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Dopo ristoranti e hotel, Michelin ora allunga le mani anche sul mondo del vino

La prima guida dedicata alle cantine, presentata in Borgogna, porta Michelin nel mondo del vino e conferma la volontà della Rossa di estendere il proprio sistema di valutazione dopo ristoranti e hotel. Una scelta che solleva interrogativi sul possibile condizionamento dell'intera filiera (dalle vigne fino alle carte dei vini nei locali)

08 luglio 2026 | 16:51
Dopo ristoranti e hotel, Michelin ora allunga le mani anche sul mondo del vino
Dopo ristoranti e hotel, Michelin ora allunga le mani anche sul mondo del vino

Dopo ristoranti e hotel, Michelin ora allunga le mani anche sul mondo del vino

La prima guida dedicata alle cantine, presentata in Borgogna, porta Michelin nel mondo del vino e conferma la volontà della Rossa di estendere il proprio sistema di valutazione dopo ristoranti e hotel. Una scelta che solleva interrogativi sul possibile condizionamento dell'intera filiera (dalle vigne fino alle carte dei vini nei locali)

08 luglio 2026 | 16:51
 

Dopo le stelle per i ristoranti e le chiavi per gli hotel, Michelin ha ufficialmente lanciato, a pochi mesi dall'annuncio di fine 2025, i “Grappoli” dedicati al vino. Una mossa che, come abbiamo già scritto su Italia a Tavola, conferma la volontà della Rossa di estendere il proprio sistema di valutazione a un altro comparto strategico dell'enogastronomia mondiale. Dopo aver messo il proprio sigillo sulla ristorazione e sull'ospitalità, ora tocca infatti anche alle cantine. Il debutto della guida, ricordiamo, è avvenuto in Borgogna, una delle regioni simbolo del vino francese, dove a Digione, all'interno del Palazzo dei Duchi, è stata presentata appunto la prima selezione. Da qui il progetto si estenderà progressivamente ad altre regioni e ad altri Paesi.

La Michelin ha ufficialmente lanciato i Grappoli, sistema di valutazione legato al vino
La Michelin ha ufficialmente lanciato i Grappoli, sistema di valutazione legato al vino

Detto questo, la prima guida della Michelin dedicata al vino comprende 94 cantine. Di queste, nove hanno ottenuto iTre grappoli”, il massimo riconoscimento; 20 iDue grappoli”; 33Un grappolo”; mentre altre 32 sono state inserite nelle consuete segnalazioni. In pratica, è stata premiata circa una cantina ogni 36 considerando le circa 3.400 presenti sul territorio, secondo bourgogne-wines.com. Un dato che vale la pena annotare fin da subito, perché rappresenterà un utile termine di paragone quando Michelin pubblicherà le prossime selezioni dedicate ad altri territori, soprattutto a quelli italiani.

Grappoli Michelin, ma chi ne aveva davvero bisogno?

La domanda, a questo punto, è inevitabile: il mondo del vino aveva davvero bisogno di un nuovo sistema di valutazione firmato Michelin? Il comparto dispone già di guide, critici, degustatori, concorsi, riviste specializzate e sistemi di giudizio riconosciuti a livello internazionale. Non mancavano quindi gli strumenti per orientare consumatori, ristoratori e operatori. Semmai, mancava a Michelin un nuovo territorio da presidiare dopo ristoranti e hotel. Ed è qui che il lancio dei “Grappoli” assume un significato più ampio. Non sembra soltanto la nascita di una guida sul vino, ma l'ennesimo passo di una strategia con cui la Rossa punta a diventare l'arbitro complessivo dell'enogastronomia mondiale: prima il piatto, poi il letto, ora il calice. Una concentrazione di autorevolezza che può piacere a chi cerca simboli semplici da spendere sul mercato, ma che dovrebbe far riflettere chi conosce la complessità del vino e la sua irriducibile diversità.

Criteri discutibili: una cantina si giudica dal vino

Michelin ha spiegato che non giudicherà le singole etichette, ma l'attività complessiva della cantina. I criteri dichiarati sono cinque: agronomia, tecnica di vinificazione, identità territoriale, equilibrio dei vini e costanza qualitativa nel tempo. Tutto molto ordinato, almeno sulla carta. Ma proprio qui nasce il primo problema: una cantina, prima di tutto, si giudica dal vino che produce. Non da una griglia teorica che rischia di trasformare un prodotto vivo, agricolo, culturale e sensoriale in una sorta di esercizio di classificazione aziendale. Il vino non è un hotel, non è un servizio standardizzabile e non può essere valutato come se fosse un insieme di prestazioni da misurare in modo uniforme.

