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martedì 26 maggio 2026  | aggiornato alle 20:23 | 119444 articoli pubblicati

Droni, IA e sensoristica: così nasce il nuovo Metodo Classico di Varvaglione 1921

Varvaglione 1921 presenta il Metodo Classico CÀ, uno spumante da uve 100% Fiano dedicato alla quinta generazione della famiglia. L'azienda tarantina annuncia inoltre l'acquisizione della storica tenuta Casino Nitti, dove sorge il Vigneto della Biodiversità: un campo sperimentale con oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici per studiare l'adattamento ai mutamenti climatici del Mediterraneo

26 maggio 2026 | 18:46
Droni, IA e sensoristica: così nasce il nuovo Metodo Classico  di Varvaglione 1921
Droni, IA e sensoristica: così nasce il nuovo Metodo Classico  di Varvaglione 1921

Droni, IA e sensoristica: così nasce il nuovo Metodo Classico di Varvaglione 1921

Varvaglione 1921 presenta il Metodo Classico CÀ, uno spumante da uve 100% Fiano dedicato alla quinta generazione della famiglia. L'azienda tarantina annuncia inoltre l'acquisizione della storica tenuta Casino Nitti, dove sorge il Vigneto della Biodiversità: un campo sperimentale con oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici per studiare l'adattamento ai mutamenti climatici del Mediterraneo

26 maggio 2026 | 18:46
 

I filari storici di Masseria Pizzariello, a Leporano (Ta), hanno fatto da cornice a una serata che segna una svolta per l'azienda Varvaglione 1921 . Sotto il cielo al tramonto, attraverso una esclusiva cena in vigna, la famiglia Varvaglione ha svelato i suoi due ultimi progetti: il debutto di , il primo spumante Metodo Classico della cantina, e l'acquisizione ufficiale di Casino Nitti, antica tenuta a Marina di Lizzano (Ta). Non si tratta di una semplice espansione di portafoglio, ma di un manifesto produttivo dove la continuità generazionale si fa interprete del cambiamento.

La famiglia Varvaglione durante la presentazione del nuovo metodo classico CÀ: Marzia, Maria Teresa, Cosimo, Francesca e Angelo con la piccola Carlotta
La famiglia Varvaglione durante la presentazione del nuovo metodo classico CÀ: Marzia, Maria Teresa, Cosimo, Francesca e Angelo con la piccola Carlotta

La presentazione del progetto mette in luce la sinergia della nuova generazione composta dai tre figli di Cosimo Varvaglione la moglie Maria Teresa: Marzia, Angelo e Francesca. «Questo è stato un evento molto importante per la nostra famiglia - ha spiegato Cosimo -. È il primo progetto che i miei tre figli hanno deciso di portare avanti insieme, ognuno con le proprie competenze. Per noi è un grande orgoglio presentare questo vino, che abbiamo voluto dedicare a una bambina speciale, Carlotta (nipote di Cosimo, figlia di Marzia, ndr)». Il nome scelto, CÀ, possiede una genesi intima: «La scelta nasce da un ricordo molto semplice e molto personale: da piccola, quando le veniva chiesto il nome, Carlotta rispondeva “CÀ”. È un segno che ci è rimasto dentro e che abbiamo voluto trasformare in identità. Carlotta è nata qui, in Masseria Pizzariello, che per noi è anche una dimora del cuore».

Masseria Pizzariello, teatro della cena in vigna e del debutto del metodo classico CÀ
Masseria Pizzariello, teatro della cena in vigna e del debutto del metodo classico CÀ

Oggi la gestione operativa vede una ripartizione mirata delle competenze tra le nuove generazioni, con Marzia Varvaglione alla guida del business development, Angelo a coordinare la parte agronomica e Francesca in qualità di enologa. «Ogni volta che nasce un figlio, in qualche modo nasce anche una nuova forma di responsabilità e di amore - dice Marzia Varvaglione, trattenendo a stento l'emozione -. In questo caso sentiamo che, insieme a Carlotta (nel 2021, ndr), è nato anche questo vino. La scelta di un Metodo Classico in Puglia nasce dalla volontà di accettare una sfida, in un territorio caldo ma capace di esprimere grande complessità. Questo progetto si inserisce anche in un percorso più ampio, iniziato con il centenario dell’azienda». La produzione iniziale si attesta su numeri contenuti e selezionati: circa 3.500 bottiglie e 1.000 magnum, tutte numerate e recanti il nome di Carlotta in retroetichetta. «Carlotta significa armonia, luce, raccolto ed emozione - conclude Marzia -. E in questo vino ritroviamo proprio questi elementi: il tempo, il terroir, la famiglia e l’anima».

