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Zaia rassicura i consumatori: «Mozzarella supersicura, compratela»

Pubblicato il 21 gennaio 2010 | 15:31

Non si placa il polverone sulla mozzarella. Il ministro Zaia ai microfoni Radio anch’io rassicura i consumatori sul caso mozzarella di bufala annacquata: «La mozzarella è supersicura, compratela. Nessun caso di sicurezza alimentare solo in alcuni casi - puniti - è stata annacquata»

Luca ZaiaLa questione mozzarella di bufala annacquata si fa sempre più accesa. Tra la decisione del ministro Zaia di commissaria il Consorzio, la difesa del presidente Luigi Chianese, la Provincia di Salerno che chiede di "sganciarsi" dal marchio Dop Campania e  l'Aduc, Associazione per i diritti di utenti e consumatori, che chiede la cancellazione della Dop, le parti in causa continuano a dire la loro su questa "bufala" italiana. Nel frattempo la popolare trasmissione di Italia 1 Le Iene ha trasmesso ieri 20 gennaio un servizio realizzato da Giulio Golia che si è recato presso il consiglio direttivo del Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop per mostrare al presidente Chianese delle analisi a campioni che segnalavano l'utilizzo di latte vaccino al 30% miscelato a latte di bufala per la produzione di mozzarella con il marchio del Consorzio, l'approvazione del ministero delle Politiche agricole e il logo della Dop (per vedere il video del servizio clicca qui).

Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unione nazionale consumatori esprime tutta la sua disapprovazione: «è l'ennesimo attacco alla fiducia dei consumatori, troppo spesso tradita da chi non ha scrupoli nel contraffare gli alimenti. In base alle indagini effettuate dagli inquirenti la mozzarella risultava contenere una difformità tra le percentuali di latte di bufala e quelle previste dal marchio Dop. E ciò che è ancor più grave è che nella vicenda risulta coinvolto il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala Dop, il cui compito sarebbe proprio quello di vigilare sul rispetto del disciplinare di produzione. Se le analisi confermeranno i risultati, se perfino il marchio Dop non sempre basta a garantire qualità e sicurezza ci chiediamo come sia possibile far riacquistare ai consumatori la fiducia nella produzione alimentare».

Dal canto suo il ministro Luca Zaia (nella foto) ai microfoni Radio anch'io, la rubrica di approfondimento del Gr1, rassicura i consumatori: «La mozzarella di bufala è supersicura. Questo non è un caso di sicurezza alimentare, ma si tratta di un gruppo di aziende, che stando ai controlli fatti dai nostri ispettori, producevano la mozzarella utilizzando in parte anche latte di vacca. Ai consumatori vorrei dire di continuare a comprare la mozzarella di bufala».

«Sono l'ideatore della filosofia della "tolleranza zero'"- ha detto il Ministro -  sto portando avanti questa battaglia sia a livello nazionale che europeo per introdurre la tracciabilità di tutti i prodotti. Lo scorso 6 agosto ho firmato un Decreto ministeriale per chiedere all'Europa l'obbligo dell'etichettatura del latte. Noi produciamo 10 milioni e mezzo di tonnellate di latte e ne importiamo 8 milioni, però, ancora oggi, per il latte a lunga conservazione non è obbligatorio immettere in etichetta l'origine. Quindi noi consumiamo questo latte senza sapere se è italiano o lituano».

Per il ministro è fondamentale che il Comitato di garanzia e il Consorzio di tutela lavorino insieme per la salvaguardia della mozzarella di bufala e del made in Italy: «Durante i prossimi tre mesi, la collaborazione tra il Comitato di garanzia e il Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop, ci permetterà di individuare e programmare un sistema più articolato ed efficiente di tutela e promozione di questo straordinario prodotto Made in Italy».

