Con Piz, il nuovo rosato da Pinot Nero, Cantina Girlan porta a sintesi una traiettoria produttiva costruita su un’idea precisa di territorio: lettura altimetrica, selezione delle parcelle e progressiva definizione delle identità aziendali. Il vino nasce da uve coltivate oltre i 450 metri di quota e si inserisce nella linea vigneti, all’interno di una gamma strutturata che riflette l’evoluzione della cooperativa altoatesina e il suo lavoro sul Pinot Nero iniziato oltre sessant’anni fa. In questo quadro si intrecciano anche scelte tecniche consolidate, come l’adozione diffusa del tappo a vite, e una fase di ulteriore affinamento del modello territoriale attraverso il sistema delle Uga, che ridefinisce la lettura del vigneto in Alto Adige. La nuova referenza è stata svelata al Vinitaly.

Tappo a vite e rosato di montagna: i segreti del nuovo Piz di Girlan
Piz e la sintesi del lavoro sul Pinot Nero in Cantina Girlan
«Come novità quest’anno abbiamo Piz, che è il rosato di Pinot Nero», racconta Oscar Lorandi, presidente di Cantina Girlan. Il nome richiama direttamente la geografia alpina attraverso la lingua ladina: «Piz vuol dire punta della montagna, perché volevamo dare il senso di questo vino alla freschezza». L’idea di verticalità non è solo evocativa, ma strutturale: il vino nasce da un contesto in cui altitudine e identità linguistica si sovrappongono a una lettura precisa del paesaggio. Il progetto si innesta su una storia lunga di lavoro sul Pinot Nero, sviluppata dalla cantina a partire dagli anni Ottanta e articolata in diverse interpretazioni varietali. «La Cantina Girlan ha iniziato un progetto importante con il Pinot Nero più di ormai 60 anni fa, negli anni 80, con la nascita del Pinot Nero Trattmann. Poi, nel fine anni 80, con il Pinot Nero Patricia. Poi, andando avanti, vigna Ganger, Curlan.» Nel tempo, la crescita non è stata solo qualitativa ma anche strutturale: «Da 10 ettari siamo passati a 60 ettari». In questo percorso, Piz rappresenta una sintesi contemporanea del lavoro sul vitigno, declinato in chiave rosata e territoriale: «La punta finale Piz è la creazione di questo rosato al 100% di Pinot Nero».
Vinificazione essenziale e costruzione della freschezza
Le uve provengono da vigneti situati oltre i 450 metri di altitudine, condizione che incide direttamente sull’equilibrio del vino. «Le uve vengono raccolte dai nostri soci ad un'altezza superiore ai 450 metri sopra il livello del mare», spiega Lorandi. Il risultato è una materia prima caratterizzata da tensione e freschezza: «Uve con una bellissima struttura, una bella acidità».
La vinificazione è impostata su un approccio essenziale, con un contatto limitato con le bucce, funzionale a preservare la delicatezza del profilo aromatico e la trasparenza del frutto. Il colore si colloca su tonalità leggere, «più verso la buccia di cipolla», mentre il profilo olfattivo rimanda a un registro alpino e varietale insieme: «Un profumo incredibile, proprio di vino alpino. Note sempre tipiche che ricordano il Pinot Nero». L’affinamento in acciaio per tre o quattro mesi completa un’impostazione orientata alla definizione della freschezza come asse stilistico.
La collocazione di Piz nella gamma aziendale
«Partiamo con i vini classici, che sono vigneti di una certa età, con rese un po' più altine, ma sempre al di sotto della docca altoadge. Poi abbiamo la linea vigneti, vigne selezionate già da tanti anni. La linea flora, e poi i solisti». Il nuovo rosato si inserisce nella linea vigneti, insieme ad altre selezioni come il Patricia. Questa categoria si basa su vigne di almeno 10-12 anni, selezionate dal team agronomico ed enologico: «Sono vigne scelte dal nostro team agronomico e anche dal nostro enologo». La conoscenza del vigneto è puntuale e tracciabile: «Sappiamo già le uve, quando vengono in fase di vendemmia, da quale vigneto vengono, e sono specifiche».