Come nasce lo spumante pugliese nel cru di Campo Freddo

Dal punto di vista tecnico, il Metodo Classico CÀ nasce in un contesto pedoclimatico peculiare situato all'interno del cru di Masseria Pizzariello. Le uve utilizzate, specificamente appartenenti alle particelle 561-318, ripportate anche in etichetta, crescono in una zona denominata localmente Campo Freddo. L'area è caratterizzata da temperature medie più basse rispetto ai territori circostanti e da una marcata escursione termica tra il giorno e la notte tipiche delle grandi aree spumantistiche di italia e del mondo, fattore determinante per preservare la freschezza e il patrimonio aromatico del vitigno Fiano.

I vigneti della zona Campo Freddo, all’interno del cru di Masseria Pizzariello, caratterizzati da forti escursioni termiche ideali per la produzione del Fiano base spumante
I vigneti della zona Campo Freddo, all’interno del cru di Masseria Pizzariello, caratterizzati da forti escursioni termiche ideali per la produzione del Fiano base spumante

«Il ruolo dell’enologo è molto semplice nella sua essenza: non rovinare ciò che arriva dalla vigna - racconta Francesca Varvaglione -. In questo caso abbiamo ricevuto un’uva straordinaria, frutto di un lavoro estremamente preciso e attento. Oggi più che mai l’agricoltura sta tornando al centro. Per fare un buon vino serve prima di tutto una buona uva». A causa del clima pugliese, il protocollo di cantina ha richiesto accorgimenti rigidi: «Abbiamo dovuto prestare particolare attenzione alla gestione della raccolta. Per questo motivo la vendemmia è stata effettuata nelle prime ore del mattino, sfruttando la finestra di temperatura più favorevole tra la fine della notte e l’alba. L’uva è stata raccolta in cassette forate per preservarne l’integrità. Per mantenere la freschezza del prodotto, parte dell’uva è stata conservata in celle frigorifere prima della pressatura».

I filari della tenuta Varvaglione 1921, dove la gestione agronomica integra agricoltura di precisione, monitoraggio e pratiche sostenibili.
I filari della tenuta Varvaglione 1921, dove la gestione agronomica integra agricoltura di precisione, monitoraggio e pratiche sostenibili.

Il percorso di vinificazione strutturato dall'enologa ha previsto una pressatura soffice a grappolo intero per ottenere esclusivamente il mosto fiore. «Dopo la pressatura abbiamo scelto una decantazione statica naturale, seguita da una fermentazione a temperatura controllata. Il vino è stato poi lasciato affinare sulle fecce fini per circa otto mesi, con interventi regolari di bâtonnage che hanno permesso di arricchirne la struttura e la complessità, contribuendo alla finezza del perlage. Successivamente abbiamo avviato la seconda fermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico, con l’aggiunta del liqueur de tirage e dei lieviti selezionati. Il vino è rimasto sui lieviti per circa 20-22 mesi, un periodo scelto dopo diverse prove e assaggi condivisi tra noi. Il risultato è un Metodo Classico elegante, fine, con una bolla persistente e perfettamente integrata nella struttura del vino».

Agricoltura di precisione e droni per la rigenerazione del suolo

La gestione agronomica della cantina si sviluppa attraverso l'applicazione di protocolli scientifici legati all'agricoltura di precisione. Angelo Varvaglione ripercorre la genesi di questo approccio: «Questo progetto nasce nel 2020, durante il periodo del Covid. Abbiamo avuto la fortuna di vivere il lockdown in Masseria Pizzariello e questo ci ha permesso di trascorrere molto tempo in vigna, osservando e riflettendo come mai era accaduto prima».

