Lo spazio Identità Golose, hub internazionale della gastronomia a cento metri dalla Scala di Milano, ha ospitato uno storico mattatore del lusso: lo champagne di Maison Jacquesson. Stiamo parlando di una cantina fondata nel lontano 1798, e cioè proprio al tramonto della prima fase della Révolution. Sin da allora Jacquesson si distingue per il suo spirito innovativo. Che, qui e ora, per tornare a noi, si esprime con la scelta di affidare la propria identità alle cuvées piuttosto che ai millésimés: fa parte dell’abc la storica distinzione per cui la cuvée (o champagne sans année) è un assemblaggio di vini provenienti da annate diverse, scelti dal mastro cantiniere per mantenere lo stile costante e riconoscibile di una maison, indipendentemente dalle variazioni climatiche annuali. Il millesimato, invece, è prodotto esclusivamente con uve di una singola vendemmia, il cui carattere unico viene esaltato senza correzioni con altre annate e, per questo, viene commercializzato solo negli anni ritenuti di qualità superiore.

I vigneti della Maison Jacquesson
Se questa è la manualistica, va chiarito che, per ottenere le sue cuvées, lo champagne Jacquesson adotta uno stile tutto suo: vero è che la filosofia produttiva adottata mira a valorizzare l’unicità di ogni millesimo, attraverso pratiche agronomiche rispettose, ma qui finisce l’adesione ligia alla metodologia tradizionale. Manca, infatti, la fissa del “costante e riconoscibile” nel tempo: meglio privilegiare l’eccellenza e creare ogni volta una grande cuvée, magari irripetibile, rispetto al mantenimento di uno “stile Maison” immutabile.
La cuvée 700 e la ricerca della purezza espressiva
In questo contesto prende vita l’idea della cuvée 700, creata a partire da un unico millesimo di base, quello dell’ultima vendemmia, completato da una selezione di vini provenienti dalle cuvées precedenti. Il tutto è accompagnato da vinificazioni essenziali, senza filtrazioni né chiarificazioni, per preservare la massima purezza espressiva del vino.

Le tre bottiglie della Maison Jacquesson in degustazione a Milano
Nel corso della presentazione alla stampa delle cuvées 749 Extra Brut, 744 Dégorgement Tardif e Avize Champ-Caïn 2015, Pietro Pellegrini, presidente di Pellegrini Spa, importatrice esclusiva in Italia per Jacquesson, ha così commentato i 25 anni di collaborazione con la maison: «Dopo tutto questo tempo il nostro entusiasmo è immutato. L’Italia rappresenta attualmente il primo mercato export per Jacquesson ed è nostra intenzione che continui ad esserlo ancora per molto. Serietà, concretezza e correttezza sono valori che accomunano le nostre aziende; se a questo aggiungiamo il crescente livello qualitativo raggiunto dalla cuvée 700, c’è da essere ottimisti, anche in questo momento complicato per il mercato dello champagne».

Jean Garandeau: «Il cambiamento climatico è una delle nuove sfide»
In esclusiva per Italia a Tavola, abbiamo chiesto a Jean Garandeau, direttore generale di Jacquesson, dopo 228 anni di vendemmie, quali siano le novità più importanti con cui confrontarsi oggi. «Come impostazione aziendale - ha risposto Garandeau - siamo noi che andiamo alla ricerca del nuovo, perché storia e tradizione a questo servono: a proiettarsi meglio in avanti, anche cambiando le percentuali delle cuvées, attività rischiosa perché non sai mai come l’accoglierà il pubblico. E tra le novità ci metterei anche il cambiamento climatico, che nella regione dello champagne sta a significare stagioni estive più stabili, temperature meno estreme e maturazioni più facili».

Jean Garandeau e Pietro Pellegrini
Dal punto di vista del consumatore finale di champagne, è cambiato qualcosa? Il vostro è un prodotto per tutti, o per viveur, o per ricchi?
«I nostri numeri sono abbastanza piccoli: parliamo di 250mila bottiglie all’anno, elaborate e commercializzate al di fuori di qualsiasi logica industriale, e ne siamo orgogliosi; così come della certificazione biologica dei nostri vigneti, delle iniziative per tutelare la biodiversità, del diverso approccio al cliente. A cui cerchiamo di vendere, più che una bottiglia, una vera e propria esperienza: sarebbe inutile comprare Jacquesson e basta, disinteressandosi a tutto quello che c’è dietro. Il vino va consegnato insieme alla sua carta d’identità e, da questo punto di vista, le visite in cantina, per noi, hanno un valore insostituibile. Per cui la risposta è: chiunque, di qualsiasi provenienza e capacità d’acquisto, può trovare interessanti i nostri prodotti. L’importante è saperli spiegare, mettere la comunicazione al centro. Che è poi il metodo più efficace per affrontare le crisi di mercato: più la situazione si fa confusa, più i prezzi diventano incomprensibili, maggiore deve essere la chiarezza nel raccontare come il produttore vive le difficoltà, quali problematiche nuove deve affrontare; considerando il cliente, insomma, l’alleato con cui confidarsi, non il soggetto dall’altra parte della barricata».
68 Rue du Colonel Fabien 51530 Dizy (Francia)