Chenin, Riesling, Pinot Nero, Sauvignon Blanc, cosa c’entrano con il Mugello e con la Toscana del vino, quella delle denominazioni storiche e delle mappe già scritte? La risposta è una vigna che si arrampica sul Preappennino, a Gattaia, frazione del comune di Vicchio del Mugello (Fi), tra i 500 e i 600 metri di quota. Qui, nel 2006, Michele Lorenzetti, biologo ed enologo da anni attivo nella consulenza, nella formazione e nella ricerca sulla viticoltura biodinamica, ha deciso di impiantare queste varietà in un contesto che allora nessuno avrebbe letto come una possibile frontiera del vino toscano.

La vigna del Mugello dove 20 anni fa arrivarono Chenin e Riesling
Lo splendido panorama del Mugello che si gode dalle alture del comune di Vicchio

Nessun vigneto di famiglia o tradizione vitivinicola alle spalle, ma solo una scommessa in quella che è a tutti gli effetti una scelta di prima generazione. Il primo centro del progetto è proprio questo, Gattaia, un versante che si muove tra boschi e radure, su suoli di galestri, scisti e arenarie, dove lo strato utile di terreno lascia rapidamente spazio alla roccia madre. L’altitudine porta forti escursioni termiche e un clima molto diverso dal fondovalle del Mugello, antico bacino lacustre spesso soggetto a nebbie e ristagni di umidità. Vent’anni fa erano condizioni lette come un limite; oggi, dentro un contesto climatico cambiato, assumono un significato diverso.

La filosofia biodinamica di Michele Lorenzetti a Gattaia

Lorenzetti non parla di vocazione nel senso tradizionale, ma di osservazione, tempo e capacità di leggere un luogo senza forzarlo, per questo la scelta dei vitigni è tutt’altro che casuale. Chenin, Riesling e Pinot Nero non vengono introdotti per inseguire un modello o un immaginario geografico, ma per la loro capacità di restituire il luogo. Sono varietà che, nelle parole di Lorenzetti, rendono evidente ciò che trovano; quando il contesto è presente lo mettono in evidenza, quando è debole il vino si alleggerisce fino a svuotarsi. Nel 2004, durante la fiera dedicata ai vini naturali ospitata nella splendida Villa La Favorita, Lorenzetti incontra Nicolas Joly e gli racconta l'idea di piantare lo Chenin nel Mugello. La risposta è immediata: «Sei matto».

La vigna del Mugello dove 20 anni fa arrivarono Chenin e Riesling
Michele Lorenzetti, biologo ed enologo, tra i filari della sua vigna ad alta quota a Gattaia

Ma proprio in quella stessa occasione arriva anche l'incontro con Mark Angeli, storico produttore della Loira, che decide di regalargli duemila marze della propria selezione massale. A queste si aggiungono circa 2.000 marze di Sauvignon Blanc e altre selezioni di Pinot Nero e Riesling reperite attraverso vivaisti francesi, tra Borgogna e Mosella. Ne nasce un impianto non costruito su un modello unico, ma su una collezione di materiali arrivati per incontri e scambi più che per progettazione formale. «Qui avevo lo spartito libero», racconta Lorenzetti. «Potevo mettere le note un po' come volevo». In un territorio privo di riferimenti vitivinicoli consolidati, anche una parte di improvvisazione diventa possibilità di costruire qualcosa di nuovo.Negli anni lo Chenin e il Sauvignon verranno inizialmente condotti insieme, prima della separazione definitiva delle parcelle a partire dal 2014, quando lo Chenin viene portato in purezza.

La vigna del Mugello dove 20 anni fa arrivarono Chenin e Riesling
I filari ad alta quota a Gattaia (Vicchio), piantati tra i 500 e i 600 metri su suoli ricchi di galestri, scisti e arenarie.

La conduzione biodinamica accompagna il progetto dall’inizio, ma senza enfasi ideologica e senza ridursi a tecnica. È, nelle parole di Lorenzetti, un metodo che tiene insieme dimensione scientifica e partecipazione, osservazione e comprensione dei processi naturali. La sfida è evitare gli estremi, da una parte l’eccesso di interpretazione, dall’altra la riduzione tutto a procedimento tecnico. In vigneto questo si traduce in interventi ridotti e continuità. Il suolo viene lavorato una sola volta dopo la vendemmia, l’erba viene sfalciata e lasciata a protezione del terreno, la gestione della chioma è minima. «Se per anni non forzi la pianta, cambia comportamento», osserva Lorenzetti. «È una lettura maturata nel tempo. Qui la biodinamica ha già fatto il suo lavoro. Bisogna cercare di fare il meglio possibile: fermentazioni spontanee e interventi minimi. Conta la materia prima che porti dentro».

