Kbirr nasce a Napoli nel 2015 da un’idea di Fabio Ditto, con l’obiettivo di costruire una birra artigianale che fosse prima di tutto espressione di un territorio. Il progetto prende forma tra riferimenti alla cultura partenopea e una visione produttiva che guarda al mercato contemporaneo, senza perdere il legame con la tradizione. Il nome stesso sintetizza questo approccio: una “K” che richiama l’espressione di stupore tipica del dialetto napoletano e “birr”, abbreviazione di birra. A guidare oggi il birrificio è sempre Ditto, affiancato dal birraio Achille Certezza, con una produzione che nel 2025 ha raggiunto i 4mila ettolitri, distribuiti in Italia e in circa venti paesi esteri.

Il birrificio Kbirr produce circa 4mila ettolitri annui
Una filiera che parte da Napoli e si racconta nei dettagli
La costruzione dell’identità di Kbirr passa anche attraverso le scelte di distribuzione e di esperienza. Il marchio è presente nel canale horeca e attraverso la vendita online, ma ha sviluppato nel tempo anche due spazi fisici che contribuiscono a definire il rapporto con il pubblico.La crescita di Kbirr passa anche attraverso una distribuzione che ha saputo affiancare il mercato locale a quello internazionale. La presenza in venti paesi e la vendita online confermano una strategia orientata a portare il prodotto oltre i confini regionali, mantenendo però un forte radicamento territoriale.

Fabio Ditto, fondatore di Kbirr
A Torre del Greco, lungo il Miglio d’Oro, nasce Casa Kbirr, un ristorante che si muove tra cucina partenopea e birra artigianale. Il progetto non si limita alla proposta di bevande, ma costruisce un contesto in cui i piatti della tradizione, come il ragù o la genovese, diventano parte di un percorso di abbinamento. Diversa ma complementare è l’esperienza di Officine Kbirr, a San Giorgio a Cremano, dove la produzione incontra la ristorazione in uno spazio che mescola design contemporaneo e riferimenti alla cultura pop napoletana. In questo caso il birrificio si apre anche agli eventi, rafforzando il ruolo del marchio come contenitore culturale oltre che produttivo.
Le birre: identità, stile e riferimenti culturali
La produzione di Kbirr si articola attorno ad alcune etichette che hanno contribuito a definire il posizionamento del birrificio. Tra queste, Lager Natavota 5,2% rappresenta il riferimento più riconoscibile. Si tratta di una birra a bassa fermentazione, con note di cereale e crosta di pane, caratterizzata da un finale pulito e da un amaro misurato. In etichetta compare l’effige di San Gennaro, a rafforzare il legame con l’immaginario napoletano.

Kbirr: alcune birre
Accanto a questa, la Hoppy Ale Pullicenhell 5,2% introduce una componente agrumata grazie al dry hopping e si distingue anche per un riconoscimento specifico nel mondo pizza: è infatti l’unica birra approvata dall’Associazione Verace Pizza Napoletana. Più strutturata è la Scotch Ale Jattura 8,5%, caratterizzata dall’uso di malto torbato e da una componente affumicata che ne definisce il profilo. Infine, la Strong Lager Cap e Fierro 10% rappresenta un esercizio più spinto sulla gradazione alcolica, nata quasi per gioco ma diventata una delle etichette con maggiori volumi.
Cuore di Napoli, tra birra e linguaggio visivo
Nel racconto del birrificio trova spazio anche il progetto #cuorediapoli, sviluppato in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti. L’etichetta, con il suo cuore pixelato, è pensata come elemento identitario e culturale.

Kbirr: Cuore di Napoli
Achille Certezza lo sintetizza così: «Uno dei nostri prodotti più iconici è #cuorediapoli, nato da una collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Napoli che ha creato il cuore pixellato. Il cuore è un elemento distintivo che rappresenta un simbolo di appartenenza e aggregazione, e lo abbiamo apposto in etichetta per veicolare un messaggio artistico e culturale oltre i confini della Campania». Il riferimento non è solo grafico, ma si lega anche allo stile della birra scelta, una American Pale Ale che richiama, in modo indiretto, le contaminazioni culturali arrivate a Napoli nel secondo dopoguerra. L’abbinamento suggerito resta ancorato alla tradizione: fritti napoletani e pizza fritta, in un dialogo tra gusto e identità.
Via Salvatore Piccolo 133/135 80014 Giugliano in Campania (Na)