Dopo un mese ricco di eventi diffusi sul territorio, dal 28 febbraio al 2 marzo si è svolta alle Ogr di Torino la 4ª edizione del Salone del vino, con la presenza di oltre 500 cantine del Piemonte e le iniziative delle Donne del vino e dei giovani vignaioli piemontesi. Ampi spazi sono stati riservati a un’area food a cura dei Maestri del gusto e alle tipiche produzioni di grappe e Vermouth. Per sottolineare l’evoluzione della Barbera d’Asti da vino popolare a contemporaneo e la capacità del Nebbiolo di indossare infiniti abiti, vi raccontiamo due interessanti immersioni nel Monferrato astigiano. Un viaggio tra il confine torinese e quello alessandrino, attraverso suoli calcareo-argillosi più o meno sabbiosi, in grado di modificare rotondità, tensione e densità dei vini.

Barbera e Nebbiolo, nel Monferrato astigiano il vino si riscrive tra suoli e visioni
Barbera d’Asti, da vino contadino a interprete contemporaneo
La Barbera è la varietà più allevata in Piemonte, con i suoi 13mila ettari di vigneti: originaria del territorio, oggi si può definire la “bacca nera” regionale. Da storico vino schietto, semplice e contadino, è diventato protagonista del “presente”, con espressioni dinamiche e versatili. Se negli anni ’80-’90 ha vissuto una fase di grandi strutture e affinamenti in legno, oggi la Barbera privilegia leggibilità, immediatezza e bevibilità. La sua piacevole acidità attenua l’impatto alcolico e i pochi tannini invogliano a una beva anche assoluta. Molti giovani si tengono lontani dalla bevanda vino, temendo di non esserne all’altezza, e forse noi comunicatori siamo i primi responsabili di tale inibizione. Il carattere estroverso della Barbera accorcia le distanze tra sé e le nuove generazioni, stimolando idee di pairing anche audaci. Grazie al Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, che ha sede nel Castello di Costigliole e sta per compiere 80 anni, abbiamo degustato cinque etichette di Barbera d’Asti Docg:
- La Turna 2024, Bel Sit di Castagnole delle Lanze: dall’azienda che fu di uno degli enologi più importanti della storia italiana, una ancor giovane Barbera solo acciaio.
- Cascina Perno Superiore 2023, Poderi Rosso Giovanni di Agliano Terme: terreni limoso-argillosi un po’ calcarei, maturazione in acciaio e legno. La limitata filtrazione attenua la limpidezza e la barrique impatta al naso, ma il tutto dona equilibrio a un sorso ricco e dal piacevole tannino fine.
- Vignôt Superiore 2022, Cantina di Casorzo: dalla storica cooperativa, un vino con buona acidità e finale da interpretare.

Le cinque etichette di Barbera d’Asti Docg degustate
- Ciòt Superiore 2021, Cantamessa di Costigliole d’Asti: impronta ancor più calcarea nei vigneti di questo vino biologico, con velatura che fa malolattica in botte; una buona nota speziata emerge dal dolce impatto olfattivo e, in bocca, la riconoscibile mineralità richiama alla beva.
- La Bogliona Superiore 2020, Scarpa di Nizza Monferrato: dai sabbiosi terreni dei Poderi Bricchi, tra Castel Rocchero e Acqui Terme, una Barbera dal gran finale che evoca compiutezza e armonia.
Nebbiolo del Monferrato, carattere e sfumature del Basso Monferrato astigiano
Guidati dalla viva voce di Elisa Carossa, giovane enologa dell’azienda agricola Alle Tre Colline di Albugnano e, nell’occasione, portavoce del Consorzio Riviera del Monferrato - 70 ettari vitati in totale -, siamo andati a curiosare tra quattro diverse etichette di Nebbiolo per cogliere i tratti distintivi del Basso Monferrato astigiano. La Doc Albugnano narra di un piccolo areale e quattro comuni: Albugnano (549 m s.l.m., da cui il nome “549” del progetto nato nel 2017 dall’associazione di 14 cantine che valorizzano collettivamente il territorio), Pino d’Asti, Passerano Marmorito e Castelnuovo Don Bosco. L’altitudine e i terreni “bianchi”, calcarei-marnosi, a volte sabbiosi, infondono finezza e dinamismo a un vino “nudo” o con affinamento minimo. Il Monferrato Nebbiolo Doc (base o superiore) è invece una recente denominazione del 2019, capace di valorizzare anche le vigne storiche - alcune secolari - radicate nel cosiddetto “Tufo di Cocconato”: un suolo con origine opposta rispetto al vero tufo vulcanico, ma che ne richiama le caratteristiche di porosità.
- Albugnano 2024 Orietta Perotto, Albugnano: dalla vigna Mumpaini - la più alta del Comune e una delle più elevate del Monferrato - nasce un Nebbiolo macerato in acciaio, elegante grazie alle escursioni termiche e alla sabbia di quella porzione di collina. Il tannino è fine, il corpo è snello, il vino è pronto da bere.
- Serre di San Pietro 2023, Monferrato Nebbiolo Superiore, Bava di Cocconato: dalla storica vigna Cadodo, che custodisce la tradizione vinicola di tredici generazioni della famiglia Bava, un vino che sfoggia i dieci mesi trascorsi in botte.

Le quattro etichette di Nebbiolo degustate
- Albugnano 2020 Nebbia Tommaso, Albugnano: un anno e mezzo di barriques di secondo passaggio sono ben gestite dal giovane produttore, ma la domanda sorge spontanea: legno o non legno, per un Nebbiolo della Riviera?
- Nobil 2021 Monferrato Nebbiolo Superiore, Maciot di Cocconato: emerge un tannino sabbioso in un vino biodinamico caratterizzato da aspetto velato, fermentazione spontanea, un anno di botte non nuova e un bassissimo intervento nella vinificazione. Se vi capita, fate una contemplativa chiacchierata col titolare Paolo Macchia, dimenticando lo smartphone e anche l’orologio.