COSA STA CAMBIANDO

Basta bibite zuccherate: gli italiani sono ultimi in Europa per consumo
Assobibe e Ministero della Salute firmano un Protocollo biennale per il consumo responsabile. Grazie ad accordi volontari e senza nuove tasse, lo zucchero nelle bevande analcoliche in Italia è calato del 44%, trainando la crescita delle versioni zero zuccheri. Il Paese si conferma all'ultimo posto in Ue per consumi pro-capite, registrando un dimezzamento dell'uso tra bambini e adolescenti negli ultimi dieci anni
Agli italiani piace meno lo zucchero nelle bibite: i consumi di bevande analcoliche zuccherate sono diminuiti del 26% nell’ultimo decennio e l’Italia si colloca oggi all’ultimo posto in Europa per consumo pro-capite. È questo il contesto in cui si inserisce il nuovo Protocollo d’intesa biennale siglato a Roma tra Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche, e il Ministero della Salute, rappresentato dal Sottosegretario di Stato On. Marcello Gemmato. L’accordo punta a consolidare una collaborazione di lungo corso tra istituzioni e filiera, con l’obiettivo di sviluppare iniziative informative rivolte ai giovani e al mondo scolastico e promuovere un consumo responsabile senza ricorrere a imposizioni fiscali.
Riduzione dello zucchero nelle bevande analcoliche: i dati del modello italiano
I dati di mercato evidenziano una trasformazione strutturale nei consumi interni. Attraverso percorsi volontari intrapresi dalle aziende del comparto, si registra una riduzione del 44% dello zucchero immesso in consumo. Parallelamente, la crescita delle varianti senza zucchero ha superato di circa 7,5 volte, in valore assoluto, quella delle versioni regular. Questi indicatori si inseriscono nel dibattito relativo all'introduzione della Sugar tax - la misura fiscale introdotta dal Governo Conte II nel 2019 e ripetutamente rimandata - proponendo il modello concertato come alternativa efficace alle leve tassative.
A cambiare non è solo l’offerta, ma anche il comportamento dei consumatori. Gli italiani mostrano infatti un’attenzione crescente verso etichette nutrizionali, calorie e contenuto di zuccheri: secondo una recente indagine, aumenta la quota di chi sceglie prodotti con meno zuccheri e legge le informazioni riportate sulle confezioni. Un trend che conferma come la domanda si stia orientando verso scelte sempre più consapevoli
I quattro pilastri del Protocollo tra Assobibe e Ministero della Salute
La collaborazione istituzionale definita dal nuovo accordo si articola su quattro precise direttrici di intervento:
- Monitoraggio costante: analisi continuativa dei consumi di bevande analcoliche sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle versioni zuccherate.
- Informazione al consumatore: sviluppo di campagne per favorire scelte d'acquisto consapevoli e diffondere l'importanza del bilancio energetico quotidiano.
- Ottimizzazione dell'offerta: interventi mirati su apporto calorico, formati e volumetrie delle confezioni commerciali.
- Marketing responsabile: potenziamento delle tutele verso i minori, che dal 2006 includono già il divieto di pubblicità diretta agli under 13 e la restrizione della vendita diretta all'interno dei complessi scolastici.
Il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha commentato l'intesa sottolineando la centralità delle linee guida nutrizionali: «Il protocollo consolida una collaborazione strutturata tra istituzioni e filiera, fondata su sicurezza alimentare, qualità dell’informazione e promozione di comportamenti di consumo responsabili nel comparto delle bevande analcoliche, con un focus specifico sulla riduzione degli zuccheri e sull’equilibrio energetico. L’obiettivo è sostenere scelte consapevoli e coerenti con corretti stili di vita. Nel contesto della dieta italiana, improntata a varietà ed equilibrio, anche le bevande analcoliche possono essere incluse, a condizione che il consumo sia moderato e attento, limitando in particolare l’apporto di zuccheri aggiunti».
Consumi di bibite zuccherate in Italia e confronto con l'Unione Europea
I dati posizionano l'Italia all'ultimo posto nell'Unione Europea per consumi pro-capite di bevande analcoliche. Tra il 2015 e il 2024, il ricorso a bevande analcoliche zuccherate ha fatto registrare una contrazione del 26%, con un dimezzamento dei consumi nell'ultimo decennio sia nella fascia d'età infantile (8-9 anni) sia in quella adolescenziale (11-17 anni). Secondo i rilievi scientifici sui consumi alimentari, l'impatto calorico di tali prodotti sul totale giornaliero si attesta allo 0,9% per la popolazione adulta (circa 18 kcal) e allo 0,6% per i bambini (circa 13 kcal).
Giangiacomo Pierini, Presidente di Assobibe, ha evidenziato la posizione della filiera produttiva rispetto alle politiche fiscali: «Siamo orgogliosi di rinnovare questo impegno con il Ministero della Salute. Le imprese del nostro Settore hanno scelto da tempo la strada della responsabilità e continuano a percorrerla. I risultati raggiunti dimostrano l’inutilità in Italia di una leva fiscale come la Sugar tax che, peraltro, nei Paesi europei in cui è stata introdotta, non ha frenato la crescita di sovrappeso e obesità, nonché dei consumi complessivi di zucchero, tanto che Danimarca, Norvegia e Islanda hanno scelto di cancellarla. Per questo crediamo che in Italia sia giunto il momento, dopo anni di rinvii, di un’abrogazione definitiva che risolva l’incertezza con cui vive il Settore da ormai 7 anni. La firma di questo Protocollo è il segno tangibile di un impegno che si rinnova e si rafforza ogni giorno, per anticipare le esigenze dei consumatori di oggi e di domani e costruire una cultura alimentare più consapevole».
Leggi anche
Prospettive di mercato e stabilità del settore delle bevande
Il consolidamento dell'accordo biennale traccia una linea di continuità per l'industria italiana delle bevande analcoliche. La transizione verso formulazioni a ridotto contenuto calorico e lo sviluppo di formati diversificati rispondono alle richieste di un mercato sempre più orientato al benessere. L'obiettivo a lungo termine resta la stabilizzazione del quadro normativo e fiscale, per consentire alle imprese di pianificare investimenti legati alla formulazione dei prodotti e alla sostenibilità della filiera.

