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«Era un vino provinciale, ora ci cercano dall'estero»: la svolta del Botticino Doc

Con soli 25 ettari vitati, la Botticino Doc è tra le denominazioni più piccole d’Italia, ma negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione, come spiegato dal presidente del Consorzio Claudio Franzoni. Il riconoscimento al Concours Mondial de Bruxelles al Foja d’Or Riserva della Cantina Franzoni è un segnale del rilancio di un territorio storico del Bresciano con suoli calcarei e rese basse

di Mauro Taino
Redattore
13 giugno 2026 | 05:00
«Era un vino provinciale, ora ci cercano dall'estero»: la svolta del Botticino Doc
«Era un vino provinciale, ora ci cercano dall'estero»: la svolta del Botticino Doc

«Era un vino provinciale, ora ci cercano dall'estero»: la svolta del Botticino Doc

Con soli 25 ettari vitati, la Botticino Doc è tra le denominazioni più piccole d’Italia, ma negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione, come spiegato dal presidente del Consorzio Claudio Franzoni. Il riconoscimento al Concours Mondial de Bruxelles al Foja d’Or Riserva della Cantina Franzoni è un segnale del rilancio di un territorio storico del Bresciano con suoli calcarei e rese basse

di Mauro Taino
Redattore
13 giugno 2026 | 05:00
 

Dopo l’assegnazione della Gran Medaglia d’Oro al Foja d’Or Riserva della Cantina Franzoni e la menzione di “Rivelazione Vino d’Italia 2026” al Concours Mondial de Bruxelles, il Botticino Doc si trova ora di fronte a una sfida ulteriore: trasformare l’attenzione della giuria internazionale in una reale opportunità di conoscenza e scoperta per i consumatori, valorizzando una denominazione di dimensioni ridotte ma caratterizzata da una forte identità territoriale e da una continuità qualitativa consolidata nel tempo. Claudio Franzoni, titolare della Cantina Franzoni e presidente del Consorzio di Tutela, inquadra il risultato dentro una lettura che tiene insieme orgoglio e consapevolezza dimensionale, anche considerato che già nel 2024 era arrivato un premio che quest’anno anche il Foja ha ottenuto una Medaglia d’Oro: «Sicuramente per la denominazione questo riconoscimento così importante è un orgoglio e soprattutto rappresenta una visione sul panorama internazionale per una Doc molto storica ma purtroppo piccolina. Avendo vinto una seconda volta, però, non può essere un caso».

Il Foja d’Or Riserva come espressione estrema di selezione produttiva

Il vino premiato, il Foja d’Or Riserva, rappresenta una selezione all’interno della produzione aziendale e si colloca esclusivamente nelle annate in cui le condizioni climatiche e agronomiche consentono di raggiungere un livello qualitativo giudicato adeguato alla tipologia. L’impostazione produttiva si fonda su un controllo integrale della filiera, che inizia in vigneto e prosegue fino alla fase di affinamento, con una gestione puntuale dei passaggi più sensibili della maturazione e della vinificazione. La raccolta avviene nei vigneti storici e più vocati, con selezione manuale, mentre la fase di appassimento viene seguita internamente secondo pratiche consolidate nel tempo.

Il Foja d‘Or Riserva premiato al Concours Mondial de Bruxelles 2026
Il Foja d‘Or Riserva premiato al Concours Mondial de Bruxelles 2026

Franzoni descrive questo approccio come un sistema di lavoro che non ammette discontinuità nella cura: «È l’eccellenza della nostra produzione, nella quale seguiamo tutta la filiera con grandissima attenzione fin dalle maturazioni, dalla raccolta nei vigneti più storici e vocati, con selezione rigorosamente a mano e con gli appassimenti seguiti nella nostra fruttaia, secondo una tradizione che nella nostra azienda si tramanda da oltre 70 anni, già praticata da mio nonno. Non si lascia nulla al caso». La Riserva non è un prodotto ricorrente, ma un esito condizionato dalle annate. La produzione si colloca infatti in un intervallo volutamente ristretto, tra le 3.000 e le 5.000 bottiglie, a seconda delle condizioni vendemmiali.

