Stop ai nuovi vigneti destinati alla Docg per i prossimi tre anni. Il Consorzio Franciacorta ha avviato l’iter che potrebbe portare alla sospensione delle autorizzazioni per nuovi impianti nel periodo 2026-2028, misura ora all’esame della Regione Lombardia e soggetta ai successivi passaggi amministrativi previsti a livello nazionale. Una decisione che non nasce da criticità contingenti né da segnali di squilibrio già presenti sul mercato, ma da una valutazione prospettica sulla capacità produttiva raggiunta dalla denominazione. «Non è tanto un tema di invenduto, è un tema di prospettiva futura», osserva il vicepresidente del Consorzio Gualberto Ricci Curbastro, sintetizzando l’impostazione che ha portato alla scelta. Una lettura che trova riscontro immediato nei numeri: a fronte di vendite stabilizzate attorno ai 19,4 milioni di bottiglie, il potenziale produttivo della Franciacorta si colloca già oggi in un intervallo compreso tra 24 e 25 milioni.
Un equilibrio costruito tra superfici e mercato
Per il Consorzio, il punto non è la gestione di un eccesso attuale, ma la relazione tra crescita del vigneto e tenuta del mercato nel medio periodo. Dopo una fase storica in cui l’espansione delle superfici vitate era stata funzionale a sostenere una domanda in crescita, oggi lo scenario appare diverso. «Negli anni passati la Franciacorta aveva favorito l’espansione delle superfici vitate per accompagnare una domanda crescente, ma oggi la capacità produttiva disponibile è già in grado di coprire le esigenze future», spiega ancora Ricci Curbastro, sottolineando la natura preventiva della decisione.
Gualberto Ricci Curbastro, vicepresidente del Consorzio Franciacorta
A rafforzare questa impostazione è anche la lettura del ciclo produttivo della denominazione, caratterizzato da tempi lunghi tra vendemmia e commercializzazione. Un elemento che, secondo il vicepresidente, impone di ragionare su orizzonti pluriennali piuttosto che su dinamiche congiunturali.
I numeri della denominazione e la decisione del Consorzio
La scelta del blocco arriva al termine di un percorso condiviso all’interno del sistema consortile. L’assemblea dei soci ha approvato la misura con ampia maggioranza, dopo un confronto che ha coinvolto Consiglio di amministrazione, ufficio tecnico e area ricerca e sviluppo. Il quadro produttivo che ha sostenuto la decisione è quello di una denominazione cresciuta in modo costante sul piano delle superfici. La Franciacorta Docg è passata infatti da circa 2.800 ettari nel 2019 a 3.522 ettari nel 2025, con un incremento del 24,4%.
Cesare Bosio, vicepresidente del Consorzio Franciacorta
Un’espansione che, secondo Cesare Bosio, vicepresidente e responsabile ricerca e sviluppo del Consorzio, deve essere letta insieme alla capacità complessiva di mercato. «In via prudenziale, ma anche a tutela del produttore e del mercato, abbiamo deciso un blocco temporaneo della possibilità di piantare altra vigna Franciacorta», afferma. La misura si inserisce inoltre in una logica già sperimentata in passato: un precedente analogo risale infatti al 2011, quando la denominazione scelse di intervenire con un blocco temporaneo degli impianti per governare una fase di crescita del vigneto.
La variabile tempo nel modello Franciacorta
Uno degli elementi centrali nelle valutazioni del Consorzio riguarda la struttura produttiva del Franciacorta, caratterizzata da un lungo periodo di affinamento prima dell’immissione sul mercato. È un fattore che incide direttamente sulla pianificazione. «Abbiamo sempre almeno circa due anni di distanza tra la produzione e l’uscita sul mercato di quella produzione», ricorda Ricci Curbastro, evidenziando come le decisioni sugli impianti producano effetti solo nel medio periodo. Bosio aggiunge un ulteriore elemento legato al disciplinare: i lunghi tempi di permanenza sui lieviti impongono alle aziende una gestione anticipata delle disponibilità future. In questo quadro, la programmazione delle superfici vitate diventa uno strumento essenziale di equilibrio complessivo.
Nessun allarme, ma una scelta di programmazione
Dal punto di vista del Consorzio non si tratta di una misura difensiva legata a criticità di mercato. Le vendite risultano stabili e la denominazione non registra segnali di accumulo di invenduto tali da giustificare interventi emergenziali. Il tema, piuttosto, è quello della coerenza tra potenziale produttivo e capacità di assorbimento nel tempo. Un rapporto che oggi vede la Franciacorta già in una condizione di equilibrio operativo, ma con margini di crescita che potrebbero modificare gli assetti futuri. «Non vogliamo arrivare ad avere troppe scorte», sintetizza Bosio, chiarendo l’obiettivo della misura: preservare l’equilibrio della denominazione e garantire che l’eventuale crescita del vigneto sia accompagnata da un’adeguata evoluzione del mercato.
Il potenziale produttivo della Franciacorta si colloca già oggi in un intervallo compreso tra 24 e 25 milioni di bottiglie
In questa prospettiva, il blocco triennale dei nuovi impianti viene letto dal Consorzio come uno strumento di governo dello sviluppo più che come una limitazione strutturale. L’obiettivo dichiarato è consolidare il valore costruito dalla denominazione e accompagnarne la crescita senza accelerazioni non coerenti con la capacità di assorbimento del mercato. In sintesi, la Franciacorta sceglie di fermarsi sulla carta per continuare a crescere nei fatti, puntando su un equilibrio tra superfici, produzione e domanda che, nelle intenzioni dei vertici consortili, rappresenta la condizione necessaria per la tenuta di lungo periodo della denominazione.
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