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lunedì 27 aprile 2026  | aggiornato alle 13:27 | 118854 articoli pubblicati

Monferrato astigiano, i vignaioli guardano al futuro facendo tesoro del passato

Tra vitigni salvati dall’estinzione, vecchie vigne che insegnano la pazienza e sperimentazioni fuori dagli schemi, da Cantina Gilli (Castelnuovo Don Bosco, At) il vino è diventato racconto di identità, geologia e visione

 
27 aprile 2026 | 11:11

Monferrato astigiano, i vignaioli guardano al futuro facendo tesoro del passato

Tra vitigni salvati dall’estinzione, vecchie vigne che insegnano la pazienza e sperimentazioni fuori dagli schemi, da Cantina Gilli (Castelnuovo Don Bosco, At) il vino è diventato racconto di identità, geologia e visione

27 aprile 2026 | 11:11
 

19 aprile 2026: il vento accarezza, il sole illumina, l’ombra delizia. La conversazione inizia per chimica da calice, con una bottiglia stappata tra gli odori primaverili delle colline di Castelnuovo Don Bosco (At). L’enologo Gianpiero Gerbi - memoria storica di Cascina Gilli - racconta senza fretta partendo dalla Malvasia di Schierano, un progetto nato anni fa quando era ancora considerata la sorella minore della Malvasia Nera Lunga, più performante in vigna. Nella Doc Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, la Malvasia (una o entrambe per utile complementarietà) è presente per almeno l’85%; il resto può essere Freisa. Un vitigno fragile dalla dolcezza schermata, lo Schierano, aromatico più al naso che al palato e per questo spesso trascurato. Affascinato da tale delicatezza, negli anni ‘90 un signore decise di non estirpare le proprie viti, di non cedere alla logica delle rese, di continuare a crederci anche quando sembrava un capriccio agronomico più che una scelta strategica.

I terreni di Cascina Gilli nel Monferrato astigiano
I terreni di Cascina Gilli nel Monferrato astigiano

I vigneti, un ettaro scarso distribuito su tre appezzamenti, sono così sopravvissuti grazie all’ostinazione di Gianni Vergnano, fondatore di Cascina Gilli. Con una selezione massale si recuperò materiale dalle parcelle più vecchie e oggi, in collaborazione con la cantina sperimentale Bonafous del Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Torino (Disafa), si produce uno spumante di Malvasia di Schierano in purezza: Rosé extra dry metodo Martinotti. La rifermentazione conferisce vibrazione senza snaturare la finezza aromatica. Ne abbiamo apprezzato il profumo fruttato di melagrana e la morbidezza tattile: un vino immediato, dalla dolcezza contenuta, al limite del brut.

La Vena del Gesso e le vigne “vecchie” di Freisa

Il suolo nei pressi di Frazione Nevissano è un mosaico complesso. Sotto la collina corre un enorme piano di gesso che affiora man mano che si scende verso Castelnuovo. Le cantine storiche del paese sono scavate nel gesso, non nel tufo come nel resto del Monferrato: un dettaglio che racconta la singolarità geologica dell’areale. I tre lotti di Malvasia di Schierano di Gilli si dividono tra una parte bassa più limosa, ricca di depositi da erosione, e il Cornareto, una collina isolata e completamente sabbiosa dominata dalla piccola chiesa romanica di Santa Maria. Terreni variegati che restituiscono interpretazioni diverse dello stesso vitigno: più grassi e morbidi da un lato, più fini e tesi dall’altro.

Da noi stimolato, il discorso vira sulle vecchie vigne di Freisa, coinvolgendo Davide Gasperini - figlio di Gian Piero, attuale allenatore della Roma ed eroe sportivo dell’Atalanta - e Katia Gazzola, responsabile marketing della struttura. Davide presiede l’Enoteca regionale dell’Albugnano ed è titolare di Cascina Gilli assieme a Paolo Vergnano (figlio di Gianni) e Federico Musetto. Il tema è trattato in maniera quasi filosofica e riguarda la vigna Forno di Bricco Gilli, acquistata da Vergnano negli anni ‘80 e mai reimpiantata. Quelle viti hanno tra i sessanta e gli ottant’anni, producono poco e con una saggezza che solo il tempo può donare.

Davide Gasperini,  figlio di Gian Piero (attuale allenatore della Roma) e titolare di Cascina Gilli
Davide Gasperini, figlio di Gian Piero (attuale allenatore della Roma) e titolare di Cascina Gilli

«Se vuoi fare un grande vino, devi partire da vigne vecchie», dice l’enologo; vigne che hanno imparato a gestire la fatica e gli eccessi climatici. «Le giovani piante spesso insistono su terreni lavorati e sciolti, affondano radici molto in fretta, vegetano con impeto e impiegano dieci anni per trovare il giusto equilibrio». Dallo storico vigneto nasce Il Forno, il vino più identitario della cantina, che l’anno scorso ha festeggiato le 40 vendemmie. Solo acciaio, profumo di frutta rossa matura e sfumature terrose nella Freisa d’Asti Doc 2024, che in bocca accompagna l’acidità con note floreali e di sottobosco. Un vino che muta rapidamente nei primi mesi e più lentamente negli anni.

