Il calo dei consumi di vino è un dato strutturale, non una parentesi congiunturale. Eppure, di fronte all’aumento degli stock e alle difficoltà di mercato, la tentazione è sempre la stessa: ridurre le superfici come se bastasse togliere vigneti per rimettere in equilibrio il sistema. Il Pacchetto vino Ue 2026, introducendo la possibilità di finanziare gli espianti al 100% con fondi comunitari, riporta al centro una vecchia scorciatoia già vista in passato. Una misura che divide il settore e che, secondo Uiv e Fivi, rischia di spostare risorse preziose da promozione, investimenti e sviluppo dei mercati verso interventi irreversibili, spesso incapaci di risolvere i problemi strutturali del vino europeo. Mentre in Francia e California si estirpano vigneti e si protesta in piazza, l’Italia rivendica un approccio diverso: meno tagli lineari, più governo della produzione, qualità e visione industriale.
Calo dei consumi e vino invenduto: come le cantine si stanno adattando
Il settore vitivinicolo mondiale si trova in una fase di forte trasformazione. Il calo dei consumi, evidente in molti mercati, ha portato a un aumento dei volumi di vino invenduto e, in alcune zone, a grappoli rimasti sulle piante. Le cantine stanno facendo i conti con un’offerta superiore alla domanda, valutando soluzioni che vanno dall’adattamento delle rese alla ristrutturazione dei vigneti, fino agli espianti, spesso accompagnati da interventi pubblici e piani di sostegno mirati.
Serve trovare risposte al calo dei consumi di vino
Se in Italia la situazione resta relativamente equilibrata, all’estero la crisi appare più concreta. In Francia e California i produttori hanno dovuto affrontare riduzioni delle superfici e proteste, dimostrando quanto la gestione del mercato sia diventata strategica e complessa.
California, raccolti storici e vigneti estirpati: cosa significa per il mercato
Nel 2024 la California ha registrato la vendemmia più scarsa degli ultimi vent’anni, con un calo del 23% rispetto al 2023, dovuto soprattutto all’uva non raccolta. Tra ottobre 2024 e agosto 2025 sono stati estirpati quasi 40.000 acri (circa 16.000 ettari) di vigneti in tutto lo Stato, comprese aree iconiche come la Napa Valley, che ha perso circa il 7% della superficie vitata.
Alcuni produttori californiani vedono l'espianto come una scelta strategica
Molti produttori vedono l’espianto non come una resa, ma come una scelta strategica per ripensare la gestione dei vigneti. Gina Bianco, direttrice dell’Oregon Wine Board, spiega che «molti viticoltori stanno usando questo periodo per pianificare strategicamente i vigneti del futuro, sfruttando portainnesti più resistenti e nuovi impianti». Karissa Kruse, della Sonoma County Winegrowers, aggiunge: «L’espianto consente di riallocare risorse e adattarsi a un mercato che sta cambiando: non è un fallimento, ma una ristrutturazione necessaria».
Francia tra proteste e sostegno statale: 130 milioni per gli espianti
In Francia, a partire da novembre 2024, in diverse regioni vitivinicole i produttori sono scesi in piazza per chiedere prezzi minimi equi, fondi per distillazione e campagne di promozione per l’export. A Béziers, nel dipartimento dello Hérault, oltre 4.000 manifestanti avevano espresso malcontento e urgenza di interventi.
In Francia sono stati utilizzati dei fondi per gli espianti
Il governo francese ha risposto con un massiccio pacchetto da 130 milioni di euro a sostegno del settore, incluso un programma permanente per il finanziamento degli espianti. Già nell’autunno 2024 la Francia aveva ottenuto dall’Ue altri 120 milioni per eliminare i vigneti improduttivi. Secondo il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard, «questo nuovo e significativo impegno finanziario dimostra la determinazione del governo a salvaguardare in modo sostenibile la nostra industria vinicola e consentirle di riprendersi». Jérôme Bauer, presidente della Confederazione produttori di vini e liquori Aoc, evidenzia che l’espianto è uno strumento da usare con cautela: «Conosciamo la tendenza al ribasso del consumo di vino in Francia e nel mondo. Le regioni dovranno adattarsi con valutazioni annuali su produzione e consumo, modificando progressivamente i vigneti».
