Nel panorama della birra artigianale piemontese, Birra Carrù rappresenta una realtà nata con un’impostazione fortemente legata al territorio. Il birrificio, fondato nel 2017 a Carrù, in provincia di Cuneo, nasce dall’iniziativa della famiglia Bottero (Lelio, affiancato dalla moglie Lorella Melani e dalle figlie Paola e Marianna), con l’obiettivo di sviluppare una produzione che unisse dimensione agricola, lavoro brassicolo e identità locale. Sempre Lelio è anche il birraio, insieme a Lo stabilimento di via Langhe produce oggi circa 1.200 ettolitri annui e affianca alla vendita diretta uno spaccio aziendale con visite guidate e degustazioni. La distribuzione si sviluppa sia attraverso canali online sia tramite distributori e rappresentanti presenti in diverse aree d’Italia, mentre nelle province di Cuneo e Torino le consegne vengono gestite direttamente.

Lelio Bottero con la moglie Lorella e le figlie Paola e Marianna
Dal legame con Carrù ai richiami storici piemontesi
Una parte rilevante del progetto ruota attorno alla costruzione narrativa delle birre, spesso collegate a episodi storici, luoghi o riferimenti della cultura piemontese. È il caso della Saison «Bogia Nen», prodotta con orzo e farro coltivati in Piemonte e con luppolo raccolto a Carrù. Il nome richiama l’espressione piemontese «Nojàutri bogioma nen», legata alla battaglia dell’Assietta del 1747. La birra è stata anche la prima lattina certificata di “filiera piemontese”. Anche l’American Pale Ale «Battagliera» prende il nome da uno dei punti simbolici del paese, la balconata panoramica affacciata sul castello di Carrù. Sul piano stilistico propone un profilo aromatico erbaceo e agrumato con chiusura amara e lineare.

Birra Carrù produce oggi circa 1.200 ettolitri annui
Le nuove produzioni e la crescita delle IPA
Tra le novità previste per il 2026 compare «3 Ciuchè», Indian Pale Ale da 5,8% sviluppata con un’impronta aromatica orientata su note agrumate e resinose. L’etichetta richiama il borgo originario di Carrù attraverso l’immagine dei tre buoi, simbolo della tradizione locale. Resta invece la Red India Pale Ale «Via Ripa» la birra più venduta del birrificio, segnale di come il mercato continui a mantenere interesse verso produzioni dal profilo luppolato ma equilibrato. Accanto alle IPA continua anche la presenza di stili di ispirazione belga, come la Tripel «Bombardina», prodotta in bottiglia, fusto e magnum, caratterizzata da una struttura importante e da una chiusura agrumata ottenuta con scorza d’arancia amara.

Birra Carrù: alcune birre
Materie prime locali e collaborazioni di territorio
L’identità territoriale emerge anche nella scelta degli ingredienti. Per alcune produzioni vengono utilizzati mosto di Moscato delle Langhe e orzo coltivato direttamente dall’azienda agricola collegata al birrificio. Tra le collaborazioni compare inoltre quella con il maestro cioccolatiere Silvio Bessone, da cui proviene la granella di fave di cacao utilizzata nella «Yule», Chocolat Dark Belgian Ale stagionale.

La Dama Blu e il racconto del castello di Carrù
Tra le produzioni più legate all’immaginario locale c’è la «Dama Blu», Extra Strong Ale da 10,5% dedicata alla leggenda del fantasma del castello di Carrù.

Birra carrù: la Dama Blu
Lelio Bottero racconta così la nascita della birra: «Si racconta che Paola Cristina del Carretto, morta nel Seicento, esca dal quadro in cui è ritratta e si aggiri nelle stanze del castello. Da ragazzi salivamo spesso alla Battagliera sperando di vedere qualcosa. Non so se ci siamo mai riusciti davvero, ma qualcuno sostiene che dopo tre bicchieri di Dama Blu la sua apparizione sia quasi inevitabile».Un racconto che il birrificio ha trasformato in etichetta identitaria, mantenendo un collegamento diretto con il territorio e con la memoria popolare di Carrù.
Via Langhe 63 12061 Carrù (Cn)