La parola più abusata al mondo (a parte la guerra) oggi è forse “sostenibilità”. La usano in troppi, per ogni cosa, e spesso senza alcuna certificazione. E ciò vale anche per l’alimentazione. Ci sono, per fortuna, delle eccezioni positive che ne giustificano l’uso. Anzi, ci sono delle vere eccellenze per cui l’Italia è davanti a tutti: pensiamo al vino, con il 20% della produzione nazionale (un record) che è “sicuramente sostenibile”.
«In Italia direi che sul vino ci siamo mossi sempre con anticipo rispetto alle richieste del mercato». Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas, non ha dubbi: il vino italiano ha costruito negli anni un vantaggio competitivo sulla sostenibilità che oggi si rivela decisivo. E che non ha eguali al mondo. Non si tratta di mode passeggere, ma di un sistema strutturato che parte dai controlli delle denominazioni per arrivare alla certificazione ambientale, sociale ed economica. «Il mondo del vino - ricorda con soddisfazione Ricci Curbastro - ha saputo creare un sistema di controlli molto efficiente e successivamente ha cominciato a occuparsi di sostenibilità, credendo che non bastino solo un territorio, delle tradizioni, quindi una denominazione, ma anche dimostrare che quel vino è prodotto in maniera corretta dal punto di vista ambientale e sociale».
Chi è Riccardo Ricci Curbastro
Riccardo Ricci Curbastro, nato a Roma nel 1959, è un imprenditore vitivinicolo, enologo e figura di riferimento del vino italiano. Guida l’azienda Ricci Curbastro in Franciacorta insieme ai figli Gualberto e Filippo, con i quali conduce anche l’azienda agricola Rontana sulle colline di Brisighella. È presidente di Equalitas, lo standard italiano per la sostenibilità certificata nel settore vitivinicolo. Dal 1998 al 2022 ha guidato Federdoc, contribuendo allo sviluppo del sistema delle Doc italiane. Dal 1993 al 1999 è stato presidente del Consorzio vini a Denominazione d’origine Franciacorta, di cui è rimasto consigliere fino al 2019. Ha inoltre presieduto Efow, la federazione europea dei vini a denominazione, e Valoritalia, principale ente di certificazione del vino italiano.
Il modello Equalitas: regole, scienza, certificazioni
Da questo percorso è nata Equalitas, lo standard creato da Federdoc e oggi punto di riferimento per la sostenibilità certificata del vino. Non è un’autodichiarazione, ma un sistema rigoroso. «Federdoc ha creato Equalitas, che è uno standard di sostenibilità, quindi un insieme di regole che vengono continuamente aggiornate grazie anche a un comitato tecnico-scientifico con grandi personaggi delle nostre università». Programmi informatici ad hoc, ricercatori e università costituiscono la base di una certezza di certificazioni invidiate in tutto il mondo.
Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas
Il processo prevede enti di certificazione accreditati che verificano il rispetto dei criteri. «Lo standard non viene applicato solo dalle aziende o dai territori, ma è anche certificato da enti di certificazione riconosciuti. In questo modo il consumatore ha la certezza di essere di fronte a un prodotto che ha fatto un percorso reale e verificabile sulla sua sostenibilità». Ci sarebbe da dire, ora, che dal Km zero, per il vino, si può davvero pensare a “verde vero”.
12 milioni di ettolitri: una massa critica volontaria
I numeri parlano chiaro: 12 milioni di ettolitri certificati, circa il 20% della produzione italiana. Un dato impressionante se si considera che si tratta di un percorso volontario. «Parliamo di 12 milioni di ettolitri oggi, quindi un quantitativo importante - precisa Ricci Curbastro - considerando che questa è, per il momento, non un obbligo ma un’attività volontaria delle aziende». E che ci siano molte delle più grandi cantine italiane dimostra come questo progetto sia destinato solo a crescere e coinvolgere sempre più aziende. Ci sono 490 unità operative certificate (346 per ragioni sociali) che generano un fatturato di 6,6 miliardi di euro. Sono 17.000 le etichette approvate con i marchi “Sustainable Winery” e “Sustainable Wine”, mentre la filiera coinvolge al momento 675 aziende agricole (costantemente in crescita) con 4.406 ettari di vigneto.
