Il birrificio artigianale 50&50 di Varese nasce nel 2014 dall'iniziativa di due amici, Elia Pina e Alberto Cataldo, che hanno trasformato la comune passione per la birra in un'attività professionale. La struttura societaria, registrata come 50&50 craft brewery snc, si fonda su un'impostazione che affianca il rigore tecnico alla creatività. Fin dai primi anni di attività, l'impianto si è distinto per la scelta metodologica di utilizzare una sala cottura a fiamma diretta, mantenendo un'attenzione costante verso la stabilità qualitativa e la bevibilità dei prodotti, lontana dagli eccessi.

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Elia Pina e Alberto Cataldo

Negli anni la struttura ha progressivamente ampliato le proprie capacità e tecnologie, investendo nell'ottimizzazione del controllo di processo e nella selezione delle materie prime. Nel 2025 la produzione ha raggiunto un volume pari a 3800 ettolitri di mosto all'anno. Dal 2019 a oggi, il birrificio ha ottenuto diversi riconoscimenti all'interno dei principali concorsi brassicoli sia a livello nazionale che internazionale. La gestione aziendale vede Elia Pina e Alberto Cataldo nel ruolo di titolari, mentre la guida della sala cotte è affidata ai birrai Elia Pina e Leonardo Ferrari.

Le birre iconiche e la top seller di casa 50&50

La produzione del birrificio si articola su una gamma continuativa affiancata da ricette stagionali e collaborazioni. Il prodotto più venduto in assoluto (top seller) è la Helles Alus (4,8% vol.), apprezzata per la sua pulizia e bevibilità. Tra le quattro etichette più rappresentative dell'impianto varesino figurano:

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Helles Alus
  • United (West Coast IPA, 5,4% vol.): creata nel 2020 durante l'emergenza sanitaria come progetto di sostegno ai locali della rete distributiva, commercializzata inizialmente a prezzo di costo. Presenta un profilo aromatico agrumato e tropicale, sorretto da una base maltata essenziale e da un finale secco con amaro deciso.
  • Effimera (Belgian Tripel Gluten Free, 9,0% vol.): interpretazione dello stile belga ispirata alla Tripel del birrificio La Roulle. È caratterizzata dall'impiego del lievito Ardennes e da una luppolatura con varietà Amarillo. Al naso esprime note di miele, pesca, albicocca, frutta gialla e spezie, mantenendo un sorso morbido ma secco in chiusura.
  • God of Laif (Session IPA, 4,5% vol.): nata dalla collaborazione tra 50&50, il locale Yeast Coast Bar di Roma e il distributore laziale Organiclab. Birra a bassa gradazione incentrata sull'intensità aromatica di matrice agrumata e tropicale, completata da un amaro pulito.
  • Kellerona (Kellerbier, 5,0% vol.): ricetta di ispirazione francone, visivamente velata. Il profilo olfattivo richiama la crosta di pane, i cereali, il miele delicato, l'erba fresca e sfumature floreali, con un amaro sottile e persistente.

Oltre a queste referenze, la produzione annuale comprende oltre quindici ricette tra birre stagionali, produzioni one-shot e collaborazioni con impianti italiani ed esteri. In diverse occasioni vengono impiegati ingredienti legati al territorio lombardo, tra cui le castagne di Brinzio, il miele di Varese e la frutta locale.