L'evoluzione enologica e il doppio animo tra Gattaia e Pesciola

Anche il lavoro enologico si è trasformato nel tempo. “L’evoluzione non è solo del vigneto, ma è anche la mia”. I bianchi sostano oltre due anni tra cemento e bottiglia, il Pinot Nero arriva a sfiorare i quattro anni prima della commercializzazione. Dal 2023 entra la pressatura francese, con grappolo intero direttamente in pressa, che riduce le rese ma aumenta precisione e tensione. Se Gattaia è il luogo della sperimentazione e della lettura del paesaggio, il secondo corpo aziendale si trova a Pesciola, dove Michele Lorenzetti vive e dove ha sede la cantina.

La vigna del Mugello dove 20 anni fa arrivarono Chenin e Riesling
Le anfore interrate nella cantina dell'azienda, utilizzate per la maturazione dei vini tradizionali della linea "Nostrale".

Qui il paesaggio cambia completamente: le vigne sono tra i 200 e i 300 metri di altitudine, su terreni più pesanti, con una forte componente argillosa. Si tratta di due vecchi vigneti impiantati nel 1972 e coltivati con varietà tipicamente toscane come Sangiovese, Canaiolo, Tempranillo (Malvasia Nera), Trebbiano e Malvasia di Candia. Da queste parcelle nascono i vini “Nostrale”: il Nostrale Rosso, da un blend delle varietà rosse; il Nostrale Bianco, da Trebbiano e Malvasia di Candia; e il Nostrale Rosato, da Sangiovese in purezza. A Pesciola i vini vengono lavorati interamente in anfora, una scelta che consente una maturazione più rapida e l’immissione in commercio nell’arco di circa un anno.

Venti anni di storia raccontati attraverso le verticali dei vini simbolo

Per raccontare vent’anni di lavoro Lorenzetti ha scelto tre mini-verticali dei vini simbolo di Gattaia: Chenin, Riesling e Pinot Nero. La verticale dello Chenin, che esce in etichetta come Toscana Bianco Igt Gattaia, parte dalla 2009, prima annata prodotta, ancora oggi sorprendente per freschezza, energia e integrità. La 2014 restituisce una vendemmia difficile, segnata da piogge e pressione sanitaria. Il confronto tra 2019 e 2020 evidenzia quanto il clima incida, a parità di vinificazione: la 2019 più tesa e verticale, la 2020 più ampia e solare. La 2023 segna l’avvio della pressatura a grappolo intero e un cambio stilistico verso maggiore definizione e tensione. Il “Toscana Igt Massimo Riesling”, mostra un percorso di progressiva messa a fuoco. La 2020 è luminosa, con equilibrio tra tensione e profondità. La 2022 è più floreale, di grande lunghezza, e conferma la capacità del vitigno di esprimere finezza in quota.

La vigna del Mugello dove 20 anni fa arrivarono Chenin e Riesling
Le annate dello Chenin in purezza "Gattaia Toscana Bianco IGT", dalla storica prima produzione del 2009 fino alla 2023.Le annate dello Chenin in purezza "Gattaia Toscana Bianco IGT", dalla storica prima produzione del 2009 fino alla 2023

Il Toscana Igt Pinot Nero Gattaia attraversa vent’anni mantenendo coerenza stilistica. La 2009 conserva freschezza ed eleganza. La 2010 è più piena, con nota balsamica e speziata. La 2020 è slanciata, elegante, di grande lunghezza. In parallelo agli assaggi storici, le anticipazioni della vendemmia 2025 confermano una direzione precisa, mostrando vini essenziali, tesi, eleganti, dove la tecnica resta subordinata al luogo e alla materia. Quando Lorenzetti arrivò a Gattaia trovò una valle appartata, fatta di piccole frazioni e lontana dai grandi itinerari del vino.

Chenin, Riesling e Pinot Nero nel Mugello da u vigna nata vent’anni fa
Le bottiglie di "Toscana IGT Massimo Riesling", varietà che esprime al meglio la tensione e la finezza dei terreni in quota

È questa condizione di isolamento relativo ad aver permesso un lavoro costruito senza modelli precostituiti e attraverso una lettura continua del luogo nel tempo. Vent’anni dopo Terre di Giotto è la dimostrazione di un percorso che ha trasformato un’area marginale in un laboratorio di osservazione continua. Un lavoro che si costruisce, anno dopo anno, nella verifica costante tra pianta, suolo e clima.

Azienda Agricola Terre di Giotto
Località Vespignano, 113 50039 Vicchio (FI) Italia