Superfici vitate in calo nel mondo: i dati OIV e l’eccezione italiana
I viticoltori tedeschi stanno affrontando qUella che la Dbv definisce una “crisi economica storica”: i prezzi del vino (0,40-0,60 €/l) non coprono i costi di produzione (1,20 €/l). Il mercato interno cala e l’export, in particolare verso gli USA, è ostacolato dai dazi. La produzione 2025, 7,3 milioni di ettolitri, è la più bassa dal 2010, con cali fino al 20% in Assia, Palatinato e Baden-Württemberg. L’aumento dei salari minimi e i costi di gestione dei vigneti in pendenza aggravano la situazione, e Dbv prevede una possibile riduzione significativa delle superfici vitate se le condizioni non migliorano.
Secondo i dati dell’Oiv presentati durante il 46° Congresso mondiale della vite e del vino, la superficie vitata mondiale è passata da 7,8 milioni di ettari nel 2003 a 7,1 milioni nel 2024, segnando il quarto anno consecutivo di riduzione. La contrazione riguarda la maggior parte dei principali Paesi produttori in entrambi gli emisferi, con poche eccezioni. In Europa, nel 2024 la superficie vitata è calata dello 0,8%, fermandosi a 3,2 milioni di ettari, con la Spagna - oggi il più grande vigneto del mondo - in calo dell’1,5% e la Francia dello 0,7%. L’Italia, invece, risulta l’unico tra i primi sette Paesi produttori a registrare una crescita positiva.
Territori vocati italiani: equilibrio tra produzione e qualità secondo Franciacorta
In Italia, le zone vocate presentano una situazione più equilibrata. Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio Franciacorta, osserva che «per quanto riguarda la Franciacorta, il ciclo produttivo non è lungo e siamo molto attenti al rapporto tra produzione e vendite. Abbiamo strumenti per regolarci». Rabotti sottolinea che il tema degli espianti «non riguarda le zone di qualità e fa molta notizia solo quando si parla di Bordeaux, ma bisogna ricordare quanto sia vasto qUel territorio e dove effettivamente vengono effettuati gli interventi».
Emanuele Rabotti, pesidente del Consorzio vin Franciacorta
Secondo Rabotti, «in Italia, nelle zone vocate, non vedo un grosso problema. Il vino italiano fa notizia, ma spesso si enfatizzano solo gli aspetti negativi o potenzialmente problematici». La Franciacorta, spiega, è un esempio di come il controllo dei volumi e l’equilibrio tra produzione e vendite possano garantire stabilità senza ricorrere a misure drastiche.
Pacchetto vino Ue: una norma discussa
Il Pacchetto vino europeo, risultato del Trilogo tra Commissione, Parlamento e Consiglio, aggiorna le regole su Ocm Promozione, Ocm Investimenti, gestione delle crisi, reimpianti e ristrutturazione dei vigneti, e definisce standard per i vini dealcolati. Secondo Uiv, il piano rappresenta un compromesso equilibrato, anche se presenta una criticità non indifferente. «Il pacchetto non si concentra solo sulle misure di crisi, ma valorizza le imprese che vogliono restare sul mercato, rafforzando strumenti di promozione e investimenti. Tuttavia non riteniamo che l’estirpo dei vigneti finanziato al 100% sia la soluzione. In passato interventi simili non hanno risolto i problemi strutturali del settore», spiega Paolo Castelletti, segretario generale. Uiv accoglie con favore il rafforzamento dell’Ocm Promozione nei Paesi terzi, con budget più ampio, durata maggiore e flessibilità per gli operatori, fondamentale per affrontare il cambiamento dei consumi sui mercati internazionali. Bene anche gli strumenti finanziari per l’adattamento al cambiamento climatico e l’enoturismo, considerati cruciali per le imprese italiane.
