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Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

Dall’amarena ai vasetti, passando per filiera e sostenibilità. A Ravarino (Mo), Le Conserve della Nonna racconta come un frutto simbolo del Modenese diventi una confettura Igp che custodisce qualità e cultura gastronomica

 
22 giugno 2026 | 17:42

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

Dall’amarena ai vasetti, passando per filiera e sostenibilità. A Ravarino (Mo), Le Conserve della Nonna racconta come un frutto simbolo del Modenese diventi una confettura Igp che custodisce qualità e cultura gastronomica

22 giugno 2026 | 17:42
 

La confettura (guai a voi se la chiamate marmellata, che è riservata solo agli agrumi) spalmata sul pane caldo è una delle preparazioni più amate. E tra le confetture che più conquistano il palato, c’è quella di amarene (fatta solo con zucchero e frutta), così difficile ormai da trovare. Un aroma netto, vivo, aspro, leggermente selvatico. Durante l'Amarena Day, nello stabilimento di Ravarino, in provincia di Modena, si comprende rapidamente che l'amarena, qui, piace tanto. Qui non è soltanto una materia prima. È un pezzo di identità territoriale che attraversa generazioni, agricoltura, industria e cultura gastronomica.

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

Il Gruppo Fini, col suo brand le Conserve della Nonna, ha festeggiato l'Amarena Day nel suo stabilimento di Ravarino (Mo)

Il Gruppo Fini, proprietario del marchio Le Conserve della Nonna, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 66 milioni di euro, sviluppato per l'85% sul mercato italiano e per il restante 15% all'estero. Oggi conta 160 dipendenti e una presenza commerciale in oltre 35 Paesi. Numeri importanti per una realtà che mantiene una proprietà interamente italiana attraverso Holding Carisma, gruppo industriale con sede a Milano specializzato nello sviluppo di piccole e medie imprese ad alto potenziale.

Holding Carisma e Giovanni Cagnoli: una visione di crescita per i marchi italiani

Alla guida della holding c'è Giovanni Cagnoli, figura nota nel panorama manageriale italiano. Laureato alla Bocconi e con un MBA conseguito al MIT Sloan School of Management, è stato fondatore e amministratore delegato di Bain & Company Italia fino al 2017, costruendo una carriera legata alla crescita e al rilancio di aziende industriali. La filosofia di Carisma appare chiara: investire nel lungo periodo valorizzando identità produttive già esistenti, senza snaturarle. Una strategia che sembra aver trovato terreno fertile proprio a Ravarino, dove convivono due anime profondamente italiane: quella della pasta fresca Fini e quella delle conserve firmate Le Conserve della Nonna. Ma come si arriva dall’albero, dalla terra e dai fatturati alle confetture e conserve?

La storia delle Conserve della Nonna e il suo stabilimento

Il sito produttivo occupa una superficie di 20 mila metri quadrati e rappresenta il centro operativo dell'intero gruppo. Qui vengono realizzati sia la pasta fresca sia le conserve vegetali. Le dimensioni impressionano, ma ciò che colpisce maggiormente è la convivenza tra logiche industriali avanzate e una continua ricerca di autenticità. Le Conserve della Nonna, nate nel 1973, hanno costruito la propria reputazione attorno a un concetto semplice ma complesso da realizzare: trasformare la praticità del prodotto confezionato in un'esperienza capace di ricordare il gusto delle preparazioni domestiche. 

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

La Confettura di Amarene Brusche di Modena Igp de Le Conserve della Nonna

Passate, sughi, pesti, legumi, sottoli, marmellate e confetture raccontano una filosofia che punta su ingredienti selezionati, stagionalità e lavorazioni rapide dopo la raccolta. Anche la scelta del vetro trasparente, diventata negli anni un tratto distintivo del marchio, nasce dalla volontà di mostrare il prodotto senza filtri, affidando alla qualità visibile gran parte della comunicazione.  L'Amarena Day permette però di osservare da vicino uno dei prodotti simbolo dell'azienda: la Confettura Extra di Amarene dell'Emilia-Romagna e soprattutto la Confettura di Amarene Brusche di Modena Igp, una delle eccellenze più rappresentative del territorio modenese.

Cosa ha di speciale l’amarena?

L'amarena brusca modenese possiede una storia particolare. A differenza della ciliegia dolce, conquista per quella sua personalità intensa, leggermente aspra, capace di regalare profondità aromatica e una complessità rara. Non a caso è stata la prima confettura europea a ottenere il riconoscimento Igp. Il disciplinare che ne tutela la produzione è estremamente rigoroso. Gli ingredienti ammessi sono soltanto due: frutta e zucchero. Nessun conservante. Nessuna pectina aggiunta. Nessun addensante. Una scelta che potrebbe sembrare scontata ma che, nell'industria moderna, rappresenta quasi una dichiarazione di intenti.