«La questione ricalca - ha specificato il Ministro - nel metodo come nel contenuto, la vicenda del Brunello di Montalcino, con l'unica, rilevante differenza che mentre in quel caso il Comitato di garanzia fu insediato dopo il blocco delle importazioni da parte degli Stati Uniti, in questo caso è stato possibile intervenire con assoluta tempestività per evitare ricadute nei mercati internazionali, dove la Mozzarella di bufala campana Dop è grande ambasciatrice del made in Italy».

«Abbiamo agito - ha detto ancora Zaia - anche a livello mediatico, per evitare qualsiasi strumentalizzazione della vicenda che, va ribadito, nulla ha a che vedere con problemi di sicurezza alimentare. La Mozzarella di bufala campana Dop è un prodotto sicuro, buono, genuino. Durante i controlli effettuati nell'arco di un intero anno, sono stati riscontrati dei casi in cui veniva utilizzata una miscela di latte vaccino e bufalino, fatto che costituisce un'infrazione al disciplinare di produzione. Per questo, come fu anche per il Brunello di Montalcino, è stato costituito un Comitato di garanzia che riporta nelle mani delle istituzioni la responsabilità della tutela e della promozione della Mozzarella di bufala cmpana Dop. Così potremo affinare le procedure di tutela del prodotto stesso e garantire una aderenza totale al disciplinare. Tutto ciò è stato fatto nell'esclusivo interesse dei produttori di Mozzarella e dei consumatori».

Sergio Mariniil presidente della Coldiretti Sergio Marini (nella foto a destra) sottoline interviene sulla questione dei controlli e della sicurezza alimentare: «è grazie al nostro sistema di controllo unico nel mondo che riusciamo a garantire un valore aggiunto del Made in Italy alimentare sul quale vigilano oltre un milione di verifiche ed ispezioni all'anno tra Nas dei Carabinieri, Istituto controllo qualità, Agenzie delle Dogane, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale e Carabinieri delle Politiche Agricole, Asl, ai quali si aggiunge l'attività degli organismi privati. Ll'esperienza di altri Paesi ci insegna che quando non si smascherano anomalie è perché i controlli non si fanno o non si vogliono fare».

«Il successo del made in Italy alimentare - ha sottolineato Marini - dipende qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo, dal lavoro alla materia prima fino all'informazione ai consumatori verso i quali non possono essere tollerati inganni. La credibilità conquistata dagli agricoltori italiani nel garantire la qualità delle produzione è un patrimonio da difendere nei confronti di quanti con i falsi e la contraffazione cercano di sfruttare la fiducia conquistata nelle campagne per vendere prodotti 'taroccati”. Gli ottimi risultati dell'attività di controllo nei confronti dell'illegalità devono essere accompagnati da una stretta nella maglie larghe della legislazione che permette tuttora di spacciare come Made in Italy quasi la metà della spesa fatta dagli italiani perché manca l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima in tutti i prodotti alimentari in vendita».

Secondo dati Coldiretti l'inganno del falso Made in Italy a tavola, dovuto alla vendita in Italia di prodotti alimentari pagati come italiani senza esserlo per la mancanza dell'obbligo di indicare l'origine in etichetta o perché venduti per una qualità che non hanno costa diversi miliardi alle tasche dei cittadini. Un inganno che riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta e oltre un terzo della pasta che è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori. L'attenzione all'origine del prodotto è evidenziata dal fatto che ben il 97% degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti.

Il pressing della Coldiretti ha portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, all'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Dal primo di luglio è arrivato anche l'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate nell'extravergine, ma molto resta ancora da fare e l'etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

«Mettere in trasparenza la provenienza di quanto portiamo in tavola non solo aumenta il potere contrattuale delle imprese agricole, ma fornisce un servizio essenziale ai cittadini consumatori poiché favorisce i controlli e consente di fare scelte di acquisto consapevoli. - conclude  il presidente della Coldiretti Marini - Una battaglia che finalmente è oggi condivisa dalle Istituzioni ed è quindi più che mai è necessario riaffermare e sostenere il percorso iniziato”.




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