Un vigneto distribuito tra 19 comuni e 11 vallate, una presenza commerciale consolidata in 87 Paesi e una filiera che supera le 2.200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Sono i numeri emersi dalla sesta edizione del Valpolicella Annual Report, presentata a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, durante l’incontro che ha anticipato Venezia Superiore. La denominazione conferma una sostanziale stabilità della superficie vitata, ferma a 8.614 ettari, con una distribuzione territoriale che vede Verona al primo posto per estensione, con il 15% del vigneto rivendicato. Seguono Negrar e San Pietro in Cariano, entrambi al 13%, e Illasi all’11%. Questi quattro territori raccolgono complessivamente oltre la metà della superficie della denominazione. Sul fronte varietale, la Valpolicella mantiene una forte identità legata ai suoi vitigni storici. La Corvina rappresenta il 56% della superficie rivendicata, mentre Rondinella e Corvinone raggiungono entrambe il 19%. Più contenuta la presenza della Molinara, stabile al 2%.

Valpolicella: la superficie vitata è rimasta stabile a 8.614 ettari
Produzione in equilibrio, ma l’imbottigliato registra una flessione
Nel 2025 la produzione di uva destinata alla denominazione ha raggiunto 840.510 quintali, con 327.545 quintali destinati all’appassimento, un dato che si mantiene sui livelli del 2016. L’imbottigliato complessivo si è attestato invece a circa 57,5 milioni di bottiglie, con una diminuzione del 3% rispetto all’anno precedente. La contrazione ha interessato tutte le principali tipologie della denominazione. Amarone e Recioto hanno raggiunto 13,58 milioni di bottiglie, con un calo del 2,4%, mentre il Valpolicella Ripasso si è fermato a 27,37 milioni, in diminuzione del 3,7%. Il Valpolicella ha registrato 16,50 milioni di bottiglie, con una flessione del 2,7%.

Valpolicella: l’imbottigliato complessivo si è attestato invece a circa 57,5 milioni di bottiglie
Secondo il Consorzio si tratta di una fase di assestamento dei volumi, legata a un contesto internazionale più complesso e alla necessità di mantenere l’equilibrio tra produzione e mercato. «La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione», ha dichiarato Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella. «Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese».
Una filiera con modelli produttivi diversi
Uno degli approfondimenti del Report riguarda la composizione dell’imbottigliato in base alla dimensione aziendale. I dati mostrano una denominazione caratterizzata dalla convivenza di realtà produttive differenti, dalle piccole aziende familiari alle imprese strutturate, con strategie complementari. Nelle aziende più piccole il Valpolicella Doc rappresenta circa il 40% della produzione, mentre nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi il Valpolicella Ripasso diventa la tipologia prevalente, con percentuali comprese tra il 45% e il 50%. Resta invece stabile il peso di Amarone e Recioto, che incidono tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo nelle diverse categorie aziendali. Un dato che conferma il ruolo dei vini simbolo della denominazione all’interno di un’offerta più ampia.
Export e promozione internazionale al centro delle strategie
La dimensione internazionale resta uno dei principali ambiti di lavoro per il Consorzio. Nel corso dell’ultimo anno sono state realizzate 27 attività promozionali in 16 Paesi, coinvolgendo mercati distribuiti nei cinque continenti. Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan, Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti sono stati i Paesi interessati dalle iniziative dedicate alla valorizzazione della denominazione.

Il presidente del Consorzio Christian Marchesini con il presidente regionale del Veneto Alberto Stefani e i sindaci della Valpolicella
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha sottolineato il ruolo dell’identità territoriale: «La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità. Valpolicella ne è la conferma perché ha sviluppato una cultura enologica riconosciuta a livello internazionale». Anche il consigliere regionale Alberto Bozza ha richiamato il valore culturale della denominazione, evidenziando il legame tra vino, territorio ed esperienza turistica: «Il vino non è solo gusto e piacere sensoriale ma anche esperienza, cultura, territorio».
Venezia Superiore porta la Valpolicella nel cuore della città
La presentazione del Report ha fatto da introduzione a Venezia Superiore, appuntamento dedicato alla denominazione che prosegue al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto. Durante l’evento sono in degustazione 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore appartenenti a 19 aziende del territorio, con servizio alla temperatura indicata di 6-8 gradi. L’iniziativa rientra nel percorso di promozione della denominazione, che negli ultimi anni ha affiancato alla valorizzazione commerciale dei vini anche un crescente interesse verso il patrimonio culturale legato alla produzione, compreso il progetto di candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella.
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