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La Francia rompe gli indugi: saranno estirpati circa 28mila ettari di vigneti

In Francia quasi 28mila ettari di vigneti saranno estirpati per fronteggiare la crisi del vino rosso, con interventi sostenuti dal governo che mette in campo contributi per 130 milioni di euro. In Italia il dibattito sugli espianti invece rimane aperto tra chi valuta approcci più cauti, puntando su resilienza dei vigneti, promozione e ristrutturazione, e chi invece è favorevole

19 marzo 2026 | 16:39
La Francia rompe gli indugi: 28mila ettari di vigneti saranno estirpati
La Francia rompe gli indugi: 28mila ettari di vigneti saranno estirpati

La Francia rompe gli indugi: saranno estirpati circa 28mila ettari di vigneti

In Francia quasi 28mila ettari di vigneti saranno estirpati per fronteggiare la crisi del vino rosso, con interventi sostenuti dal governo che mette in campo contributi per 130 milioni di euro. In Italia il dibattito sugli espianti invece rimane aperto tra chi valuta approcci più cauti, puntando su resilienza dei vigneti, promozione e ristrutturazione, e chi invece è favorevole

19 marzo 2026 | 16:39
 

In Francia prende forma uno degli interventi più rilevanti degli ultimi anni per il comparto vitivinicolo. Quasi 28mila ettari di vigneti saranno estirpati nell’ambito di un piano sostenuto dal governo per affrontare una crisi che, da tempo, interessa soprattutto alcune aree storicamente vocate alla produzione di vino rosso. Le richieste arrivate sono 5.824 e provengono in larga parte dal Sud-Ovest e dall’Occitania, con territori come Gironda, Aude, Gard, Hérault, Pyrénées-Orientales e Gers particolarmente coinvolti. A emergere è una tendenza chiara: sono soprattutto le varietà a bacca rossa a essere interessate dagli interventi, segno di un cambiamento ormai strutturale nella domanda. In Italia, invece, il quadro è composito e articolato tra chi è favorevole a soluzioni simili e chi invece punta su approcci maggiormente conservativi.

Incentivi pubblici e tempi di attuazione

Il piano prevede due modalità operative. Da un lato, l’estirpazione totale dei vigneti, che riguarda circa il 37% delle superfici e comporta l’uscita definitiva dall’attività da parte dei viticoltori. Dall’altro, una quota più ampia, pari al 63%, riguarda interventi parziali su impianti con almeno dieci anni, con l’obiettivo di riorganizzare le aziende senza interrompere la produzione. «Molti produttori che scelgono l’estirpazione totale si trovano in condizioni economiche difficili», ha spiegato Jérôme Despey, sottolineando come in diversi casi si tratti di una decisione obbligata. Allo stesso tempo, la maggioranza preferisce intervenire solo su parte dei vigneti, eliminando quelli meno allineati alle esigenze attuali del mercato.

La Francia rompe gli indugi: saranno estirpati circa 28mila ettari di vigneti

Francia, piano di estirpazione dei vigneti: 28mila ettari coinvolti

L’iniziativa è sostenuta da un budget di 130 milioni di euro, annunciato a fine 2025, con un contributo di 4.000 euro per ettaro destinato ai viticoltori aderenti. Le domande presentate risultano, allo stato attuale, coerenti con le risorse disponibili. Le operazioni dovranno essere completate entro il 31 dicembre, mentre i dati definitivi saranno confermati al termine delle verifiche amministrative. Il piano si inserisce in una linea già avviata negli anni precedenti: nel 2024 era stato attivato un intervento analogo, con una dotazione di 110 milioni di euro.

Cambiamento dei consumi e crisi del vino rosso

Alla base della misura non c’è solo una fase congiunturale, ma un cambiamento più profondo nelle abitudini di consumo. Negli ultimi anni si è registrata una contrazione significativa della domanda di vino rosso, soprattutto nei mercati tradizionali. Parallelamente, il settore deve confrontarsi con fattori strutturali come il cambiamento climatico e la necessità di ripensare modelli produttivi e varietali. In questo contesto, l’estirpazione dei vigneti rappresenta, secondo l'interpretazione francese, uno strumento per riequilibrare l’offerta e favorire una maggiore adattabilità delle aziende.

Le misure europee e il futuro del comparto

Il piano francese si inserisce in un quadro più ampio di interventi a livello europeo. Le istituzioni comunitarie hanno infatti introdotto maggiore flessibilità per la riduzione delle superfici vitate e stanno sostenendo lo sviluppo di nuove categorie, come i vini a basso o nullo contenuto alcolico. L’obiettivo è accompagnare una trasformazione che coinvolge non solo la produzione, ma anche i territori. La riduzione dei vigneti, infatti, ha effetti diretti sul tessuto economico e sociale delle aree rurali, rendendo necessario un equilibrio tra sostenibilità economica e continuità delle attività agricole.

Espianti: dibattito aperto in Italia

Il dibattito sugli espianti e le estirpazioni si conferma tra i nodi più delicati del settore vitivinicolo italiano. Sul piano nazionale, Uiv ha da sempre sottolineato la necessità di un approccio equilibrato: «Il pacchetto non si concentra solo sulle misure di crisi, ma valorizza le imprese che vogliono restare sul mercato, rafforzando strumenti di promozione e investimenti. Tuttavia non riteniamo che l’estirpo dei vigneti finanziato al 100% sia la soluzione. In passato interventi simili non hanno risolto i problemi strutturali del settore», spiega Paolo Castelletti, segretario generale. In linea con questa cautela, Rita Babini, presidente Fivi, aveva aggiunto: «Non siamo contrari agli espianti a priori, ma prima di interventi irreversibili è più strategico intervenire sulle rese, sul sistema dei superi e sulle riclassificazioni. Investire sulla promozione, sull’enoturismo e sulla resilienza dei vigneti è molto più efficace». Babini evidenzia anche i rischi ambientali: «Gli espianti possono causare abbandono dei terreni, con problemi fitosanitari per i vigneti circostanti. È fondamentale intervenire solo dove serve e tutelare i territori produttivi».

La Francia rompe gli indugi: saranno estirpati circa 28mila ettari di vigneti

In Francia le estirpazioni sono state decise per rispondere al calo della domanda del vino rosso

A livello territoriale, le posizioni divergono ulteriormente. In Romagna, Roberto Monti, presidente del Consorzio, esclude interventi drastici: «Sono argomenti che dal mio punto di vista noi non dobbiamo toccare». Diverso il punto di vista emiliano: Giacomo Savorini, direttore del Consorzio tutela Lambrusco e Igt Emilia, evidenzia la necessità di affrontare il tema in modo strutturale: «Prima o poi bisognerà iniziare ad affrontare il tema di non aumentare gli impianti già esistenti, ma probabilmente prevedere delle forme di ristoro per togliere impianti e garantire comunque il reddito alle aziende». In Abruzzo, Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio di tutela, indica l’estirpazione come misura radicale per riportare equilibrio: «Vado alla base, elimino proprio una parte della produzione», pur riconoscendo che il vino declassato continuerà a circolare sul mercato.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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