«Prima chiariamo la portata delle manifestazioni di interesse, poi, eventualmente, si deciderà sulla liquidazione della cantina. Intanto Regione Lombardia, attraverso Finlombarda, anticipi agli agricoltori i ristori per i raccolti distrutti dalle epidemie del 2024». È la richiesta avanzata dal neonato Comitato 107, il gruppo che riunisce poco più di cento soci della cantina sociale Terre d’Oltrepò, su un totale di circa 500 aderenti. Si tratta, in larga parte, degli stessi soci che già lo scorso anno avevano chiesto le dimissioni della gestione Callegari e che oggi tornano a farsi sentire per rivendicare la tutela degli agricoltori nel pieno di quella che definiscono la più grave crisi economica e vitivinicola dal secondo dopoguerra.

Crisi Terre d’Oltrepò: il nodo Pinot nero e la frenata su Collis
Terre d'Oltrepò: frenata Collis e nodo Pinot Nero
L’intervento del Comitato arriva mentre si fanno sempre più deboli le prospettive di una partnership con Collis, il colosso veneto della cooperazione che nei mesi scorsi era stato indicato come possibile soggetto per il rilancio. Secondo indiscrezioni, infatti, l’intesa sarebbe oggi molto più lontana: a pesare sarebbero i numeri dell’uva che i soci sarebbero in grado di garantire al piano industriale, circa 100 mila quintali, considerati troppo pochi.
Ancora più delicata, sempre secondo fonti non ufficiali, la disponibilità di Pinot nero, ferma attorno ai 13 mila quintali, varietà strategica e particolarmente pregiata al centro del progetto di rilancio del marchio La Versa.
Le accuse alla gestione commissariale
Il Comitato, coordinato dagli agricoltori Antonio Morini, Roberto Penati e Cristina Duca, attacca apertamente la gestione commissariale. «Nessuna azione di salvataggio è stata tentata nel corso dei mesi scorsi», scrivono i promotori. E aggiungono: «Nessuno ha chiesto ai soci se, a fronte di una situazione di grave difficoltà economico-finanziaria della società, fossero o meno disponibili a ricapitalizzarla con risorse proprie». Non solo. Gli aderenti al Comitato contestano anche la nascita della Società per Azioni costituita durante la gestione Callegari, che giudicano “illegittima”. Proprio a quella società, circa un anno e mezzo fa, erano stati trasferiti tutti i beni della cooperativa, un passaggio che continua a rappresentare uno dei punti più controversi dell’intera vicenda.