La regione vinicola della Champagne si estende su circa 43mila chilometri quadrati ed è suddivisa in un numero elevatissimo di piccole parcelle (termine che, tecnicamente, definisce porzioni di terreno di proprietà di un solo agricoltore, coltivate con un unico gruppo di colture): quasi 280 mila, di dimensioni spesso leggermente superiori a quelle di un campo da tennis. La stragrande maggioranza di questi vigneti, circa il 90%, è coltivato da 16.300 viticoltori (vigneron), che forniscono le uve a una buona parte delle 390 Maison che a loro volta, pur possedendo pochi vigneti di proprietà, elaborano i due terzi del vino, lo commercializzano a livello internazionale e ne garantiscono lo standard qualitativo. Entrambe le categorie cooperano all'interno del Comité Champagne, ossia l’organismo interprofessionale (in pratica il Consorzio) che tutela e gestisce la denominazione. Sebbene spesso descritti come due mondi separati, Maison e vigneron sono invece due facce della stessa medaglia, interdipendenti per il successo globale dello Champagne.
Cooperative e collaborazione tra produttori
Non sono pochi, poi, i viticoltori che si associano in cooperative, 125 in tutto, sia per realizzare economie di scala nell’operatività che per produrre i loro Champagne. Le Maison acquistano quindi le uve o i vini base (prima della presa di spuma) da vigneron con i quali hanno un rapporto strettissimo di collaborazione, formalizzato da accordi di antica durata. In questo modo sanno di poter contare su materie prime assolutamente in linea con le loro esigenze produttive e con lo stile della loro etichetta.
Nella Champagne convivono grandi Maison e piccoli vigneron
Peraltro, molti vigneron, oltre a fornire le uve alle grandi Maison, elaborano anche una loro gamma di Champagne: si tratta di piccole produzioni di nicchia, che hanno il grande pregio di esprimere appieno lo spirito del terroir al quale ogni produttore appartiene.
Fatturato e mercato della Champagne vinicola
Le dimensioni delle due componenti del mondo champenois sono testimoniate in primo luogo dal confronto in valore del prodotto: su quasi sei miliardi di euro di fatturato globale annuo dell’intera Champagne vinicola, ben tre quarti sono generati dalle Maison e solo il 25% dai vigneron.
L’evidente sproporzione, tuttavia, cambia se si considera il mercato francese che, da solo, assorbe oltre un terzo dello Champagne: una parte molto consistente che per quasi la metà è coperta dai vignaiuoli. Possiamo quindi affermare che gli Champagne dei vigneron in Francia hanno un’importanza di molto superiore rispetto a quella che hanno sui mercati esteri, dove solo l’11% dello Champagne importato e consumato è prodotto direttamente da vigneron.
Il 70% dello Champagne è prodotto dalle Maison
Queste proporzioni sostanzialmente non cambiano se si considerano i volumi: su una produzione totale annua di oltre 270 milioni di bottiglie, il 70% è prodotto dalle Maison (i cui Champagne hanno prezzi leggermente più elevati).
Riconoscere la provenienza dello Champagne
Ma come di fa a riconoscere la provenienza di uno Champagne?
È molto semplice: è scritto su tutte le etichette, con sigle di cui è bene conoscere il significato. Gli Champagne delle Maison sono classificati come N.M., ossia Négociant-Manipulant: imprese che acquistano la maggior parte delle uve (négociant) e le vinificano (manipulant). Poi ci sono gli R.M. (Récoltant-Manipulant): vignaioli che producono il loro Champagne esclusivamente con le proprie uve. In altri casi, troviamo in etichetta la dicitura C.M. (Coopérative de Manipulation): si tratta di cooperative che vinificano e commercializzano le uve dei soci. Infine, sulle bottiglie si possono trovare altre due indicazioni: M.A. (Marque d'Acheteur): marchio acquistato da terzi (come private label di ristoranti, enoteche o GDO), e N.D. (Négociant-Distributeur): operatore che etichetta e vende Champagne non prodotto da lui.
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