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martedì 02 giugno 2026  | aggiornato alle 10:56 | 119564 articoli pubblicati

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Tra Saturnia e Pitigliano, Fattoria La Maliosa sviluppa un modello agricolo che unisce viticoltura, biodiversità e ospitalità. Un progetto fondato sulla rigenerazione del suolo e sulla lettura autentica del territorio

 
02 giugno 2026 | 09:30

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Tra Saturnia e Pitigliano, Fattoria La Maliosa sviluppa un modello agricolo che unisce viticoltura, biodiversità e ospitalità. Un progetto fondato sulla rigenerazione del suolo e sulla lettura autentica del territorio

02 giugno 2026 | 09:30
 

Tra le colline più interne della Maremma grossetana, dove Saturnia intreccia mito, archeologia e acque termali in un paesaggio che sembra attraversato da epoche sovrapposte - dagli Etruschi alla Via Clodia, dal culto di Saturno alle sorgenti che ancora oggi scorrono a 37 gradi - nasce Fattoria La Maliosa. Un’azienda agricola di circa 170 ettari, che si presenta prima ancora che come realtà vitivinicola come scelta costruita su un’idea di agricoltura rigenerativa e su una domanda di senso che precede qualsiasi definizione produttiva.

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

La Maliosa: tra vigneti e boschi il vino diventa racconto del territorio

Fattoria La Maliosa, un progetto agricolo nato dalla ricerca di un nuovo rapporto con la terra

«Non cercavo di fare vino, cercavo un modo per ricostruire un rapporto vero con la terra», racconta Antonella Manuli, imprenditrice che arriva in Maremma da un percorso professionale lontano dall’agricoltura, maturato tra esperienze imprenditoriali e una progressiva ricerca di riconnessione con il paesaggio. Una scelta che lei stessa definisce più necessità che impresa. A partire dai primi anni Duemila, attraverso l’acquisizione progressiva dei terreni e la costruzione di un sistema che integra vigneti, oliveti e boschi all’interno di un unico equilibrio ecologico, prende forma il progetto agricolo. Fin dall’inizio l’obiettivo non è la produzione fine a sé stessa, ma la ricostruzione di un ecosistema agricolo capace di rigenerarsi nel tempo. Ma è nel corso del decennio successivo che l’identità produttiva si consolida grazie all’incontro con l’agronomo Lorenzo Corino, figura chiave nello sviluppo di un approccio che diventa progressivamente metodo.

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Antonella Manuli, titolare di Fattoria La Maliosa

Non una definizione rigida, ma un’impostazione di lavoro che si struttura dal 2013 in avanti e che mette al centro suolo, equilibrio vegetativo e minima invasività. La Manuli spiega come il concetto di “vino naturale” non fosse più sufficiente a rappresentare il lavoro in vigna, rendendo necessario definire un metodo e non un’etichetta. Da qui prende forma il Metodo Corino™, sintesi di osservazione, sottrazione e restituzione alla vigna della propria autonomia espressiva.

Dalla visione di Antonella Manuli a un ecosistema agricolo integrato

Oggi La Maliosa si estende in un ecosistema agricolo integrato fatto di vigneti, oliveti e boschi, dove le vigne rappresentano circa nove ettari all’interno di un mosaico più ampio. Non blocchi produttivi isolati, ma organismi inseriti in un equilibrio naturale che include gestione dell’acqua, biodiversità e vegetazione spontanea come elementi funzionali. La lettura del territorio si arricchisce di una distinzione fondamentale tra le due principali matrici pedologiche della zona, da un lato i suoli di Saturnia, di origine sedimentaria e calcarea, che restituiscono vini tesi, salini, dalla progressione lineare e luminosa, coerenti con l’immagine più ariosa della Maremma interna. Dall’altro i suoli vulcanici di Pitigliano, più scuri e ricchi di scheletro e capaci di imprimere ai vini una maggiore profondità e tensione, quasi una vibrazione più serrata e verticale. È su questa doppia lettura che si costruisce anche la diversità dei vini aziendali.

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Fattoria La Maliosa: Vigna Madre

Nelle vigne di Saturnia, resta però elemento identitario la Vigna Madre, vigneto storico di oltre sessant’anni da cui vengono selezionate le marze per i nuovi impianti. Un archivio vegetale vivo che garantisce continuità genetica e adattamento al territorio maremmano. La lettura agronomica trova naturale prosecuzione in cantina, infatti i vini della Maliosa non cercano uniformità ma raccontano annate, vitigni e paesaggio con una cifra essenziale e riconoscibile. Dal 2022 il percorso enologico è seguito da Filippo Paoletti, che sintetizza così il suo approccio:«Non credo molto nel concetto di stile dell’enologo. Credo che il bravo enologo sia quello la cui mano è invisibile e che riesce semplicemente ad accompagnare il vino, senza mai forzarlo».