Equalitas ha certificato 12 milioni di ettolitri di vino italiano
Particolarmente significativo è il modulo DpS, applicato per il momento al Consorzio Vino Nobile di Montepulciano Docg (1.071 ettari con ben 111 aziende), che di fatto permette di tracciare e misurare ogni attività che ha a che fare con l’ambiente. Si tratta di un sistema che certifica il territorio intero, rappresentando una novità a livello mondiale. Ma tutto ciò non basta. Sulla spinta di un mercato che chiede garanzie, da un lato, e per la necessità di estendere le certificazioni ad attività che hanno ricadute dirette sulla produzione del vino, dall’altro, Equalitas ha avviato anche dei moduli ad hoc per i vivaisti (AV), che procurano le indispensabili barbatelle per i nuovi impianti, e per chi lavora nei vigneti (Assessment per prestatori d’opera), così da favorire più professionalità e posti di lavoro.
Benchmark internazionale, interesse globale
Equalitas non è, fra l’altro, più limitato solo all’ambito italiano. Richieste di certificazione arrivano da Francia, Germania, Grecia, Brasile e Romania, mentre oltre 406 organizzazioni hanno chiesto offerte (56 già firmate). «Oggi Equalitas è considerato un benchmark, quindi un punto di riferimento in tutte le ricerche internazionali - afferma Ricci Curbastro, che tira dritto - Per una volta posso dire con un po’ di orgoglio che noi italiani siamo davanti a tutti. Ci guardano tutti con curiosità perché abbiamo osato andare oltre».
Le certificazioni Equalitas attirano richieste da Europa e Sud America
Greenwashing: Bruxelles alza la guardia
Il contesto europeo rende il vantaggio italiano ancora più evidente. La nuova direttiva contro il greenwashing vieta claim ambientali generici senza prove verificabili: il 53% dei messaggi “verdi” risulta vago o ingannevole. In pratica, la pubblicità ingannevole (“verde”, “green”, “sostenibile”, ecc., senza certificazione) sarà sanzionata.
«Alla luce delle nuove norme sul greenwashing - chiarisce il presidente - chi è certificato può tranquillamente raccontare la propria avventura ambientale, sociale ed economica senza la paura di incappare nel dover dimostrare che mica è vero». Le sanzioni? «Sono piuttosto pesanti e, ovviamente, la censura è il blocco delle attività promozionali».
Mercato e Gdo: la sostenibilità che vende
La certificazione non è solo compliance, ma anche leva commerciale. «Ci sono Paesi là dove ci sono monopoli - spiega Ricci Curbastro - che sono molto sensibili a questo, e ci sono le grandi catene della grande distribuzione a livello internazionale che sono estremamente sensibili». E non può quindi che essere con soddisfazione che si può osservare come gli scaffali di vendita di vino in Svezia (Paese dove c’è un rigido monopolio dello Stato) siano oggi pieni di etichette italiane “sicuramente sostenibili”.
La sostenibilità nel vino pesa sempre più anche sulle scelte commerciali
Anche in Italia la Gdo comunica sempre più sostenibilità, ma bisogna fare attenzione. «La pubblicità deve avere un riscontro reale: non basta dire “sono verde” se non dimostri che effettivamente hai lavorato in una certa direzione», osserva con la soddisfazione di chi sa di aver contribuito a un grande risultato il presidente di Equalitas.
Etichetta come garanzia
Per consumatori e operatori, il marchio Equalitas diventa alla fine un criterio di scelta. «Trovare un marchio di qualità su un’etichetta è una garanzia di sostenibilità, tenendo anche presente che ogni singola etichetta viene approvata prima di poterla utilizzare. Direi che ci siamo», conclude Riccardo Ricci Curbastro. E i numeri lo confermano.
Ma ovviamente non finisce qui. La sostenibilità, per Riccardo, non si ferma solo alle certificazioni. Usa il legno delle barrique usate della sua cantina di Capriolo (Bs) per fare realizzare da carcerati - che così imparano il mestiere di falegname - delle casette per uccelli, alleati formidabili dell’uomo nella lotta biologica ai parassiti e agli insetti che possono danneggiare l’uva nei vigneti di Franciacorta. Insomma, si può essere certi che dal “papà” dell’espansione delle Doc in Italia - ai tempi di quando presiedeva Federdoc - ci possiamo aspettare ancora novità importanti per la valorizzazione del nostro vino… e del nostro benessere.