Perla del Garda nasce da un’idea ambiziosa: riportare la vigna sulle colline moreniche del Lugana, storico vino lombardo assai più conosciuto come squisito bianco di pianura. A partire dal 2006 il sogno si avvera: questa diventerà l’unica azienda a produrre Lugana nell’entroterra di Lonato. Titolare è Giovanna Prandini, insieme a Ettore, suo fratello, attuale presidente nazionale di Coldiretti (che si occupa del ramo zootecnico della famiglia). La moderna cantina è ampia con pianta circolare, disposta su più livelli e con un giardino di vigneti intorno.

Giovanna Prandini, titolare di Perla del Garda, con i vini degustati a Firenze
Tra innovazione e accoglienza, il modello Perla del Garda
Grazie ad una recente collaborazione con la ditta Cobo, i trattori utilizzati in vigna sono dotati di sistemi di guida autonoma e intelligenza predittiva. La sala di vinificazione è all’avanguardia. La produzione è articolata e offre più spunti di interesse, pur essendo il Lugana il primo riferimento, vinificato in alcune versioni. Accogliente, funzionale e sempre aperto il punto vendita, utile tanto al turista in vacanza sul lago, quanto ai residenti nella vasta campagna circostante. È allestita una sala degustazione che può ospitare anche corsi sul vino. La vocazione all’accoglienza si rinnova attraverso un nuovo spazio e con la ristrutturazione di una terrazza panoramica. Vengono promossi eventi in cantina come Vinokino, il cinema in vigneto, con quattro date in programma a giugno e luglio 2026.
Una gamma che parte dal Lugana e si apre a nuove sperimentazioni
Tanti i vini da conoscere a partire dal Lugana Riserva Madre Perla, il Lugana “Bio” con certificazione biologica. È stato lanciato Perledilago, un vino bianco in lattina guardando al design ed alla sostenibilità, essendo realizzato in alluminio totalmente riciclabile. Sempre nei bianchi il Garda Bianco. Negli spumanti un Brut Nature Millesimato di Lugana in uscita con l’annata 2022, una Cuvèe Extra Brut Metodo Classico da uve Chardonnay (esce come Garda Dop). Neri rossi è il Merlot a caratterizzare la produzione con quattro vini fra cui spiccano le due Riserve Leonatus e Filo Rosso. Nei rosati il Valtenesi Chiaretto. Il Lugana Superiore Madonna della Scoperta viene considerato il Vino Top e ne scoprirete il motivo.
La degustazione di Firenze
Ma per Giovanna l’appuntamento al Salotto Portinari di Firenze rappresenta l’occasione per un test di longevità sul Lugana, lasciando stare il resto della gamma produttiva e il menu dunque viene impostato di conseguenza. Possono essere molte le ragioni per le quali la cucina di Vito Mollica riesce a mantenere tanto una solida reputazione quanto un fascia di gradimento trasversale, in grado di conciliare le esigenze del gourmet in cerca di qualità intrinseca con quelle di chi, senza rinunciare alla sostanza, punta ad una piacevolezza più conviviale e condivisa. Tra tutti i possibili motivi il principale, e in apparenza paradossale, è la capacità dello chef di compiere con spirito lieve scelte intransigenti, eludendo così ogni rischio di opacità. Intransigenza che si coglie innanzitutto nella scelta delle materie prime e nella determinazione di esaltarne le caratteristiche intrinseche evitando inutili ostentazioni tecniche, senza nulla togliere all’equilibrio e alla complessità del risultato finale.

Giovanna Prandini (al centro nella fila di sinistra) a Firenze con gli opsiti della degustazione
Sotto le volte affrescate dello storico Palazzo Portinari Salviati, nel cuore del centro storico fiorentino, in un’atmosfera di frusciante, ma non opprimente eleganza, sfilano pietanze eteree ed eppure centratissime e funzionali allo scopo. Il Crudo di tonno e Ricciola con cipollina marinata, salsa agli agrumi e salsa all’aceto balsamico danza alla perfezione con il Lugana Millesimato offerto nelle versioni 2013 e 2022. Confronto suggestivo. Da uve Turbiana in purezza sono accomunati dal bouquet olfattivo che richiama note floreali e fruttate, lievito, crosta di pane e pietra focaia. Piacevolmente freschi e leggermente sapidi con il 2002 più pimpante e il 2013 più introspettivo nelle note terziarie. il Risotto ai porri con seppie al nero viene abbinato al Lugana Perla 2025, vino quantitativamente più importante della gamma. Il profilo olfattivo ha vivaci note floreali (gesomino) e fruttate (pesca). Al sorso il dialogo si sviluppa tra una freschezza delicata e una discreta sapidità a tutto vantaggio della facilità di beva che invita a reiterare il sorso.

Perla del Garda, da sinistra: Lugana Millesimato, Lugana Perla e Lugana Superiore Madonna della Scoperta
Piatto forte la Suprema di faraona arrostita con crema di zucca e tartufo nero. In accompagnamento il Lugana Superiore Madonna della Scoperta presentato nei millesimi 2024, 2017 e 2011. Potremo parlare all’infinito delle differenze aromatiche, più o meno accentuate ma sempre soggettive, dovute per lo più al diverso impatto climatico annata per annata, ma a noi preme di più evidenziare i tratti in comune che può offrire un Trebbiana (o Trebbiano di Lugana che dir si voglia) in purezza. L’ispirazione mediterranea, la pietra bagnata, il potpourri floreale, sul quale per mettere d’accordo il tavolo stampa, (grazie a Multimedia per l’invito), dovremmo scomodare la vicina Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, (almeno su rucola e gelsomino ci ritroviamo tutti), le suggestioni minerali e iodate, il tono ammandorlato e le sfumature fruttate di pesca e agrumi, sono sempre ben leggibili. Poi l’andatura del sorso può essere più o meno consistente e croccante ma la bella acidità e la persistenza gustativa nel ritorno floreale sono una costante che il peso degli anni non scalfisce.
Il vino come interpretazione: la visione di Giovanna Prandini
Test longevità superato con lode. Ma quello che conta è il pensiero di Giovanna: “Il vino per me è una fantastico esercizio di libertà. Avere la possibilità di scegliere un percorso per le uve di ogni vigna, interpretando l’annata, è un dono da esercitare con responsabilità, ma anche in modo creativo. Produrre il vino è generare, non basta ripetere uno schema: trovo sia estremamente affascinante potersi affidare all’esperienza, ma al tempo stesso, interpretare il presente che in agricoltura non è mai la replica del passato”. Una rappresentazione esemplare di cosa significa veramente fare vino.
Via Fenil Vecchio 9 25017 Lonato (Bs)