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I dazi Usa e il falso Made in Italy
Coldiretti: Arriverà a 24 miliardi

I dazi Usa e il falso Made in Italy 
Coldiretti: Arriverà a 24 miliardi
I dazi Usa e il falso Made in Italy Coldiretti: Arriverà a 24 miliardi
Pubblicato il 11 ottobre 2019 | 16:05

È quanto stima l’associazione con l’entrata in vigore dei rincari decisi dall’Amministrazione americana a partire dal 18 ottobre: «A rischio la competitività di un intero settore».

I dazi che gli Stati Uniti applicheranno tra una settimana esatta su alcuni prodotti italiani più rappresentativi come il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano spingeranno il fatturato del falso Made in Italy negli Stati Uniti a 24 miliardi. È quanto emerge dallo studio presentato dalla Coldiretti al Forum Internazionale dell’agroalimentare in corso a Cernobbio dove è stata apparecchiata “La tavola degli americani dopo i dazi”.

Prodotti di falso Made in Italy consegnati al Premier Giuseppe Conte da Ettore Prandini (I dazi Usa e il falso Made in Italy Coldiretti: Arriverà a 24 miliardi)
Prodotti di falso Made in Italy consegnati al Premier Giuseppe Conte da Ettore Prandini

Si tratta di una misura che, secondo Coldiretti, «fa perdere competitività sul mercato americano a vantaggio dei prodotti statunitensi e dei Paesi concorrenti non colpiti dalle misure protezionistiche autorizzate dal Wto nell’ambito della disputa tra Usa ed Europa per gli aiuti al settore aeronautico».
 
I dazi Usa sono una risposta del presidente degli Stati Unit Donald Trump alle sollecitazioni dalla lobby dell’industria casearia Usa (Ccfn) che - riferisce la Coldiretti - ha esplicitamente chiesto con una lettera di imporre tasse alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce.
 
A differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti. Negli Stati Uniti il 99% dei formaggi di tipo italiano sono “tarocchi” nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta, dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola.

Le brutte copie dei prodotti caseari nazionali ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni raggiungendo complessivamente i 2,5 miliardi di chili ed è realizzata per quasi i 2/3 in Wisconsin e California mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto. In termini quantitativi in cima alla classifica - precisa Coldiretti - c’è la mozzarella con 1,97 miliardi di chili all’anno, seguita dal Parmesan con 192 milioni di chili, dal provolone con 181 milioni di chili, dalla ricotta con 113 milioni di chili e dal Romano con 25 milioni di chili realizzato però senza latte di pecora, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Usda, il Dipartimento dell’agricoltura statunitense.
 
Sulla “Tavola del Falso Made in Italy in Usa” esposta a Cernobbio si può dunque trovare - spiega Coldiretti - assieme al parmesan anche il Romano Cheese, l’Asiago Cheese, la Crescenza Stracchino o il Provolone Cheese Organic. Ma il problema - continua la Coldiretti - riguarda tutte le categorie merceologiche come il vino Chianti prodotto in California o il Marsala, il San Marzano nella versione “sugo di pomidoro - Arrabbiatta Sauce o “pomidori pelati”, l’olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele al Calabrese Salame, Salame Toscano o addirittura la Finocchiona o la Soppressata. Ma ci sono anche il Classico Traditional Basil Pesto o il latte Tuscan - Fat Free Milk.
 
«La pretesa di chiamare con lo stesso nome prodotti profondamente diversi - ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - è inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori. Ora è necessario aprire la trattativa a livello comunitario e nazionale dove una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte», ha concluso Prandini nel sottolineare l’esigenza che «vengano attivate al più presto forme di sostegno ai settori più duramente colpiti e non coinvolti bel settore aerospaziale al centro della disputa sugli aiuti a Airbus e Boeing che ha originato la guerra commerciale».

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