Paolo Castelletti, segretario Uiv
Rita Babini, presidente Fivi, aggiunge: «Non siamo contrari agli espianti a priori, ma prima di interventi irreversibili è più strategico intervenire sulle rese, sul sistema dei superi e sulle riclassificazioni. Investire sulla promozione, sull’enoturismo e sulla resilienza dei vigneti è molto più efficace».Babini sottolinea anche i rischi ambientali: «Gli espianti possono causare abbandono dei terreni, con problemi fitosanitari per i vigneti circostanti. È fondamentale intervenire solo dove serve e tutelare i territori produttivi». Il Pacchetto vino include invece strumenti per il reimpianto, volti a tutelare il patrimonio viticolo nazionale e migliorare la qualità produttiva. Babini precisa: «Gli interventi di ristrutturazione non devono mirare all’aumento della resa, ma al miglioramento della qualità, e il pacchetto va in qUesta direzione».
Esigenze dei vignaioli indipendenti: il punto di vista di Fivi
Il modello del vignaiolo indipendente, secondo Babini, «porta valore concreto, trasparenza verso il consumatore e tutela del territorio, spesso abbandonato. Gli espianti indiscriminati non risolvono le criticità strutturali e rischiano di creare problemi ambientali e commerciali». La gestione delle produzioni, continua Babini, «può passare dai consorzi e diventare sostenibile solo se mirata: abbassare le rese dove necessario è più efficace che tagliare superfici in modo indiscriminato».
Rita Babini, presidente Fivi (foto Michele Purin)
Qualità e sostenibilità: la strategia italiana per il futuro del vino
Per Rabotti, la qualità resta il pilastro: «Dove si produce qualità, gli espianti non rappresentano un problema. La Franciacorta dimostra che è possibile regolare la produzione senza interventi drastici». Babini conferma: «Investire in qualità, resilienza e promozione è più strategico di tagli irreversibili, e tutela l’immagine del vino italiano sui mercati internazionali». L’approccio italiano punta quindi a interventi mirati, valorizzazione della produzione esistente e rafforzamento della competitività, senza ricorrere a tagli massivi.
Mercati internazionali e prospettive: come l’Italia affronta la transizione
Tra riduzione delle superfici, politiche europee e strategie territoriali, il settore vitivinicolo si trova in una fase di transizione complessa. Il Pacchetto vino fornisce strumenti normativi, ma la sostenibilità economica e ambientale dipende dalle scelte aziendali, dalla gestione dei consorzi e dalla capacità di valorizzare la qualità dei territori.
L'enoturismo è un aspetto su cui investire
Rabotti conclude: «La tutela della qualità resta centrale: dove si produce qualità, i problemi legati agli espianti non esistono. Il vino italiano sta uscendo rafforzato da questo periodo grazie alla qualità e al rapporto equilibrato tra produzione e mercato». Babini aggiunge che «Investire in promozione, enoturismo e resilienza dei vigneti è più strategico di tagli irreversibili: il futuro del settore dipende dalla qualità e dalla sostenibilità».
Il mercato prima della vigna: dove si crea davvero il valore
La fase che il vino sta attraversando non si risolve con interventi automatici né con soluzioni valide per tutti. Gli espianti possono avere un senso in contesti specifici e temporanei, ma diventano un problema quando vengono trattati come risposta strutturale a un mercato che sta cambiando. Il vero nodo non è quanta vigna togliere, ma chi governa il rapporto tra produzione, valore e mercato. Senza una strategia chiara sui consumi, sulla promozione internazionale e sul posizionamento del prodotto, tagliare superfici rischia di essere solo un modo per rinviare le decisioni più difficili. L’Italia, forte di territori vocati e di un modello consortile che in molte aree funziona, ha oggi l’occasione di dimostrare che esiste un’alternativa ai tagli indiscriminati: meno quantità dove serve, più qualità ovunque sia possibile, e soprattutto più mercato. Perché senza domanda, anche il vigneto più piccolo resta un problema.