Dal Ciliegiolo al Cannonau grigio e a i Saturnalia: i vini che raccontano il territorio

Il Saturnalia Bianco 2024, blend di Procanico e Trebbiano, esprime una tensione salina e luminosa, quasi verticale, che restituisce il lato più austero e minerale della Maremma interna. Nel Saturnalia Rosso 2022, blend di Ciliegiolo, Sangiovese e Cannonau grigio, emerge invece una dimensione più mediterranea, con spezie leggere, erbe aromatiche e una trama dinamica che richiama la macchia maremmana. Tra gli assaggi è il Rosso I.G.T. Toscana 2024, un 100% Ciliegiolo a sorprendere per immediatezza e autenticità; un vino diretto, spontaneo, quasi disarmante nella sua facilità di beva, dal frutto vivo, energia fresca e una naturalezza che sembra cancellare ogni sovrastruttura tecnica. Da menzionare anche il Tarconte 2020, Sangiovese in purezza che viene dai suoli vulcanici di Pitigliano, un rosso dalla lettura più tesa e territoriale.

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Fattoria La Maliosa: i vni degustati

Elemento distintivo del progetto resta inoltre il Cannonau grigio, presenza rara in Maremma che amplia l’orizzonte tirrenico del vigneto e introduce una lettura meno convenzionale del territorio. Interessanti di quest’ultimo gli assaggi della 2024 e della 2025 come campione da vasca, che ne rendono esplicita la sua unicità. Paoletti ne rivendica una lettura che non forza la struttura e non appesantisce il vino, ma ne accompagna l’evoluzione con un uso misurato del legno, lasciando emergere il carattere mediterraneo e l’impronta del territorio.

Uni, il bianco macerato che dialoga con la cultura etrusca

Non da ultimo, il vino che più sintetizza la filosofia del progetto resta l’Uni, sempre annata 2024, un bianco macerato da Procanico, dove il vitigno si esprime attraverso una struttura più ampia e la macerazione diventa strumento di lettura e non esercizio tecnico, restituendo profondità ed eleganza più che definizione formale. Il nome Uni richiama direttamente il mondo etrusco, dove le divinità erano presenze vive del paesaggio e non simboli astratti. In questa chiave si inserisce il sistema delle frecce etrusche di Hypermaremma presenti in azienda, come segni di orientamento e interpretazione del territorio. Uni si lega così a una dimensione di protezione e forza originaria, in dialogo ideale con Turan, Fufluns e Tinia, restituendo al vino una profondità culturale che attraversa la storia del luogo.  Il vino diventa così punto d’incontro tra memoria arcaica e interpretazione attuale del paesaggio.

Vino, paesaggio e ospitalità in un unico sistema territoriale

La cultura agricola della Maliosa si estende naturalmente anche all’accoglienza, costruita su un doppio registro. Da un lato le StarsBOX immerse nella natura, i deck panoramici tra vigne e orizzonti, i picnic nei filari e le attività di foraging: non esperienze accessorie, ma modi diversi di attraversare lo stesso ecosistema agricolo. All’interno della proprietà si trova anche la prima Big Bench della provincia di Grosseto, parte del “Big Bench Community Project” ideato da Chris Bangle. Un progetto che nasce per valorizzare i territori attraverso un nuovo punto di vista sul paesaggio. Dalla Big Bench lo sguardo si apre fino al Monte Amiata, con un invito a osservare la Maremma non come sfondo, ma come esperienza.

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Fattoria La Maliosa: una StarsBOX

Dall’altro il Saturnalia Wine Bar & Village Rooms, ospitato nella storica Dimora Ximenes del Seicento nel borgo di Saturnia. Qui il vino torna al centro della vita del paese attraverso cinque camere realizzate con attenzione ai materiali naturali come la calce e la sabbia del luogo, in dialogo con l’architettura storica della dimora, affiancate da una cucina agricola essenziale e territoriale. La gestione dell’ospitalità è affidata a Samuele Raffaeli, direttore della struttura, con il supporto della sommelier di casa Katia Giovinazzo.

Nella Maremma grossettana il vino nasce in un ecosistema di filari, boschi e oliveti

Fattoria La Maliosa: il Saturnalia Wine Bar

In questa costruzione complessiva La Maliosa propone una lettura contemporanea della Maremma, dove il lavoro sul suolo, la cultura del vino e l’accoglienza convivono nello stesso sistema territoriale. Il vino diventa il punto in cui paesaggio, lavoro agricolo e cultura coincidono.

Località Podere Monte Cavallo 58014 Saturnia (Gr)
Tel +39 327 1860416

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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