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giovedì 19 febbraio 2026  | aggiornato alle 20:56 | 117511 articoli pubblicati

Stitichezza: tutto su sintomi, cause e cosa mangiare per combatterla

Un disturbo spesso sottovalutato che influisce su energia, umore e benessere intestinale: ecco come riconoscerne i segnali, capirne l’origine e intervenire con scelte alimentari mirate e abitudini quotidiane corrette

 
19 febbraio 2026 | 16:54

Stitichezza: tutto su sintomi, cause e cosa mangiare per combatterla

Un disturbo spesso sottovalutato che influisce su energia, umore e benessere intestinale: ecco come riconoscerne i segnali, capirne l’origine e intervenire con scelte alimentari mirate e abitudini quotidiane corrette

19 febbraio 2026 | 16:54
 

A tavola tutto sembra ruotare attorno al piacere del cibo, ma il benessere passa anche da ciò che accade dopo il pasto. La stipsi (o stitichezza) è infatti un disturbo molto diffuso che riguarda oltre il 15% della popolazione, soprattutto donne, e può presentarsi a qualsiasi età, con maggiore incidenza dopo i 65 anni. Si manifesta con difficoltà o ridotta frequenza nell’evacuazione delle feci, compromettendo la qualità della vita e, quando si prolunga nel tempo, anche lo stato di salute generale. Ad approfondire il tema, in un articolo pubblicato da Humanitas Salute che riprendiamo, il dottor Danilo Paduano, gastroenterologo presso Humanitas Mater Domini e gli ambulatori Humanitas Medical Care.

Stitichezza: tutto su sintomi, cause e cosa mangiare per combatterla

Tutto quello che c'è da sapere sulla stitichezza (stipsi)

Stipsi: che cos’è

Si parla di stitichezza quando le evacuazioni sono meno di tre alla settimana e si associano spesso a sforzo durante la defecazione, feci dure o caprine e sensazione di svuotamento incompleto. L’intensità del disturbo varia comunque da persona a persona. La stipsi può presentarsi in forma acuta o cronica. Quella acuta si riconosce perché compare improvvisamente con un cambiamento evidente delle abitudini intestinali, spesso legato a cause identificabili come l’inizio di terapie farmacologiche (antidepressivi, antipertensivi, integratori di ferro). La forma cronica, invece, tende a svilupparsi lentamente e può persistere per mesi o anni. Individuarne l’origine è più complesso e richiede un’attenta analisi della storia clinica. In ambito medico si definisce cronica quando i sintomi durano almeno 12 settimane nell’arco di un anno, anche non consecutive.

I sintomi della stitichezza

I segnali più comuni includono:

  • sforzo eccessivo e prolungato durante la defecazione,
  • dolore durante l’evacuazione,
  • emissione di feci dure o secche,
  • sensazione di incompleto svuotamento,
  • necessità di ricorrere a supposte, clisteri o lassativi,
  • assenza di stimolo evacuativo,
  • percezione di ostruzione o blocco anale.

Accanto alla difficoltà evacuativa possono comparire anche altri disturbi, tra cui digestione lenta, senso di pienezza addominale, gonfiore, affaticamento fino a malessere generale e irritabilità.

Quali sono le cause

È fondamentale ricordare che la stipsi non è una malattia ma un sintomo. Quasi tutti ne soffrono almeno una volta nella vita, spesso per un’alimentazione sbilanciata. Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi temporanei e non gravi. La stipsi transitoria è frequente in gravidanza, durante viaggi o cambi di abitudini alimentari, in persone sedentarie o poco idratate, dopo interventi chirurgici o in seguito all’assunzione di antibiotici. La forma cronica può invece dipendere da alterazioni della motilità intestinale o anorettale - come prolasso rettale o rettocele - oppure da patologie quali diverticolosi, malattie infiammatorie intestinali o tumore del colon-retto. Tra le condizioni che spesso si accompagnano a stitichezza figurano anche il Morbo di Parkinson, il diabete e alcune malattie neurologiche. Infine, diversi farmaci - tra cui anestetici, analgesici, antiacidi, anticolinergici e antidepressivi - possono rallentare il transito intestinale.

Come contrastarla (soprattutto a tavola)

Il primo approccio terapeutico, indipendentemente dalla causa o dall’intensità dei sintomi, consiste quasi sempre nella revisione dello stile di vita e dell’alimentazione. In particolare:

  • orari regolari dei pasti: la routine alimentare favorisce la funzionalità intestinale.
  • apporto adeguato di fibre: è consigliato assumere 20-35 grammi al giorno, includendo fibre solubili (come psillio e glucomannano) e insolubili (crusca, metilcellulosa).
  • attività fisica costante: il movimento stimola la motilità intestinale.
  • idratazione sufficiente: bere almeno 1,5-2 litri d’acqua al giorno facilita il transito delle feci.
  • tempo dedicato all’evacuazione: il momento più favorevole è al mattino dopo colazione, senza ignorare lo stimolo.

Stitichezza: tutto su sintomi, cause e cosa mangiare per combatterla

Per combattere la stitichezza è raccomandato un apporto adeguato di fibre

Se dieta e stile di vita non bastano, il medico può indicare l’uso di lassativi, disponibili in diverse categorie:

  • integratori di fibre o lassativi di massa, che assorbono acqua e ammorbidiscono le feci
  • lassativi stimolanti, che attivano la motilità intestinale ma possono provocare crampi
  • emollienti, che lubrificano il materiale fecale
  • osmotici, che richiamano liquidi nell’intestino
  • lassativi salini, spesso impiegati nella preparazione agli esami endoscopici
  • procinetici
  • agonisti serotoninergici come prucalopride, che stimolano il rilascio di acetilcolina aumentando la peristalsi del colon

Quando è necessario consultare il medico

La persistenza di una stitichezza cronica, un cambiamento improvviso delle abitudini intestinali - soprattutto dopo i 50 anni - oppure la presenza di segnali come perdita di peso o sangue nelle feci sono campanelli d’allarme da non sottovalutare. In questi casi è fondamentale rivolgersi al proprio medico o a uno specialista gastroenterologo per gli accertamenti necessari.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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