Da poco nominato alla presidenza del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, Alessio Planeta si trova a guidare una delle denominazioni più dinamiche del panorama enologico italiano in una fase cruciale per il settore. Tra mercati internazionali sempre più competitivi, evoluzione dei consumi e nuove sfide legate alla comunicazione del vino, la Sicilia si presenta però con solide carte da giocare: un patrimonio ampelografico unico, una vocazione produttiva sempre più sostenibile e un legame sempre più stretto tra vino, territorio e turismo. In questa intervista, il neoeletto presidente Planeta delinea le priorità del suo mandato, tra visione strategica, rafforzamento dell’identità della Doc Sicilia e sfide di un mercato globale sempre più competitivo. Ampio spazio è dedicato ai mercati chiave come Stati Uniti e Giappone, all’evoluzione dei consumi e al valore umano dei viticoltori, oltre che al ruolo crescente dell’enoturismo e alla ricchezza dei vitigni autoctoni. Non manca uno sguardo all’attualità, con un bilancio del Vinitaly appena concluso.

L'intervista ad Alessio Planeta
Alessio Planeta, nuovo presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia
Presidente Planeta, ha assunto la guida del Consorzio in una fase complessa ma anche ricca di opportunità: qual è la sua priorità nei primi mesi di mandato per dare una direzione chiara al sistema Sicilia Doc?
“Mi accingo a ricoprire questo incarico con un forte senso di responsabilità, ma anche con grande fiducia. Il lavoro fatto finora dal Consorzio è stato straordinario: ha costruito una struttura solida e credibile, capace di accompagnare la crescita del vino siciliano negli ultimi anni. La mia visione è quella di rafforzare questo percorso puntando su coesione e visione strategica condivisa. Sicilia Doc deve essere sempre più un progetto collettivo, capace di rappresentare tutte le anime produttive, dalla cooperazione alle aziende verticali, e di esprimersi come un’unica orchestra. In un contesto complesso, serve lucidità, capacità di leggere i mercati e soprattutto un progetto di lungo periodo che consolidi il ruolo della denominazione all’interno di un sistema vitivinicolo regionale più ampio”
Dal prezzo al valore: come cambia il racconto del vino siciliano per i nuovi consumatori
Gli Stati Uniti e il Giappone sono stati indicati come mercati strategici. Quali azioni specifiche immagina per rafforzare il posizionamento della Doc Sicilia in questi due contesti così diversi tra loro?
“Sono due mercati molto diversi tra loro, ma che hanno in comune una certa fascinazione per la Sicilia. Con il Giappone ci unisce una "insularità" e con gli Usa, una lunga relazione. Sono inoltre sempre stati due mercati molto forti in generale e fuori dal momento contingente complesso, ci pare importante tenere acceso l’interesse per la Sicilia per essere pronti a ripartire. Quindi azioni di presenza e di presidio sui mercati in oggetto. Abbiamo la necessità di rafforzare il posizionamento dei vini Doc Sicilia, alla luce di un consumatore sempre più attento all’origine, all’identità e a un consumo consapevole. In uno scenario competitivo e selettivo, la sfida per le aziende è quella di trasmettere in modo efficace la narrativa dei vini siciliani, spostando il focus dal prezzo al valore dell’identità territoriale”
Oggi il consumatore è sempre più attento a origine, autenticità e consumo consapevole: quanto è pronto il sistema Sicilia a rispondere a questa evoluzione culturale?
“In uno scenario sempre più articolato e competitivo, come Sicilia Doc siamo chiamati a rispondere uniti, cogliendo le opportunità che il nostro territorio offre: il vigneto più sostenibile d’Italia, una ricchezza ampelografica capace di interpretare i trend del consumo contemporaneo e un turismo in costante crescita. Un numero crescente di visitatori entra in relazione con il territorio attraverso il vino, contribuendo a consolidarne il prestigio e la visibilità a livello internazionale. In questo percorso si afferma il valore umano dei nostri viticoltori siciliani, fatto di sapere, storia e passione, e che costituisce il cuore del comparto. È da questa forza che si alimenta il valore evocativo del nome Sicilia, un’identità che dobbiamo saper esprimere nel bicchiere con la stessa intensità con cui prende forma nel turismo, nella cultura e nella gastronomia. Sicilia Doc racchiude tutte le anime del vino siciliano e il nostro obiettivo è quello di fare sistema per costruire un’identità condivisa e riconoscibile. Un traguardo ambizioso che possiamo affrontare grazie a un gruppo di lavoro solido e a una visione strategica orientata alla definizione di un piano vitivinicolo regionale efficace e duraturo”
Enoturismo in Sicilia, la leva che entra nella strategia della Doc
Il turismo del vino è in forte crescita: come si può integrare in modo più strutturato l’enoturismo nella strategia complessiva della Doc Sicilia?
“Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti, ma credo ci sia ancora margine per una maggiore integrazione e strutturazione. L’enoturismo in Sicilia sta crescendo in modo significativo e rappresenta una delle opportunità più concrete per il settore. Sempre più visitatori scoprono il territorio attraverso il vino, contribuendo a rafforzarne la reputazione internazionale. Ora è il momento di fare un salto di qualità: lavorare in modo più coordinato tra produttori, istituzioni e operatori turistici, per costruire un’offerta organica e riconoscibile. Sono state accolte le richieste del sistema vino siciliano, e il finanziamento nell’enoturismo è più accessibile: un aspetto importante, il Consorzio può avere un ruolo importante nel facilitare questo processo, inserendolo in una visione più ampia di sviluppo del territorio”
Lei ha sottolineato il valore umano dei viticoltori siciliani. In che modo il Consorzio può trasformare questo patrimonio immateriale in un asset narrativo riconoscibile a livello internazionale?
“Sicilia Doc racchiude tutte le anime del vino siciliano - dalla cooperazione alle aziende verticalizzate - e lavoreremo per dare il giusto tono di voce a questo coro, affinché possa esprimersi come una vera orchestra. Le sfide sono molte, ma possiamo contare su un gruppo di lavoro solido e rodato, pronto ad affrontare l’enorme mole di lavoro che ci attende, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di un piano vitivinicolo regionale e di un progetto di lungo respiro, nel quale Sicilia Doc possa svolgere pienamente il proprio ruolo all’interno di un sistema più ampio”
Un ruolo chiave nello sviluppo della Doc lo ricoprono i viticoltori
Nero d’Avola e 70 varietà autoctone: il futuro passa dalla biodiversità
Il Nero d’Avola sta vivendo una nuova fase evolutiva, capace di interpretare i diversi terroir dell’isola. Qual è oggi la sua identità e quale ruolo può giocare nel futuro della denominazione?
“Il Nero d’Avola è un simbolo dei vini rossi: rappresenta un ambasciatore perfetto della “complessità” di questa terra. Ogni zona ne esprime uno stile diverso , ne racconta una storia diversa; si muove tra vini di pronta beva, a grandi vini di struttura , passando per dei rosè mediterranei. Il nostro Consorzio ha un compito importante: tutelare l’identità dei vitigni autoctoni, valorizzando le varietà specifiche che fanno della Sicilia del vino un patrimonio unico, e promuoverle nei mercati nazionali e internazionali affinché diventino ambasciatori del nostro territorio nel mondo. Attraverso progetti di conservazione della biodiversità, partnership scientifiche, iniziative di comunicazione e partecipazione diretta agli eventi di settore, ci impegniamo a far conoscere non solo il vino, ma la sua storia, la sua autenticità, il legame con le terre da cui nasce”
La biodiversità ampelografica è uno dei grandi patrimoni dell’isola, con oltre 70 varietà autoctone studiate. Quanto spazio avranno queste varietà “minori” nella strategia futura del Consorzio?
“Il simbolo del Consorzio è un mosaico ed è il mosaico delle varietà che coltiviamo: è parte integrante del progetto della denominazione e ne rafforza il valore evocativo e la capacità di rappresentare la Sicilia nella sua complessità. Le oltre 70 varietà autoctone studiate non sono un elemento a sé, ma contribuiscono a costruire un racconto coerente e articolato, capace di esprimersi attraverso vini bianchi, rossi e rosati, dal mare alla collina fino alla montagna. In questo quadro, tutti i nostri vitigni autoctoni trovano spazio come espressioni specifiche di territori e identità diverse. Il Consorzio intende lavorare proprio su questa pluralità; è così che la biodiversità diventa una risorsa concreta”
Il piano vitivinicolo regionale: la rotta della Doc Sicilia
Che bilancio trae da questa edizione del Vinitaly appena conclusa e quali spunti concreti ritiene più interessanti per il futuro della Doc Sicilia?
“Questa edizione di Vinitaly ha visto la Sicilia presentarsi con un racconto corale, all’interno di un padiglione che ha messo in dialogo l’intero sistema regionale in una narrazione più ampia che non si è limitata al contenuto del bicchiere ma abbraccia tutto ciò che lo circonda. In un momento in cui il racconto del vino rischia talvolta di essere semplificato, la risposta non può essere difensiva: serve piuttosto uno sguardo più consapevole e contemporaneo. È fondamentale valorizzare il vino come espressione di territorio, cultura e stile di vita, adottando linguaggi e strumenti capaci di parlare anche alle nuove generazioni. La Sicilia parte da un enorme potenziale: è già fortemente evocativa nel turismo, nella cultura e nella gastronomia. La sfida è trasferire questa stessa capacità narrativa anche al vino, mantenendo autenticità, ma rendendola sempre più accessibile e attuale”
Infine, dopo una carriera già ricca di riconoscimenti, cosa rappresenta per lei questa nomina e quale segno distintivo vorrebbe lasciare alla sua presidenza?
“Una priorità sarà lavorare alla definizione di un vero piano vitivinicolo regionale di lungo periodo, che dia direzione e coerenza allo sviluppo della denominazione. Allo stesso tempo, sarà fondamentale tutelare e valorizzare il nome “Sicilia”, che è un patrimonio fortemente evocativo ma che va difeso e reso sempre più aderente alla qualità espressa nei nostri vini. In un contesto globale competitivo, la vera scelta controcorrente è investire nella costruzione di valore nel tempo, puntando su identità, coesione e visione strategica”
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