Nonostante profonda crisi economica del Venezuela, caratterizzata da alta inflazione, svalutazione del bolívar - la moneta nazionale -, contrazioni economiche e sanzioni internazionali, cui si è aggiunta anche quella politica dopo l'intervento degli Stati Uniti di Donald Trump, l’industria del rum continua a registrare performance significative sui mercati esteri. Nel primo semestre del 2025 le esportazioni non petrolifere del paese sono aumentate di quasi l’88%, con il rum tra i prodotti più esportati, raggiungendo oltre 2 milioni di casse in più di 100 paesi e contribuendo per circa il 3% al PIL nazionale.

Il rum vale circa il 3% del Pil venezuelano
La produzione interna e le sfide del mercato locale
Se il settore petrolifero è gravato dalla crisi e dalle sanzioni, il rum mantiene un ruolo rilevante a livello internazionale, mentre il mercato interno subisce gli effetti della svalutazione e dell’inflazione. Il potere d’acquisto dei venezuelani è ridotto e molti consumatori preferiscono limitare il consumo di beni «non essenziali» o orientarsi verso prodotti artigianali più economici. Ne consegue una maggiore focalizzazione delle aziende sull’export rispetto al consumo interno, con buona pace del famoso claim del rum che si beve "nei peggiori bar di Caracas".
Opportunità e rischi futuri
Secondo beverfood, il rum venezuelano potrebbe beneficiare di una diversificazione economica lontano dal petrolio, puntando sull’export e sulla qualità. La reputazione internazionale della categoria apre margini per crescere nei mercati europei, nordamericani e asiatici, anche se rimangono incerte le questioni legate ai dazi verso gli Stati Uniti, che possono variare in base a normative e interpretazioni politiche. L’instabilità politica e le sanzioni continuano a rappresentare ostacoli per investimenti e relazioni commerciali. Altri fattori critici riguardano i costi di produzione, la logistica e la disponibilità di valuta forte per importare materie prime e tecnologie.