L’Albugnano e le annate dell’evoluta Freisa Arvelé

L’Albugnano Doc Superiore Notturno 2022 nasce nel cuore di Schierano, su terre bianche e calcaree che, grazie a una parte di limo, risultano meno dure e regalano vigore. Qui il Nebbiolo si sviluppa in modo alternativo rispetto ai giganti di Langa e i 500 metri slm lo avvicinano, in qualche modo, allo stile dei vini dell’Alto Piemonte. Dopo un anno di legno e l’affinamento in bottiglia, il tannino risulta fine mentre dolcezza e alcol sono in equilibrio. Per cogliere l’unicità dell’Albugnano, bisogna cancellare la memoria di Barolo, Barbaresco e Roero. Si disserta di cultura del vino, della necessità di conoscerlo bene prima di raccontarlo. «Quello che la maggioranza delle persone chiama vino, spesso è una bevanda che noi non conosciamo», sottolinea Gerbi, suggerendo un profilo più umile agli operatori del settore e ai comunicatori. Come anche noi sosteniamo, il solco che separa gli addetti ai lavori da chi compra e beve vino va colmato. Il lavoro spetta ai primi, non ai secondi.

Davanti a bottiglie e bicchieri, parliamo delle logiche di mercato e di come in passato Vergnano sospese la sua produzione di Arvelé - Freisa d’Asti Doc Superiore - per soddisfare la richiesta americana di vini frizzanti, scelta che nel 2013 è stata rivista. Dal vigneto del Cornareto, l’Arvelé fa lunga macerazione e matura in piccola percentuale in barrique nuove e poi in contenitori più esausti; l’affinamento in bottiglia può arrivare a 24 mesi. La 2021 è una Freisa che profuma di fiori, pensata per durare decenni, vestita di un legno che accoglie e di un tannino fine che si conferma. La 2018 ha un impatto olfattivo boisé per poi regalare un tannino vellutato e un finale lieve e pulito. Introversa la 2017, che incuriosisce sulla possibile evoluzione. Classica la 2016: 18 mesi di barrique, cromaticamente ancora ricca e naturalmente imbrunita. Una delle ultime annate equilibrate, la ’16, in cui ogni stagione interpretò fedelmente se stessa.

I vini di Valtriversa

Gerbi ci fa poi assaggiare i suoi vini “di casa”, prodotti dal 2015 assieme ad altri due appassionati della Valtriversa nell’azienda vinicola di Cantarana (At). Due piccole vigne e un totale di 3mila bottiglie: Maggenga, Barbera d’Asti Docg, e Clandestino, Verdejo in purezza. La 2022 di Maggenga (il nome è un tributo all’imbottigliamento di maggio) è un rosso intenso con sfumature violacee, ricco e balsamico, col sughero protetto dalla ceralacca. Ottima Barbera vinificata in acciaio, da terre solide e sabbiose che, circa tre milioni di anni fa, furono la battigia del Mare Padano e oggi sono ricche di fossili.

Clandestino si chiama così perché le barbatelle del vitigno spagnolo furono piantate per gioco in una vecchia vigna di famiglia: due filari in tutto. Col tempo, il vigneto si è ampliato superando il limite dei mille mq a uso familiare. Dopo aver richiesto e ottenuto l’inserimento del Verdejo nella lista regionale dei vitigni sperimentali, dal 2024 il Verdejo di Valtriversa è una produzione ufficiale, più unica che rara in Italia. Il ventitré è giallo-verdognolo luminoso, sfoggia il tappo a vite e invita al sorso: naso di idrocarburo e umidità nobile; in bocca sentore di pera e agrume, acidità al minimo.

Le cantine presenti a Cascina Gilli

  • Fratelli Borsetto, Piverone
  • Ca’ Vironi, Castelnuovo Don Bosco
  • Fratelli Omedé, Castell’Alfero
  • Amorvero, Albugnano-Sciolze
  • Gabriele Mattalia, Chieri
  • Pagani Wines, Chieri
  • Marello Vini dal 2021, Costigliole d’Asti
  • Rosso Bacher, Monforte d’Alba-Castagnito
  • Beiva Winery, Canale
  • Hilberg Pasquero, Priocca
  • Casa Tallone, S. Damiano d’Asti

Frazione Nevissano 36 14022 Castelnuovo Don Bosco (At)
Tel +39 011 987 6984
Lun-Dom 09:30-13:00, 14:00-18:00

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