Tra le colline umbre che circondano Assisi, dove il paesaggio alterna ulivi, campi coltivati e piccoli borghi in pietra, Birra dell’Eremo ha costruito negli anni una propria identità precisa nel panorama brassicolo italiano.La storia comincia nel 2012, quando Geltrude Salvatori Franchi ed Enrico Ciani decidono di dare forma a un progetto indipendente capace di coniugare tecnica, ricerca e continuità produttiva. I primi volumi erano contenuti, poco più di 300 ettolitri. Oggi il birrificio ha raggiunto quota 5mila ettolitri annui, con una distribuzione diffusa in tutta Italia attraverso pub, beershop, ristorazione specializzata e un canale e-commerce proprietario. Nel frattempo sono arrivati anche i riconoscimenti del settore: il titolo di Birraio dell’Anno 2024 assegnato a Enrico Ciani e quello di Birrificio dell’Anno 2026, risultato che ha consolidato la posizione del marchio umbro nel segmento della birra artigianale nazionale.

I fondatori Enrico Ciani e Geltrude Salvatori Franchi
Una crescita costruita senza rincorrere le mode
Osservando il percorso di Birra dell’Eremo emerge soprattutto una linea produttiva coerente. Negli anni il birrificio umbro ha seguito l’evoluzione della birra artigianale italiana senza inseguire eccessivamente le tendenze del momento, mantenendo invece attenzione sulla stabilità delle ricette e sulla riconoscibilità stilistica. Anche il packaging segue questa impostazione essenziale: fusti Polykeg da 24 litri, lattine e bottiglie da 33 cl, con una distribuzione che continua a svilupparsi soprattutto nel canale specializzato. Ad Assisi, intanto, il birrificio resta un punto di osservazione interessante per capire come una realtà indipendente italiana possa crescere mantenendo una dimensione ancora legata al territorio e alla quotidianità del proprio lavoro.

Le etichette che hanno definito lo stile del birrificio
Nel corso degli anni Birra dell’Eremo ha costruito una gamma piuttosto riconoscibile, centrata soprattutto sulla pulizia aromatica e sulla facilità di bevuta.
Tra le produzioni più rappresentative troviamo:
- Session Ipa Aria 4,6%
- Neipa Tuka 6,2%
- Ipa Fiera 6,5%
- Tripel Fuoco 8,5%

Birra dell'Eremo: alcune birre
La più conosciuta rimane probabilmente Aria, Session Ipa diventata negli anni la birra simbolo del birrificio e oggi anche la top seller aziendale. Il profilo è giocato su note tropicali e agrumate, sostenute da un corpo leggero e da un finale asciutto. Diversa l’impostazione della Tuka, New England IPA velata e morbida, costruita su dry hopping abbondanti e su aromi che richiamano ananas, passion fruit, cocco e pesca. Con Fiera il birrificio torna invece verso coordinate più classiche: una Ipa dal taglio “old school”, con note resinose, agrumate ed erbacee ben integrate alla componente amara. Chiude il quadro Fuoco, Tripel ispirata alla tradizione belga, dove prevalgono struttura, calore alcolico e richiami di crosta di pane e caramello.
Il racconto di Blaz, nata dopo un viaggio in Franconia
Tra le birre a cui Enrico Ciani appare maggiormente legato c’è però Blaz, Kellerbier da 5 gradi nata dopo un viaggio in Franconia. «Blaz nasce durante uno dei miei viaggi a Bamberga, tra le storiche bierkeller franconi. L’idea era quella di ricreare quella bevibilità diretta e quotidiana che si trova nei birrifici tedeschi», racconta Ciani. Per sviluppare la ricetta è stato scelto un lievito proveniente direttamente da un birrificio della Franconia, capace di conferire rusticità e morbidezza senza perdere pulizia gustativa.

Birra dell'Eremo: Blaz, la Kellerbier da 5 gradi
Prodotta con malto Pilsner e una piccola percentuale di Monaco, la birra si presenta di colore oro intenso. Al naso emergono sentori di cereale e pane fresco, mentre il sorso mantiene una luppolatura delicata e un finale molto scorrevole. L’abbinamento indicato dal birraio resta volutamente semplice: «Una schnitzel funziona perfettamente. La croccantezza della panatura viene alleggerita dalla freschezza della birra».
La taproom immersa nel verde
Alle porte di Assisi il birrificio ospita una taproom con garden affacciata direttamente sugli spazi produttivi. Non è soltanto un luogo dedicato alla mescita, ma un ambiente pensato per accompagnare il visitatore dentro il lavoro quotidiano del birrificio.

Alle porte di Assisi il birrificio ospita una taproom con garden
La proposta gastronomica segue una linea semplice e territoriale, con prodotti umbri scelti per accompagnare le birre senza sovrapporsi ad esse. Accanto alla parte food trovano spazio visite guidate e degustazioni, organizzate direttamente all’interno della produzione. L’idea è quella di trasformare il birrificio in un luogo attraversabile, dove il racconto della birra passa anche attraverso l’osservazione diretta delle cotte, delle fermentazioni e del lavoro in cantina.
Via Monte Peglia 5 06038 Capodacqua (Pg)