L'esperimento riuscito: la Italian Grape Lager Graziella

Tra le produzioni più particolari del birrificio spicca Graziella (6,5% vol.), un'etichetta appartenente al filone delle birre con mosto d'uva che devia dalla classica impostazione ad alta fermentazione per esplorare la tipologia Italian Grape Lager. Per questa preparazione viene utilizzato mosto fresco di uva Moscato fornito dall'azienda agricola Dogliotti 1870 di Castagnole Lanze (Piemonte). Il mosto viene incorporato in tank subito dopo la pigiatura per l'avvio della rifermentazione guidata da un lievito enologico dedicato, che lavora in combinazione con il lievito lager.l progetto ha ottenuto 7 medaglie in concorsi brassicoli di settore. In merito alla genesi e alle caratteristiche di questa birra, il birraio Elia Pina ha dichiarato: «Allora, Graziella nasce da una domanda semplice: perché unire birra e uva significa quasi sempre realizzare una Italian Grape Ale? Abbiamo deciso di percorrere una strada completamente diversa, creando una Italian Grape Lager, un progetto che, al momento della sua nascita, rappresentava un approccio innovativo e controcorrente, che all’inizio fu fortemente criticato, ma che ha sulle spalle ha qualcosa come 7 medaglie in concorsi italiani ed internazionali, mostrando che alla fine Ciro, di birra non ci capiva molto».

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Graziella

L'obiettivo principale si è concentrato fin da subito sulla bevibilità del prodotto: «L'obiettivo non era stupire con aromi extreme o rendere protagonista a tutti i costi il mosto d'uva, ma costruire una birra in cui eleganza, equilibrio e bevibilità fossero gli elementi centrali. Doveva essere una birra capace di conquistare anche chi normalmente non beve birra, diventando una vera e propria "testa d'ariete"; per avvicinare nuovi consumatori al mondo artigianale, cosa controintuitiva per l’idea classica di Italian Grape». Dietro la ricetta c'è stato un lungo percorso di ricerca sulle fermentazioni: «Il progetto è stato sviluppato in oltre due anni di ricerca. La fermentazione è affidata a due lieviti che lavorano in perfetta sinergia: un lievito lager, responsabile della pulizia e della bevibilità tipiche dello stile, e un lievito enologico accuratamente selezionato per valorizzare il contributo del mosto d'uva senza alterare l'equilibrio della birra».

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La tap room del birrificio artigianale 50&50

Un ruolo fondamentale è svolto dall'ingrediente territoriale e dalla tempestività della lavorazione: «Per Graziella utilizziamo mosto fresco di Moscato dell'azienda Dogliotti 1870 sita a Castagnole Lanze, in Piemonte. Aggiungiamo il mosto appena dopo la pigiatura, al termine di una frenetica corsa in camion per non fare esplodere le damigiane, una volta arrivati in birrificio le inseriamo immediatamente per fare una rifermentazione in tank insieme al lievito enologico». Il risultato finale offre un profilo aromatico definito e una grande versatilità: «Questa scelta permette di preservare ed esaltare l'espressione aromatica più autentica dell'uva, regalando alla birra profumi raffinati e una straordinaria armonia gustativa, lasciando comunque il lato birra ben in evidenza». Infine, Pina sottolinea le potenzialità della birra anche al di fuori del consumo tradizionale: «Il risultato è una birra elegante, fresca e incredibilmente versatile: perfetta a tavola, ma anche ideale come base plug & play per la miscelazione. Grazie al suo profilo aromatico pulito e bilanciato, permette ai bartender di creare cocktail a bassa gradazione con un ingrediente già completo, capace di dialogare con i bitter, distillati e gli altri componenti senza mai perdere la propria identità».

Formati di confezionamento, Tap Room e rete distributiva

La struttura produttiva commercializza la propria birra attraverso diversi formati di packaging:

  • Lattine sleek da 33 cl
  • Fusti PolyKeg a perdere nei formati da 12 e 24 litri
  • Fusti in acciaio nei formati da 15, 20, 25 e 30 litri

La somministrazione diretta avviene all'interno della Tap Room, situata direttamente nello stabilimento di Varese, dove è possibile consumare l'intera linea di birre alla spina e in formato confezionato. Nella stagione estiva la struttura apre al pubblico il beer garden esterno dotato di servizio cucina. La rete di distribuzione si articola anzitutto sul canale di vendita diretta in sede e tramite lo shop online ufficiale (www.50e50.beer/negozio/). La presenza sul territorio è poi garantita da distributori specializzati, pub, beershop, attività di ristorazione e locali selezionati in Italia e all'estero.

Via Merano, 5 21100 Varese (VA) Italia