Il Montello, area collinare in provincia di Treviso, è patria del vino da sempre, e quindi se devi scriverne serve fare una cernita, perché le fonti traboccano di dati e aneddoti. Nel 1590, per non risalire alla preistoria, lo storico Bonifacio nella sua “Historia Trevigiana” evidenziava che «Ha il contado di Trevigi boschi utili per molte legne e per la caccia… I terreni producono vini buonissimi ed il migliore è quello della riviera del Montello». Queste le basi su cui impiantare aziende di stampo familiare come Loredan Gasparini di Volpago (Tv), che del Montello hanno fatto una bandiera, beneficiando della profondità e ricchezza enologica attribuibile in primis ai terreni argillosi ricchi di ferro, che caratterizza il colore rosso, nonché di componenti minerali imprescindibili per la vite.

La sede di Loredan Gasparini è a Volpago, nel Trevigiano
Passando ai giorni nostri, la storia di Loredan Gasparini si intreccia alle vicende personali del Conte Piero Loredan, discendente del Doge di Venezia Leonardo Loredan, che nel secolo scorso intuì il grande potenziale di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec, portando direttamente dalla Francia le barbatelle che, ancora oggi, costituiscono il Vigneto delle Cento Piante. Grazie alla sua visione sono nati vini divenuti di primo piano per gli appassionati di tutto il mondo. Dal 1972 l’azienda è guidata da Giancarlo Palla, che è riuscito nell’intento di consolidare la tradizione dei grandi vini rossi, come confermato dal riconoscimento della sottozona di Venegazzù, oggi considerata un Cru.
Il Prosecco come missione
L’azienda si trova nell’area della Docg Asolo Prosecco Superiore, una denominazione che proprio Giancarlo Palla ha contribuito a far riconoscere. Si parte nel 1975 con l’impianto dei primi vitigni di Glera nella Tenuta di Giavera, acquistata un anno prima. Battutosi in prima persona per l’ottenimento della denominazione Asolo Prosecco, Giancarlo Palla ricevette la fascetta di Stato n. 1, ovvero la prima emessa. La Cuvée Indigena è il vino più particolare, nato nel 2011. Asolo Prosecco Superiore Docg, è ogni anno uguale e diverso. Vinificato e spumantizzato con fermentazione spontanea, che dura fino a otto mesi, si evolve in modo naturale e per questo alcuni anni si presenta come Extra Brut e altri come Extra Dry.

La Cuvée Indigena di Loredan Gasparini
Stiamo parlando di vecchi cloni di glera il cui mosto, subito dopo una pigiatura soffice, viene messo in autoclave a bassissima temperatura. In questo modo si fa partire una fermentazione molto lenta, utilizzando solo lieviti indigeni e senza aggiunta di zuccheri. Si va avanti così per circa 8 mesi: alla fine, il perlage risulta estremamente fine ed elegante, per una cremosità non comune che, unita alla naturale complessità dell’Asolo Prosecco, evidenzia un carattere unico rispetto ad altre tipologie di Prosecco.

Lorenzo e Giancarlo Palla, alla guida di Loredan Gasparini
Il "Bordeaux italiano" che ingannò De Gaulle
Nel cuore del Montello, dove la terra si fa scura e argillosa, batte il cuore rosso di Venegazzù, frazione del comune di Volpago. È qui che la cantina Loredan Gasparini custodisce quello che, già all’alba del secolo, è stato consacrato come l’unico vero Cru della denominazione. Un territorio eletto, capace di domare con eleganza la potenza internazionale di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec. Il vero tesoro, però, affonda le radici nel 1946: è la “Vigna delle 100 piante”, un museo della biodiversità a cielo aperto.

