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martedì 09 giugno 2026  | aggiornato alle 12:51 | 119682 articoli pubblicati

Spirits italiani in frenata negli Usa: export dimezzato nel primo trimestre 2026

Dopo un 2025 già in calo, resistono il vermouth e alcuni grandi marchi tra cui Campari. Sul mercato pesano dazi, cambio sfavorevole, inflazione e nuovi consumi orientati verso prodotti low e no alcol

 
09 giugno 2026 | 11:17

Spirits italiani in frenata negli Usa: export dimezzato nel primo trimestre 2026

Dopo un 2025 già in calo, resistono il vermouth e alcuni grandi marchi tra cui Campari. Sul mercato pesano dazi, cambio sfavorevole, inflazione e nuovi consumi orientati verso prodotti low e no alcol

09 giugno 2026 | 11:17
 

Le esportazioni italiane di spirits verso gli Stati Uniti hanno aperto il 2026 con una brusca frenata. Nel primo trimestre dell'anno il valore delle vendite si è attestato a 39,2 milioni di dollari, con una contrazione del 50,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche sul fronte dei volumi il bilancio è negativo, con una diminuzione del 34%. I dati, forniti all'Ansa dall'ufficio Ice di New York in occasione dell'ottava edizione del Bar Convent Brooklyn, in svolgimento il 9 e 10 giugno a Industry City, fotografano una situazione complessa per il comparto dei superalcolici italiani in uno dei mercati internazionali più importanti.

Spirits italiani in frenata negli Usa: export dimezzato nel primo trimestre 2026

Export italiano di spirits negli Usa giù del 50% nei primi tre mesi del 2026

Una flessione iniziata nel 2025

La flessione registrata nei primi mesi del 2026 arriva dopo un anno che aveva già evidenziato segnali di rallentamento. Nel 2025 l'Italia si è collocata al settimo posto tra i Paesi esportatori per valore negli Stati Uniti, con un giro d'affari pari a 227 milioni di dollari, in diminuzione del 15,6% rispetto al 2024. Diverso l'andamento sul fronte quantitativo. L'Italia ha infatti occupato l'ottava posizione per volumi esportati, registrando una crescita del 7,4% rispetto all'anno precedente. Un dato che suggerisce come le difficoltà abbiano interessato soprattutto il valore delle vendite e i prezzi medi piuttosto che le quantità commercializzate. Le difficoltà non riguardano soltanto l'Italia. Secondo i dati dell'Ice, nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato complessivamente 794,7 milioni di litri di superalcolici, con una crescita minima dello 0,2% rispetto al 2024. A fronte della sostanziale stabilità dei volumi, il valore delle importazioni ha invece subito una marcata riduzione, pari al 26,4%. Un andamento che conferma come il rallentamento sia diffuso e coinvolga gran parte dei Paesi esportatori presenti sul mercato americano.

Il vermouth italiano continua a dominare il mercato

In un contesto meno favorevole, il vermouth rappresenta una delle principali eccezioni. Nel 2025 l'Italia si è confermata il primo esportatore negli Stati Uniti per questa categoria, con una quota di mercato vicina all'89%. Le aziende italiane hanno esportato 327mila ettolitri di vermouth, per un valore superiore ai 22 milioni di dollari. Il dato assume ancora maggiore rilevanza se confrontato con il totale delle importazioni statunitensi, pari a 368mila ettolitri, a conferma del ruolo predominante dell'offerta italiana all'interno del segmento. Tra i principali gruppi del settore, Campari continua a mostrare una buona capacità di tenuta sul mercato nordamericano. Secondo i dati diffusi all'ANSA, le vendite nell'area sono cresciute del 2,2%. Il Nord America rappresenta oggi il 38% del fatturato complessivo del gruppo, confermandosi il principale mercato di riferimento per la società italiana.

Spirits italiani in frenata negli Usa: export dimezzato nel primo trimestre 2026

Nel 2025 l'Italia si è confermata il primo esportatore negli Stati Uniti di vermouth

Dazi, cambio e nuovi modelli di consumo

Secondo l'Ice, il calo delle importazioni statunitensi di vino e superalcolici è il risultato di una combinazione di fattori economici e sociali. Tra gli elementi che incidono maggiormente figurano i dazi, un tasso di cambio meno favorevole per gli esportatori europei e gli effetti dell'inflazione sul potere d'acquisto dei consumatori. A questi aspetti si aggiungono trasformazioni che interessano direttamente le abitudini di consumo. La crescente diffusione di farmaci utilizzati per la perdita di peso e il controllo dell'appetito sta contribuendo a ridurre il consumo di bevande alcoliche in alcune fasce della popolazione. Parallelamente continua a crescere l'interesse verso prodotti low e no alcol. Un fenomeno particolarmente evidente tra i consumatori più giovani. La Generazione Z mostra infatti una maggiore propensione verso bevande a basso o nullo contenuto alcolico rispetto alle generazioni precedenti, contribuendo a ridefinire gli equilibri di mercato e le strategie delle aziende del settore.

Brooklyn osservatorio dei cambiamenti del beverage

È in questo scenario che il Bar Convent Brooklyn si conferma uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati agli spirits. Nato come manifestazione gemella dell'evento di Berlino, il salone newyorkese rappresenta non soltanto una vetrina per nuovi prodotti e tendenze, ma anche un momento di confronto sull'evoluzione dei consumi e sulle prospettive dell'export. Per le aziende italiane il mercato statunitense resta strategico, ma i dati dei primi mesi del 2026 indicano che la capacità di adattarsi a un consumatore sempre più attento alla moderazione e al benessere potrebbe diventare un fattore decisivo per sostenere la crescita nei prossimi anni.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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