Franzoni, dal 1910 a oggi: quattro generazioni e la svolta agronomica degli anni Novanta

La storia della Cantina Franzoni si inserisce in una continuità familiare che attraversa quattro generazioni e che ha origine nel 1910. Questo elemento viene interpretato non come semplice eredità storica, ma come base di una progressiva evoluzione tecnica e produttiva. «Siamo l’azienda più storica del territorio: su quattro generazioni, abbiamo iniziato nel 1910 e portiamo avanti con orgoglio il Botticino», afferma Franzoni, collocando la dimensione aziendale dentro una prospettiva di lungo periodo. Un passaggio decisivo nella trasformazione del territorio viene individuato nella fine degli anni Novanta, quando il sistema tradizionale a pergola viene progressivamente superato per consentire un miglioramento qualitativo delle uve e una maggiore precisione nella gestione agronomica. «Alla fine degli anni ’90 abbiamo cambiato tutti gli impianti: a Botticino lo zoccolo duro era la vecchia pergola, sulla quale non era possibile esprimere livelli di qualità elevati», precisa Franzoni, indicando in quella fase un punto di discontinuità produttiva.

Claudio Franzoni, titolare dell‘omonima cantina e presidente del Consorzio Botticino Doc
Claudio Franzoni, titolare dell‘omonima cantina e presidente del Consorzio Botticino Doc

La capacità di evoluzione del Botticino viene verificata attraverso la conservazione di annate storiche e l’organizzazione di degustazioni verticali che coinvolgono vini con diversi decenni di affinamento.
La cantina mantiene un archivio interno che prevede l’accantonamento di bottiglie per ogni vendemmia, utilizzate sia per analisi qualitative sia per attività divulgative. «Abbiamo realizzato masterclass con vini di 15, 20, 25 e 30 anni, grazie a una cantina interna nella quale accantoniamo 6–12 bottiglie per ogni annata, e da cui emergono sempre sorprese importanti», racconta Franzoni, sottolineando la stabilità evolutiva del vino nel tempo.

Una Doc da 25 ettari: il limite geografico che definisce identità e produzione del Botticino

La Botticino Doc si sviluppa su una superficie complessiva di circa 25 ettari, un’estensione che ne definisce in modo diretto il perimetro produttivo e la struttura economica. Si tratta di una delle denominazioni più ridotte del panorama italiano, con conseguenze evidenti sulla quantità totale disponibile e sulla concentrazione delle aziende attive. «La criticità principale è che il Botticino è una Doc piccola: non la più piccola in Italia, ma tra le più ridotte. Parliamo di circa 25 ettari complessivi», osserva Franzoni, collocando la dimensione territoriale come elemento strutturale non modificabile. Il sistema produttivo si articola attorno a 12 aziende associate al Consorzio di Tutela, che rappresentano circa il 98% della produzione complessiva. La presenza di soggetti con imbottigliamento autonomo è limitata, mentre una parte della produzione viene conferita alle aziende principali del territorio.

Il suolo di Botticino e la firma minerale del marmo nei vini della denominazione

Il territorio del Botticino è caratterizzato da una forte presenza di suoli calcarei, con elementi di matrice marmorea che incidono in modo diretto sulla struttura del vino e sulla sua identità sensoriale.
Questo elemento geologico viene interpretato come fattore determinante nella costruzione del profilo organolettico, in particolare per quanto riguarda la componente minerale e la tensione gustativa. «Abbiamo un terreno prettamente calcareo, lo stesso marmo non è altro che calcare. È un territorio che presenta una colorazione biancastra e questo conferisce una grande mineralità ai nostri prodotti», spiega Franzoni, collegando direttamente suolo e identità del vino. La mineralità viene quindi letta come espressione diretta del territorio, con effetti su carattere, struttura e capacità evolutiva del prodotto.

