Affacciata sul mar Ionio, Cirò Marina (Kr) è uno di quei luoghi della Calabria dove il tempo del vino si misura in generazioni. È qui, tra colline che scendono dolcemente verso il mare e si perdono nella macchia mediterranea, che la famiglia Librandi coltiva da tre generazioni la sua idea di viticoltura calabrese: fedeltà alla tradizione, certo, ma anche ricerca scientifica e valorizzazione della biodiversità, con un progetto che ha portato all’individuazione di 78 varietà autoctone che ha fatto di questa cantina un’ambasciatrice riconosciuta del vino meridionale nel mondo. Ce la ritroviamo a Milano, rappresentata da Paolo Librandi, per la presentazione alla stampa presso il ristorante /terrazza “Ceresio 7”, in zona Cimitero Monumentale.

La famiglia Librandi gestisce l'omonima cantina nel crotonese
La famiglia Librandi gestisce l'omonima cantina nel crotonese

Una storia di famiglia, un secolo di Cirò

Tempo che passa, famiglia che evolve: a partire da pochi ettari di vigna negli anni cinquanta i fratelli Antonio e Nicodemo Librandi, guida dell'azienda fino al 2012, passo dopo passo diventano produttori di un certo peso: nel dopoguerra si comincia a imbottigliare, poi arriva il primo enologo (Severino Garofano), e la cantina comincia a ragionare per Doc. Oggi il timone è nelle mani della terza generazione: Raffaele e Paolo, figli di Nicodemo, insieme a Francesco e Teresa, figli di Antonio. Le sei tenute di proprietà - Rosaneti, Arcidiaconato, Ponta, Pittaffo, San Biase e Brisi - coprono complessivamente circa 350 ettari, di cui 232 vitati e 80 a uliveto. Dalle vigne escono oggi oltre due milioni e mezzo di bottiglie l'anno, quasi la metà destinate all’export in più di 40 paesi, dalla Germania agli Stati Uniti, dal Giappone all’Australia.

Paolo Librandi
Paolo Librandi

«Considero un onore - racconta Paolo Librandi ai giornalisti presenti - portare avanti, assieme a mio fratello e ai cugini, il lavoro di chi mi ha preceduto. Che ha avuto la saggezza, e questo va detto, di non buttarmi addosso il peso dell’azienda: sono stato lasciato libero di fare quello in cui credevo, e difatti mi sono laureato in filosofia a Milano, non c’era per me una strada già tracciata. Mio padre ha sempre detto che avrebbe rispettato le inclinazioni dei suoi figli: ci voleva felici nel campo di nostra elezione, non sua. Lui è stato molto abile a crearci delle opportunità, e noi le abbiamo colte».

L’eredità Librandi: territorio, ricerca e valorizzazione del Gaglioppo

Qual è l’eredità più importante che le è stata trasmessa?

«Il legame col territorio, senza dubbio; la consapevolezza che siamo noi, nati e cresciuti a Cirò Marina, a poter esprimere l’anima enologica e agricola della Calabria, almeno in parte. Ma non l’abbiamo fatto, e ne sono orgoglioso, semplicemente ereditando i terreni del nonno e andando avanti coi paraocchi: abbiamo investito e rischiato, acquistato tanti ettari di vigneti e non solo. Abbiamo fatto un grande lavoro, durato anni e anni, per valorizzare le differenze all’interno della denominazione “Cirò” e capire come terreni e microclimi influenzino vitigni e cloni diversi, arrivando a distinguere sottozone con caratteri propri, anche se non ancora formalizzate come Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) della denominazione. Un progetto di ricerca - condotto insieme all'agronomo Davide De Santis e al professor Attilio Scienza - ha portato negli anni, attraverso le analisi del DNA, ad individuare ben 78 varietà uniche, precedentemente non catalogate al di fuori della regione. Dalle 78 varietà, sono stati selezionati 28 vitigni di assoluto pregio (tra cui Magliocco, Pecorello, Castiglione, Pellaro e Toccarino), avviando studi sul loro comportamento ed interazione con il territorio».

Le vigne di Librandi
Le vigne di Librandi

Il nuovo consumatore del vino calabrese: freschezza ed eleganza

Parliamo di marketing, adesso. Com’è cambiato l’atteggiamento dei consumatori nei confronti del vino calabrese?

«A prescindere dall’identità regionale, prima si cercava la potenza, la concentrazione, l’impenetrabilità del colore. Lentamente, inesorabilmente, è cambiato quasi tutto: ora attrae l'eleganza, la piacevolezza, la bevibilità, la freschezza. Ad oggi il fatturato si basa su un 40% di bianchi, 20% rosati e 40% rossi, e i bianchi (compresi gli spumanti) finiscono quasi subito. Se parliamo invece di personalità del vino calabrese, anche qui la percezione è molto diversa rispetto al passato: non siamo più una regione “rossa” per antonomasia, oggi è più facile produrre e utilizzare vitigni come il Mantonico, il Pecorello, il Greco bianco. Senza pensare ai vini dealcolati, per adesso, perché secondo noi la rivoluzione non è alle porte, almeno in Italia. I nostri clienti non ce lo chiedono, il prodotto in sé non ci entusiasma, e poi non ci sembra il caso di adeguarci acriticamente alle mode».

La degustazione Librandi a Milano: dal Rosaneti al Terre Lontane

Seduti al Ceresio 7, dove si intuiva l’afa dietro le ampie vetrate, corredata da un panorama urbano da terrazza estiva, abbiamo degustato all’inizio il Rosaneti Metodo Classico Brut Rosé, uno spumante calabrese ottenuto da Gaglioppo, l'uva simbolo del Cirò. Colore rosa tenue, bollicina fine, profumi di agrumi e crosta di pane, sorso fresco e leggermente sapido: un modo inedito di bere il vitigno calabrese per eccellenza. A seguire, la digressione internazionalista dei Librandi: Il Critone Calabria Bianco Igt è uno Chardonnay in prevalenza, con una piccola quota di Sauvignon Blanc, vinificato in acciaio per restare fresco e diretto. Nel bicchiere è giallo paglierino brillante, al naso offre frutta matura - pesca, ananas, agrumi - con un tocco floreale e una sfumatura salina che ricorda la vicinanza al mare. In bocca è morbido ma vivace, ideale come aperitivo o con primi e piatti di pesce.

Ci è piaciuto anche Il Terre Lontane Calabria Rosato Igt, che sa unire Gaglioppo e Cabernet Franc in un rosato delicato e vellutato, dal colore rosa corallo, con note di piccoli frutti rossi, ciliegia e un tocco speziato: fresco, versatile, perfetto per l'estate.

I piatti dello chef Elio Sironi, che si impegna a diffondere una cucina dalla “semplicità esigente”, erano estivi al punto giusto: soprattutto la Ricciola a cubetti con fumetto di agrumi e olive, ma anche la Fregola di mare, basilico e peperoncino, hanno omaggiato i vini della famiglia Librandi con la loro presenza discreta ma efficace.

S.S. 106 – C.da S. Gennaro 88811 Cirò Marina (KR) Italia