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

Una fase della raccolta di Amarene Brusche di Modena Igp

L'azienda segue integralmente il disciplinare produttivo delle Amarene Brusche di Modena Igp, alla cui realizzazione contribuì anche in passato. Le amarene arrivano dalla Cooperativa Modenese Essiccazione Frutta, una realtà che riunisce agricoltori e conferitori dell'area modenese, mantenendo la filiera strettamente legata al territorio. Ogni anno vengono lavorati circa 220 mila chilogrammi di prodotto fresco destinati a questa specifica produzione. Da questa materia prima nascono circa 350 mila vasi di amarena, una piccola parte rispetto ai 35 milioni di contenitori complessivamente prodotti dal gruppo, ma probabilmente una delle più identitarie. Osservando la lavorazione si comprende immediatamente quale sia il vero elemento distintivo del prodotto. La frutta resta protagonista assoluta.

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

Una fase della lavorazione delle amarene

La Confettura Extra di Amarene dell'Emilia-Romagna contiene l'80% di frutta fresca, pari a 80 grammi ogni 100 grammi di prodotto finito. Ancora più sorprendente il dato della versione Igp: servono 160 grammi di amarene fresche per ottenere 100 grammi di confettura. Percentuali che raccontano meglio di qualsiasi slogan il posizionamento del marchio.

Lo stato attuale delle conserve in Italia

In un mercato dove la competizione è affollata e dove gli scaffali della grande distribuzione ospitano decine di referenze, Le Conserve della Nonna ha scelto di differenziarsi attraverso la materia prima, la concentrazione di frutta e una texture volutamente fedele alle preparazioni di una volta. Il risultato è una consistenza cremosa, densa, ricca di pezzi di frutto e caratterizzata da quel tipico equilibrio tra dolcezza e acidità che rende l'amarena modenese immediatamente riconoscibile. Ma l'aspetto più interessante emerso durante la visita riguarda probabilmente il concetto stesso di industria alimentare contemporanea.

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

Con le confetture de Le Conserve della Nonna si possono preparare dolci davvero gourmet

Lo stabilimento di Ravarino lavora seguendo il ritmo delle stagioni. Le campagne produttive scandiscono l'anno come un calendario agricolo. In primavera arrivano carciofi e ciliegie. L'estate è dominata da amarene e pomodoro. L'autunno porta le prugne. Ogni lavorazione segue i tempi naturali delle materie prime. Una scelta che comporta complessità organizzative importanti ma che consente di lavorare ingredienti raccolti nel momento della loro massima espressione qualitativa. Lo stesso approccio emerge nella gestione della sostenibilità, tema che qui assume forme concrete piuttosto che dichiarazioni astratte.

Dalla sostenibilità energetica all’economia circolare: il modello produttivo di Ravarino

Gran parte della copertura dello stabilimento è occupata da pannelli fotovoltaici capaci di generare circa 595 mila kWh all'anno e di coprire il 75% del fabbisogno energetico aziendale. Il risparmio stimato supera le 380 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Anche gli scarti seguono una logica di recupero. I residui vegetali vengono destinati alla produzione di biogas. I noccioli delle prugne diventano combustibile per il riscaldamento delle serre dei fornitori. Quelli delle ciliegie trovano una seconda vita nella realizzazione di cuscini termici.

Una filiera che prova a valorizzare ogni elemento della materia prima, riducendo gli sprechi e restituendo valore al territorio. La stessa attenzione emerge nella gestione delle persone. Il turnover aziendale si attesta al 3,75%, il 98% dei contratti è a tempo indeterminato e il 58% della forza lavoro è rappresentato da donne. Numeri che raccontano una realtà produttiva stabile, particolarmente significativa in un periodo storico caratterizzato da forte mobilità occupazionale.

Amarene Brusche di Modena Igp: quando un territorio entra in un vasetto

Passeggiando tra le linee produttive durante l'Amarena Day, tuttavia, i numeri finiscono quasi in secondo piano. A restare impressa è soprattutto la sensazione di assistere a una traduzione moderna di gesti antichi. Le amarene arrivano dai campi modenesi, vengono selezionate, lavorate e trasformate seguendo regole che custodiscono un patrimonio gastronomico costruito nel corso dei decenni. In un'epoca dominata dalla velocità e dall'omologazione del gusto, la vera forza delle Amarene Brusche di Modena Igp sembra risiedere proprio nella loro capacità di raccontare un luogo preciso. 

Solo due ingredienti e zero additivi: così nasce la confettura di amarene

A Ravarino, le amarene arrivano dai campi, vengono selezionate, lavorate e trasformate seguendo regole di un patrimonio gastronomico costruito nel corso dei decenni

Ogni vasetto custodisce una geografia fatta di terreni vocati, microclima favorevole, agricoltori, cooperative, tecnici alimentari e tradizioni familiari. Un racconto collettivo che attraversa generazioni e che continua a trovare spazio nelle cucine italiane. L'amarena resta un frutto umile, lontano dalle mode gastronomiche più rumorose. Eppure, osservandola da vicino durante questa giornata a Ravarino, diventa evidente come dietro quel sapore intenso e leggermente aspro si nasconda qualcosa di più grande: la dimostrazione che anche un prodotto quotidiano può trasformarsi in un ambasciatore del territorio quando qualità, competenza e memoria riescono a lavorare nella stessa direzione.

Via Confine, 1583 41017 Ravarino (Mo)
Tel +39 059 259411

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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