Il territorio conferisce una grande mineralità al vino
Il territorio conferisce una grande mineralità al vino

La produzione complessiva della denominazione si attesta mediamente intorno alle 200.000 bottiglie, con oscillazioni legate all’andamento delle annate e con una gestione delle rese impostata su valori inferiori rispetto ai limiti disciplinari. Il disciplinare prevede un massimo di 120 quintali per ettaro, ma nel caso di Franzoni l’impostazione aziendale si colloca stabilmente su livelli significativamente più bassi:. «La nostra azienda si autolimita per lavorare esclusivamente sulla qualità, mantenendosi su una media tra i 60 e i 70 quintali», afferma Franzoni, evidenziando la relazione diretta tra riduzione delle rese e costruzione qualitativa del prodotto.

Mercato dei rossi in contrazione, ma cresce l’interesse per i territori identitari

Il mercato dei vini rossi strutturati viene descritto dal presidente come attraversato da una fase di contrazione dei consumi, accompagnata tuttavia da un crescente interesse verso aree in grado di esprimere qualità elevata e identità territoriale forte. «Il mercato in questo momento è complesso, soprattutto per i vini rossi di grande carattere: c’è un calo dei consumi, ma allo stesso tempo un crescente interesse verso le aree in cui è possibile esprimere grande qualità», osserva Franzoni. In questo contesto si inserisce anche l’interesse di operatori esterni verso il territorio, che si confrontano tuttavia con il limite strutturale della disponibilità produttiva, già completamente assorbita dalla compagine storica.

Da vino “provinciale” a nome internazionale: la nuova fase del Consorzio Botticino

Il lavoro del Consorzio di Tutela si concentra sulla progressiva costruzione di una visibilità più ampia rispetto al tradizionale radicamento provinciale della denominazione. Per lungo tempo, infatti, il Botticino è rimasto fortemente legato al consumo locale, con una presenza limitata al territorio bresciano. L’attuale fase è orientata alla ridefinizione di questa percezione attraverso attività tecniche e divulgative. «Era un prodotto relegato a una dimensione provinciale. Ora si sta cercando di far conoscere il nome di Botticino oltre i confini provinciali, a livello nazionale e internazionale», spiega Franzoni, evidenziando la natura progressiva di questo processo e riconoscendo che - anche grazie alla spinta dei premi ottenuti al CMB - anche l'interesse dall'estero sta crescendo. Le masterclass e le iniziative di formazione vengono indicate come strumenti centrali per la costruzione di una consapevolezza più ampia del territorio e delle sue caratteristiche produttive.

Marmo globale e vino di collina: il doppio motore dell’enoturismo a Botticino

Lo sviluppo dell’enoturismo si inserisce in un contesto territoriale peculiare, caratterizzato dalla presenza del distretto del marmo di Botticino, noto a livello internazionale per applicazioni architettoniche di rilievo. La coesistenza tra le due filiere genera un flusso naturale di visitatori, spesso presenti sul territorio per ragioni legate al marmo e successivamente coinvolti nella scoperta del vino. «L’Altare della Patria a Roma è realizzato interamente in marmo di Botticino, così come parti della Grand Central Station di New York e due stanze della Casa Bianca», ricorda Franzoni, evidenziando la portata internazionale del materiale lapideo e il suo ruolo indiretto nella promozione del territorio vitivinicolo.

Botticino è famosa per il suo marmo: il territorio del Botticino è caratterizzato da una forte presenza di suoli calcarei
Botticino è famosa per il suo marmo: il territorio del Botticino è caratterizzato da una forte presenza di suoli calcarei

Il rapporto con il consumatore finale viene descritto come elemento sempre più centrale nella costruzione del valore del vino, attraverso un’interazione diretta basata sulla conoscenza del processo produttivo. «I vini vanno assaggiati, degustati e goduti», afferma Franzoni, sintetizzando la dimensione esperienziale del consumo. Il produttore assume un ruolo esplicitamente educativo, orientato alla trasparenza del processo e alla condivisione delle fasi produttive con il visitatore. «Noi produttori dobbiamo aiutare il consumatore a comprendere e a vedere come lavoriamo, in che modo produciamo e con quale continuità perseguiamo la qualità», conclude Franzoni, definendo un modello relazionale basato sulla prossimità tra produzione e consumo.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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