Il tappo a vite come scelta strutturale della produzione
Anche la chiusura del vino rientra in una scelta sistemica ormai consolidata. «Viene imbottigliato tappo a vite». Una decisione che si inserisce in una transizione già avviata: «Noi abbiamo iniziato col tappo a vite già parecchi anni fa, tre per l'esattezza». Oggi, la quasi totalità della produzione classica segue questa impostazione: «Tutti i vini della nostra linea classica, che sono quasi un milione di bottiglie, vengono fatti con questa chiusura».

Piz, la novità di Cantina Girlan presentata al Vinitaly
Il modello produttivo è quello di una cooperativa articolata, con circa 200 soci e una superficie complessiva di circa 240 ettari. «Abbiamo 200 soci che seguono letteralmente il nostro enologo per quanto riguarda la fase di zonazione, la fase anche di rese». Il lavoro è impostato su una logica di programmazione più che di competizione interna: «Non è una sfida, diciamo, è passione. Passione, dedizione».
Uga e nuova mappatura del vigneto altoatesino
Il lavoro si fonda su una lettura precisa delle parcelle e su criteri agronomici definiti. Il modello prevede una selezione progressiva delle vigne in base a età, rese e caratteristiche territoriali, con una tracciabilità completa dell’origine delle uve lungo tutta la filiera. In questo contesto si inserisce il tema della zonazione, oggi centrale in Alto Adige. Il territorio viene descritto come un sistema altamente frammentato, che si sviluppa tra i 250 e i 1000 metri di altitudine e cambia in modo continuo nel raggio di pochi chilometri: «Si differenzia quasi chilometro per chilometro».

Il vigneto Trattmann
La complessità geologica è altrettanto marcata, con suoli calcarei, sabbiosi, vulcanici, glaciali e fluviali che convivono in un’area relativamente ridotta. Questa varietà consente alla cantina di lavorare con circa 21 vitigni, valorizzando la diversità come risorsa produttiva. Con l’annata 2024, l’Alto Adige introduce 86 unità geografiche aggiuntive, con l’obiettivo di definire in modo più preciso l’origine dei vini. «Saranno 86», osserva Lorandi, sottolineando la portata del cambiamento. Il principio guida è quello della corrispondenza tra vigneto, altitudine e rese controllate, con particolare rilevanza per vitigni storici come la Schiava, destinati a beneficiare in modo significativo di questa nuova mappatura.
Una traiettoria produttiva orientata alla selezione
Accanto alla dimensione tecnica e territoriale, emerge una riflessione sui modelli di consumo contemporanei. Lorandi evidenzia una crescente distanza tra il linguaggio del vino e quello delle nuove generazioni, che tendono a preferire prodotti percepiti come più immediati e leggibili: «Se io bevo un Campari Spritz so cosa mi arriva dal bicchiere. Tante volte prendendo del vino devo spendere 8 euro e mi presentano dei prodotti non all'altezza». Da qui l’idea di un’evoluzione verso vini più diretti, meno opachi nella percezione e più coerenti con le aspettative di semplicità e riconoscibilità.

Oscar Lorandi, presidente di Cantina Girlan
La traiettoria futura si riassume in una direzione di maggiore selettività e riduzione della complessità non necessaria. «Togliere dal mercato tante cose che non dovrebbero esserci e puntare molto sulla qualità», afferma Lorandi. Una posizione che non si presenta come rottura, ma come affinamento progressivo di un modello produttivo già fortemente strutturato, in cui territorio, organizzazione cooperativa e scelte tecniche convergono verso una definizione sempre più precisa dell’identità del vino.
Via S. Martino 24 39057 Cornaiano (Bz)