Loredan Gasparini: Capo di Stato
Da questi filari storici nasce il leggendario Capo di Stato, un vino capace di distinguersi entro la storia del Veneto vitivinicolo. Si racconta infatti che Charles De Gaulle, durante un pranzo di gala all’Hotel Gritti di Venezia, lo scambiò per un prestigioso Bordeaux, rimanendo stregato dalla sua nobiltà. Ancora oggi, il legame con la Francia resta forte: per tradizione, l’azienda omaggia ogni nuovo Presidente della Repubblica Francese con un cofanetto speciale, contenente due versioni del “Capo di Stato”. Primo ambasciatore del Montello all’estero, questo uvaggio è un inno alla tensione e alla potenza: un corpo intenso sostenuto da una freschezza vibrante, capace di raccontare l’eccellenza italiana con una grazia che non teme lo scorrere del tempo.
Degustare il Montello al ristorante
A Milano, la prima bacheca commerciale dell’Italia che lavora, i rossi e i bianchi di Loredan Gasparini sono stati presentati alla stampa presso il ristorante “La Brisa”, in zona Cordusio. L’ambasciatore si chiama Lorenzo Palla, figlio di Giancarlo, felice di mettere alla prova le sue creature su quel palcoscenico che sa rivelare pregi e difetti delle bevande più diverse: la tavola imbandita.

Pasta fresca con cicoria, burro all’acciuga e pane al peperoncino
«Viviamo e lavoriamo nelle terre del Prosecco - fa presente Lorenzo Palla - e ne sentiamo la responsabilità perché a tutt’oggi è una denominazione in salute, capace di farsi valere in un mercato internazionale che sembra aver perso molte delle sue certezze. Detto questo, va chiarito che i prodotti in degustazione in questa occasione appartengono al segmento meno popolare della denominazione, quello dell’Asolo Prosecco Superiore Docg; uno spumante più sapido e minerale sia rispetto al Prosecco Valdobbiadene Docg sia al Prosecco Doc, quello che si vende in quantità record, vale a dire centinaia di milioni di bottiglie; riusciamo difatti a ottenere un estratto secco di 14 grammi/litro, come minimo, ad ogni vendemmia, in modo da incidere sulla personalità e riconoscibilità del prodotto. Il Prosecco che avete nel bicchiere, La Cuvée Indigena, si distingue anche per la fermentazione lunga in autoclave, che va a influenzare l’ effervescenza e la complessità aromatica: si va dai sentori primari di uva Glera (mela verde, pera, fiori bianchi) fino a note ben più complesse. La lunga sosta sui lieviti in autoclave sviluppa sentori secondari e terziari che possono ricordare la crosta di pane, la pasticceria, la frutta secca (mandorla), e talora anche note mielate».

Tagliata di manzetta prussiana con radicchio tardivo e fondo bruno
I sentori primari e secondari, suggestivi ed educati, hanno fatto da sfondo alla Pasta fresca con cicoria, burro all’acciuga e pane al peperoncino del ristorante “La Brisa”. Con il secondo, la Tagliata di manzetta prussiana con radicchio tardivo e fondo bruno, è arrivato il turno del versante rosso dell’azienda trevigiana, non meno importante delle bollicine. «Il rosso che accompagna questa magnifica manzetta - ha continuato Palla - è frutto dell’intuizione del Conte Loredan, partito nel dopoguerra con gli impianti di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec: aveva capito che il nostro territorio si adattava bene a queste varietà e quindi è stato uno dei primi produttori del taglio bordolese in Italia. Il Conte non poteva saperlo, ma il clima della collina di Asolo, influenzato dalle correnti fresche provenienti dalle Dolomiti e dal Monte Grappa, giocava a nostro favore. 70 anni fa forse era un po’ troppo fresco, e non garantiva quella continuità produttiva che poteva ritrovarsi in un territorio più temperato, come la Toscana. Ma, com’è noto, da almeno trent’anni assistiamo a un innalzamento delle temperature quasi costante, e quindi i quattro vitigni francesi crescono oggi meglio da noi che più a sud, dove spesso le temperature arrivano a 42 gradi: e mica per tre giorni all’anno! »

Versatilità e tradizione: tra bollicine, rossi e grappa
La sfida del cambiamento climatico è una delle tante incognite che pesano sul futuro della viticoltura italiana, ma la capacità della cantina Loredan Gasparini di spaziare tra bollicine, rossi corposi, bianchi fermi e grappa (ebbene sì, c’è anche quella!) dovrebbe essere una garanzia: di flessibilità, s’intende, perché quella di qualità, richiesta dalle pietanze de “La Brisa” e dalla stampa presente all’evento è stata senz’altro fornita. Con pieno merito.
Via Martignago 23 31040 Volpago del Montello (Tv)