-denominazioni, tra le quali scegliere il vino per la nostra cena.

Blanc de Morgex et de La Salle, il vino delle vigne più alte

Per la nostra selezione partiamo da quello più iconico, il Blanc de Morgex et de La Salle, vino molto particolare, diremmo unico: è ottenuto da vigneti tra i più alti d’Europa (da 900 a 1300 metri di altitudine) ed è uno dei pochi monovitigni della zona, in quanto è ricavato esclusivamente uve autoctone Prié Blanc.

Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta

A Morgex ci sono vigneti tra i più alti d‘europa

Ad alta quota, temperatura e secchezza dell'aria impediscono il diffondersi di malattie e consentono di ridurre considerevolmente i trattamenti, rispetto ad altre aree vitivinicole. Perfino la fillossera non resiste all'altitudine. Per questo, le viti da cui si ottiene questo vino non richiedono di essere innestate su piede americano e sono perciò definite su “pié franc”. Il colore è giallo paglierino tendente al verdognolo, il profumo è delicato con sottofondo di erbe di montagna, il gusto è secco, acidulo, molto delicato. Adatto come aperitivo, si accompagna con antipasti delicati, con piatti di pesce o con carni bianche. È ottimo anche abbinato alla rinomata Fontina valdostana.

Chambave Muscat, tra versione secca e flétri

Altra perla della vitivinicoltura valdostana è Chambave Muscat, vino di colore giallo paglierino brillante, con riflessi dorati, di buon corpo, secco, con retrogusto finemente speziato. Si presta a essere bevuto fuori pasto, soprattutto come aperitivo, anche se trova buoni abbinamenti con crostacei e formaggi mediamente stagionati. Il Chambave Muscat è molto ricercato nella versione flétri, ricavato cioè da grappoli fatti appassire in ambienti arieggiati. La vinificazione avviene quando gli acini perdono parte dell’acqua, evidenziando la loro ricchezza zuccherina e aromatica. Vino dal profumo intenso, con sfumature di miele e confettura, si abbina bene alla pasticceria secca.

Vini di confine tra Italia e Francia: l’identità nascosta della Valle d’Aosta

Le colline di Chambave dove si raccolgono le uve per il Chambave Muscat

Torrette, il rosso più rappresentativo della Valle d’Aosta

Passando ai rossi, suggeriamo prima di tutto il Torrette, che è anche il vino valdostano prodotto in maggiore quantità, per l’ampiezza dell’area di produzione: ben undici comuni, incluso il capoluogo di Regione.

Montasio Cattel

Il disciplinare prevede che per la sua vinificazione sia utilizzata una quantità non inferiore al 70% di Petit Rouge, a cui si aggiungono Pinot Noir, Gamay, Dolcetto e gli autoctoni Fumin, Vien de Nus, Majolet e Premetta. Vino di buon corpo, il Torrette è ottimo da consumare a tutto pasto, ideale con le carni e i salumi locali e formaggi stagionati. La versione Supérieur, ottenuta dai vigneti più soleggiati e con limitate rese per ettaro, si differenzia per maggiore concentrazione delle uve e affinamento più prolungato.

Arnad-Montjovet, il rosso delle vigne storiche e del Lardo d’Arnad

Sempre tra i rossi, proponiamo l’Arnad-Montjovet, ottenuto da un complesso assemblaggio di Nebbiolo, Dolcetto, Pinot Nero e Freisa, a cui si aggiungono Neyret e Vien de Nus. Ha un profumo intenso e fine, con sensazioni di spezie e si abbina felicemente con il pregiatissimo Lardo d’Arnad.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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