Casino Nitti, nuovo asset del gruppo Varvaglione 1921 e centro di ricerca sul futuro del vino e della viticoltura mediterranea
Casino Nitti, nuovo asset del gruppo Varvaglione 1921 e centro di ricerca sul futuro del vino e della viticoltura mediterranea

La svolta tecnologica applicata ai campi è netta. «Questo vino rappresenta un livello avanzato di innovazione vitivinicola. Abbiamo introdotto sistemi di monitoraggio in campo già dal 2018 attraverso DSS e sensoristica , integrando poi l’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati e la previsione delle stagioni. A questo si è aggiunto l’utilizzo dei droni e delle spettrocamere per leggere lo stato nutrizionale delle piante e intervenire con una gestione di precisione. Ogni elemento della vite influenza direttamente la qualità del vino. Per questo abbiamo lavorato sulla pianta in modo molto approfondito, sperimentando la gestione della chioma, la defogliazione, l’aumento della superficie fogliare e lo studio dei rapporti tra produzione e qualità».

L'efficacia del metodo ha trovato riscontro anche in annate complesse. «Dopo cinque anni di sperimentazione siamo arrivati a uno standard qualitativo molto elevato, paragonabile a territori storicamente più riconosciuti per il Metodo Classico. Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche lo studio del suolo. Nel 2023, un anno difficile per la peronospora in Europa, la nostra azienda ha registrato addirittura una crescita produttiva, senza perdere nemmeno un grappolo. Analizzando il terreno abbiamo osservato un aumento della sostanza organica e un miglioramento complessivo della biodiversità del suolo , grazie all’utilizzo di pratiche di economia circolare e di ammendanti naturali derivati dagli scarti di cantina. Questo ha reso il suolo più vivo, più equilibrato e più resistente. In tutto questo percorso - conclude Angelo - ciò che abbiamo sempre cercato di fare è mantenere al centro l’essere umano. La tecnologia è uno strumento, non il fine. Ed è proprio per questo che questo vino è stato dedicato a Carlotta».

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La rigenerazione della microflora e della fauna utile del terreno viene infine completata da un modello virtuoso di economia circolare: la cantina autoproduce ammendanti organici e bio-attivatori partendo dal recupero degli scarti di vinificazione, come vinacce e raspi. Il risultato è un ecosistema agricolo resiliente, capace di innescare una selezione naturale contro i patogeni e di garantire una nutrizione biologica mirata, pianta per pianta. 

Il Vigneto della Biodiversità a Casino Nitti contro il cambio climatico

L'acquisizione della tenuta Casino Nitti, un antico avamposto in pietra chiara risalente al 1550 e immerso in oltre 70 ettari a ridosso del Mar Jonio, amplia la prospettiva scientifica del gruppo attraverso una vera e propria sfida culturale. All'interno di questo perimetro batte infatti un cuore pionieristico: il Vigneto della Biodiversità, un campo sperimentale sviluppato in stretta collaborazione con i ricercatori dell'Università di Milano e dell'Unisalento. Questo spazio ospita oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici, con un focus specifico sulle barbatelle di origine caucasica e mediterranea.

Il “Vigneto della Biodiversità” a Casino Nitti, con oltre 500 varietà di vitigni studiati per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la resilienza della vite
Il “Vigneto della Biodiversità” a Casino Nitti, con oltre 500 varietà di vitigni studiati per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la resilienza della vite

L'obiettivo della ricerca è duplice e di fondamentale attualità: analizzare la capacità di adattamento di queste varietà antiche e rare di fronte ai mutamenti climatici e sperimentare nuovi portainnesti capaci di rispondere all'innalzamento delle temperature nel bacino del Mediterraneo. In questa oasi scientifica, la salvaguardia ambientale si traduce in azioni concrete attraverso l'adozione di biotecnologie d'avanguardia, come l'introduzione di microalghe e microrganismi utili per la nutrizione naturale della pianta, escludendo la chimica di sintesi e preservando l'integrità del vitigno.

Contrada Santa Lucia 74020 Leporano (Ta)
Tel +39 099 5315370

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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