LONGEVITÀ
Freschezza o struttura? Alla scoperta dei due volti del Soave
Noto per freschezza ed eleganza, è un vino che sa anche evolvere nel tempo, acquisendo complessità e una struttura inaspettata. È la lezione di Soave Seven, evento annuale organizzato dalla Strada del Vino Soave
Dici Soave e pensi a un vino bianco fresco, elegante e di grande bevibilità, perfetto per l’aperitivo o per la tavola quotidiana. Eppure, fra i grandi bianchi italiani, il Soave presenta una caratteristica, la longevità, ancora oggi poco conosciuta dal grande pubblico. Per molti consumatori è un vino “da bere giovane”, immediato nella sua freschezza. Il che è vero, ma rappresenta solo una parte della storia: perché oggi molti vini Soave sono in grado evolvere nel tempo con sorprendente profondità, acquisendo complessità e struttura.
Il Consorzio di tutela del Soave lavora da anni per colmare questa distanza tra immagine e realtà, valorizzando la capacità del vino di trasformarsi, affinarsi e acquisire complessità. In questo percorso si inserisce Soave Seven, evento annuale organizzato dalla Strada del Vino Soave - associazione nata nel 1999 e che riunisce oggi oltre 130 realtà del territorio - con l’obiettivo di mostrare concretamente cosa accade quando un Soave attraversa il tempo. Nel corso dell’edizione 2026 più di trenta cantine hanno presentato i propri Soave dell’annata 2019 - sette anni fa - affiancati alla versione corrente per un confronto diretto e immediato con cui operatori e appassionati hanno potuto cogliere come la Garganega, vitigno principe della denominazione, sappia mantenere ed evolvere la propria identità col passare del tempo.
Espressioni di un territorio unico
La masterclass condotta dal sommelier Eros Teboni ha mostrato le potenzialità evolutive del Soave e la sua capacità di esprimersi nel tempo con eleganza, complessità e identità territoriale. Per la cronaca, al termine di una degustazione alla cieca, le tre etichette che hanno ottenuto i migliori voti sono state:
- La Capelina Soave 2019 della Cantina Franchetto
- Runcata Soave Superiore 2019 di Dal Cero - Tenuta Corte Giacobbe
- Il Casale 2019 di Vicentini Agostino
Ma la stessa consapevolezza era emersa già in precedenza nelle degustazioni presso produttori quali Cantina del Castello, Coffele, Corte Adami. Con il passare degli anni, i profumi si trasformano, la frutta fresca lascia spazio a note più mature, talvolta mielate o speziate, la struttura si fa più ampia, la sapidità emerge con forza, la mineralità diventa protagonista senza intaccare l’equilibrio e il gusto di questi vini.
Caratteristiche che derivano da un territorio unico, che si estende per 50 chilometri, 7mila ettari vitati sulle colline dell’est Veronese: suoli vulcanici e calcarei, colline ventilate, esposizioni variabili e una tradizione produttiva che ha saputo evolvere senza perdere autenticità. Il tempo, in questo contesto, permette al vino di raccontare la sua origine con maggiore profondità. La longevità diventa così un valore culturale oltre che organolettico: consente di guardare il Soave con occhi nuovi, di riconoscerne la complessità, di considerarlo non solo un bianco immediato ma un vino capace di accompagnare il tempo e di trasformarsi negli anni. Il futuro del Soave passa anche da qui: dalla capacità di mostrare che la sua eleganza non è effimera, ma duratura, che la sua freschezza non esclude la profondità, che maturando può raccontare storie che meritano di essere ascoltate. O meglio, assaggiate.
Vino, olio e paesaggi da scoprire
Il vino rappresenta un ottimo punto di partenza per valorizzare territori spesso poco noti ma che hanno molto da offrire, anche al di fuori delle cantine. E il Soave non fa eccezione, con le sue colline in cui la bellezza dei paesaggi si è in gran parte conservata immutata nell’ultimo secolo, dove ci si può dedicare a passeggiate ed escursioni fuori dai grandi flussi turistici che affollano la vicina area del Garda. E con il borgo medievale perfettamente conservato di Soave, circondato da 24 torri e mura merlate e dominato dall’imponente fortezza scaligera del XIV secolo.
Non mancano naturalmente le eccellenze gastronomiche: nel corso del tour che ha accompagnato i giornalisti a Soave Seven 2026, abbiamo avuto modo di assaggiare ad esempio sottaceti, giardiniere e mostarde della Gastronoma Damoli e gli (ottimi) oli del Frantoio Bonamini a Illasi. Sì, perché le colline fra Valpolicella e Soave ospitano oltre 1400 ettari di uliveti e una ventina di frantoi, che punteggiano qua e là le distese di vitigni e cantine.
Sono produzioni relativamente piccole rispetto ad altre aree olivicole italiane, ma comunque significative, dal profilo aromatico fruttato leggero e di qualità elevata, certificata da numerosi riconoscimenti: l’ultimo, in ordine di tempo, proprio per il Monocultivar Grignano di Bonamini, premiato un mese fa dalla Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso come miglior olio fruttato leggero 2027


