11 dicembre 2010, una data che Giorgio Melandri e il sottoscritto ricordano molto bene. Allora, ancora coordinatore per Toscana e Umbria per la Guida Vini Buoni d’Italia, avevo convocato per un tavolo di confronto fra le principali guide di settore (evento meglio noto come Quelli che le Guide) un po’ di amici. Sono intervenuti Andrea Gori in quota “web” (Intravino), Mario Busso per Guida Vini Buoni d’Italia, Ian D’Agata per Italys Best Wine, Giancarlo Gariglio per Guida Slow Wine e, citandoli con un velo di malinconia, perché se ne sono andati troppo presto, Daniel Thomases il primo marzo 2020 (Guida i Vini di Veronelli) e il compianto Giampaolo Gravina (Guida Vini Espresso).

I diversi vini Sangiovese proposti da Mutiliana
Giorgio Melandri rappresentava allora come Responsabile per l’Emilia-Romagna la Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Abituato a degustazioni massacranti, punteggi da attribuire e produttori con cui confrontarsi quotidianamente, ha realizzato progressivamente, come un’illuminazione, la necessità di mettersi in gioco non più da spettatore ma da attore in prima persona.
Mutiliana e le tre valli di Modigliana
Nasce Mutiliana. Per un’attenta lettura del territorio, Giorgio Melandri ha progettato e realizzato vigne in tutte e tre le valli - Acereta - Tramazzo e Ibola che salgono da Modigliana fino all’Appennino, con l’obiettivo di produrre tre Sangiovese, uno per ogni valle, ciascuno portavoce dell’originalità del suo vigneto, valorizzando le diverse espressioni di questo vitigno. Alla selezione meticolosa delle uve seguono lunghe macerazioni e solo cemento per gli affinamenti, con una maniacale attenzione in vinificazione senza utilizzo di prodotti enologici, salvo pochissima solforosa.

Giorgio Melandri, il creatore di Mutiliana
Poi il gusto dell’attesa. Mutiliana è parte dell’Associazione Stella dell’Appennino che riunisce i produttori del comune e si occupa della tutela del territorio e delle sue produzioni vitivinicole. Mutiliana è artigianato senza compromessi, un progetto culturale, ha dato voce a vigne che sarebbero state abbandonate e quindi evitando l’impianto di nuovi vigneti con relativo consumo di risorse.
Tre Sangiovese, un’unica visione
Adesso non resta che commentare i 3 vini sottoposti al nostro vaglio, rigorosamente interamente a base di uve Sangiovese, derivanti da 6 ettari di vigneti in affitto, vinificati in vasche di cemento per 12/13 mila bottiglie prodotte all’anno. Il Romagna Doc Sangiovese Modigliana Tramazo 2021, il Romagna Doc Sangiovese Modigliana Ibbola 2021 e il Romagna Doc Sangiovese Modigliana Acereta 2021.

Acereta, Tramazo e Ibbola, tre Romagna doc Sangiovese Modigliana
Giorgio la vede un po’ così a prescindere dall’annata: «Ogni vino è diverso Ibbola più speziato e agrumato, (in questo 2021 risaltano anche profumi di petali di rosa e frutti rossi), Acereta dalle note floreali e un po’ terrose (ma non mancano sentori di macchia mediterranea e melograno. Tramazo spicca per la balsamicità ma fanno capolino anche i piccoli frutti di bosco e note speziate». Tratto comune la sapidità e la tonicità al palato.

Aggiunge Giorgio «Eppure tutti, ognuno con le proprie caratteristiche, traducono un Sangiovese fresco, di montagna, con una nota salata e la polpa tesa, liberandosi al palato con una leggerezza senza peso, cifra distintiva di un vino che si beve con piacere capace di traghettarti in altri mondi con l’immaginazione». Tutto parte e si lega a quella illuminazione.