La strada sale tra Monreale, San Cipirello e San Giuseppe Jato. Le vigne si alternano a pascoli, campi coltivati e colline che arrivano fino a 950 metri di quota. È qui, nel cuore dell’Alto Belice Corleonese, che le cooperative Libera Terra coltivano i terreni confiscati alla mafia da cui nascono i vini Centopassi. La visita si svolge tra alcune delle tredici vigne che compongono il patrimonio viticolo della cooperativa. Ad accompagnare il gruppo sono Giovanni Ascione e lo staff vitivinicolo, che illustrano le differenze tra le varie contrade: altitudini, esposizioni, composizione dei suoli e vitigni cambiano nel giro di pochi chilometri, contribuendo a definire identità molto diverse da un vigneto all’altro.

Dalle terre tolte alla criminalità nasce una nuova Sicilia del vino
Da Portella della Ginestra ai vigneti: il legame tra memoria storica e agricoltura sociale
Il percorso passa anche da Portella della Ginestra. Il memoriale ricorda la strage del Primo Maggio 1947, quando la banda di Salvatore Giuliano sparò sui lavoratori riuniti per celebrare la Festa del lavoro. Da questo punto panoramico si osservano molte delle colline che oggi ospitano vigneti e aziende agricole. Una tappa che aiuta a comprendere il contesto storico in cui è nato il recupero produttivo dei terreni confiscati alla criminalità organizzata. Centopassi rappresenta oggi il progetto vitivinicolo delle cooperative Libera Terra in Sicilia. I circa 70 ettari coltivati in biologico producono oltre 540 mila bottiglie all’anno, distribuite anche all’estero in quattordici Paesi. Una dimensione che colloca la realtà siciliana tra le esperienze più strutturate nate dal riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Centopassi oggi coltiva circa 70 ettari in biologico (foto Giorgio Salvatori)
La degustazione: freschezza e precisione nei bianchi, rossi tra tradizione e sperimentazione
La diversità dei luoghi visitati emerge chiaramente anche nella degustazione. Rocce di Pietra Longa Grillo 2024, proveniente da una vigna di Monreale a 550 metri di quota, propone un profilo fresco e sapido, mentre Terre Rosse di Giambascio Catarratto 2024 evidenzia il carattere dei terreni ricchi di ossidi di ferro da cui prende il nome la contrada. La quota e le escursioni termiche si ritrovano anche in Teatro Cajjo Carricante 2023, una delle produzioni più limitate della cantina. Il Carricante mantiene tensione e precisione aromatica, confermando come questo vitigno possa esprimersi bene anche lontano dall’Etna. Diverso l’approccio di Tendoni di Trebbiano 2023, nato da una pergola impiantata nel 1976 e recuperata attraverso un lavoro di valorizzazione che conserva una parte della memoria agricola della zona.

Centopassi: alcuni dei vini degustati
Tra i rossi spicca Argille di Tagghia Via Nero d’Avola 2024, che interpreta il vitigno simbolo dell’isola con equilibrio e misura. Cimento di Perricone 2024 riporta invece l’attenzione su una varietà storica siciliana che negli ultimi anni sta tornando al centro dell’interesse di produttori e appassionati. Non mancano scelte meno prevedibili. Sulla Via Francigena Merlot 2024 dimostra come le condizioni climatiche dell’Alto Belice possano offrire risultati interessanti anche con vitigni internazionali. Pietre a Purtedda da Ginestra 2024 nasce invece a 950 metri di quota da Nerello Mascalese e Nocera e riflette le caratteristiche della zona più alta visitata durante la giornata. Accanto ai cru trova spazio la linea Giato, dedicata alla memoria di Peppino Impastato. Ondapazza, da Grillo e Catarratto, Radioaut, da Nero d’Avola e Perricone, e Tuttovaben, rosato a base Nocera, prendono il nome dai riferimenti legati alla radio libera fondata dall’attivista siciliano assassinato nel 1978.
Le vigne confiscate alla mafia diventano un progetto vitivinicolo di qualità
Numeri che mostrano come un terreno confiscato possa diventare un’azienda agricola capace di stare sul mercato senza perdere il legame con la storia dei luoghi da cui è partita.
Contrada Don Tommaso 90088 San Cipirello (Pa)