La Michelin giudicherà l'attività complessiva della cantina secondo cinque criteri
La Michelin giudicherà l'attività complessiva della cantina secondo cinque criteri

Il rischio è che parametri apparentemente tecnici finiscano per premiare uno stile, una visione, una grammatica produttiva più vicina alla sensibilità francese che alla varietà presente nel mondo. E questo vale ancora di più pensando all'Italia, dove la forza del vino sta proprio nella pluralità dei territori, dei vitigni, delle interpretazioni e delle tradizioni. Certo, Michelin rivendica il lavoro di ispettori specializzati e decisioni collegiali. Ma anche questo non basta a sciogliere i dubbi. Perché una guida non è mai neutrale: costruisce gerarchie, orienta reputazioni, sposta attenzione, influenza il mercato. E quando un marchio già potentissimo entra in un nuovo comparto, è legittimo chiedersi se stia davvero offrendo un servizio o se stia soprattutto allargando il proprio perimetro commerciale.

Il rischio di un sistema sempre più autoreferenziale

Il punto non è negare a Michelin il diritto di occuparsi di vino. Il punto è capire con quali conseguenze. Dopo le stelle e le chiavi, i “Grappoli” rischiano di alimentare un ecosistema sempre più chiuso, nel quale ristoranti, hotel e cantine finiscono per gravitare intorno allo stesso marchio. Una rete di simboli che può diventare molto potente, ma anche molto autoreferenziale. La domanda, allora, è scomoda ma necessaria: domani i ristoranti saranno premiati anche in base alla presenza in carta dei vini segnalati dalla stessa Michelin? Le cantine saranno spinte ad acquistare copie della guida, a usare il riconoscimento nella propria comunicazione, a entrare in un circuito promozionale sempre più vincolante? Sono interrogativi legittimi, non accuse.

Ma alla luce dell'evoluzione commerciale della guida, dalla promozione online dei ristoranti agli accordi con grandi piattaforme come TripAdvisor, non sono certo domande campate in aria. Il rischio è che il nuovo bollino non serva tanto a raccontare il vino, quanto a creare un ulteriore livello di dipendenza simbolica dal marchio Michelin. Un marchio che, da oltre un secolo, ha costruito una parte rilevante della propria forza anche sulla centralità francese nella ristorazione e nell'ospitalità. Ora prova a fare lo stesso con il vino, partendo non a caso dalla Francia.

Le cantine premiate con i “Grappoli” Michelin

Venendo ai premi, i “Tre grappoli” sono stati assegnati a Domaine Leroy, Dugat-Py, Hubert Lamy, Jean-Marc & Thomas Bouley, Roumier, Cécile Tremblay, Coche-Dury, Domaine d'Auvenay e Domaine de la Romanée-Conti. I “Due grappoli” sono andati ad Arnaud Ente, Bruno Clair, Bruno Lorenzon, Denis Mortet, Domaine des Comtes Lafon, Domaine des Croix, Domaine Leflaive, Dureuil-Janthial, Jean-Marc Vincent, Lamy-Caillat, Benoit Ente, Benoît Moreau, Bonneau du Martray, Dujac, Etienne Sauzet, Georges Mugneret-Gibourg, Gérard Mugneret, Jacques-Frédéric Mugnier, Jean-Claude Bachelet e Paul Pillot.

Con i Grappoli, Michelin punta a estendere il proprio sistema a tutta la filiera enogastronomica
Con i Grappoli, Michelin punta a estendere il proprio sistema a tutta la filiera enogastronomica

Hanno infine ottenuto “Un grappolo” Château de la Tour, Claude Dugat, Faiveley, Henri & Gilles Buisson, Joseph Drouhin, Marquis d'Angerville, Méo-Camuzet, Roulot, Armand Rousseau, Arnoux-Lachaux, Benjamin Leroux, Bernard-Bonin, Clos de Tart, Comte Georges de Vogüé, Denis Bachelet, Domaine de Montille, Domaine des Lambrays, Domaine Ponsot, Domaine Sylvain Cathiard, Duroché, Ghislaine Barthod, Henri Boillot, Henri Germain, Hudelot-Noëllat, Joseph Roty, Louis Boillot, Louis Jadot, Marc Colin, Michel Lafarge, Pierre-Yves Colin-Morey, Roblet-Monnot, Trapet e Vincent Girardin.

Michelin vuole diventare il centro dell'enogastronomia mondiale

Insomma, bisognerà attendere le prossime selezioni Michelin per capire fino a che punto la Rossa intenda spingere questo progetto. Una cosa, però, è già evidente: con i "Grappoli" non si limita più a giudicare ristoranti e hotel, ma punta a estendere il proprio sistema di valutazione a tutta la filiera dell'enogastronomia. Una strategia ambiziosa che rafforza il peso del marchio Michelin, ma che inevitabilmente solleva anche una domanda: è davvero positivo che un unico soggetto aspiri a diventare il principale arbitro del gusto mondiale?

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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